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L’ipotesi perversa III

non un “di più”, una finzione, una plasmazione, un’aggiunta… ma un reiterato lavorio della morte applicato a punti precisi secondo un pro-getto (non un sog-getto o un og-getto) emblematico d’e-sistenza (stesso etimo di “estasi”: ēx=«da» o «a partire da» + sistere, forma secondaria del verbo sto, -as, stĕti, stātum, -are=«stare»)… non una genesi d’argilla, ma sculture, disgiunzioni, divisioni, insiemi complessi scavati nei sistemi… tutt’altra cosa che, semplicemente, sfasciare, devastare, distruggere, annichilire

qui la prima e la seconda parte

Una certa nausea e un certo disgusto 

Come fanno i pensatori critici quando scrivono di rapporto di “dominio” (accanto al meno equivocabile “sfruttamento”) a non leggervi qualcosa di perverso?… è scandaloso (o, meglio, noioso e prevedibile) che alla fine, per lo più, si goda di ciò che si critica (=si declina in tutte le salse, moltiplicandone le possibilità, le affinità, la capacità penetrativa… ops!). Per fare un esempio di dividue tra le più dominate: non intrattenevano forse le streghe (nel demanio) rapporti col demonio-dominio? Parte dell’energia impiegata nel dominare viene scaricata (con brevi soddisfazioni che si pagano care prevalentemente per chi è dominato) in sesso, orge preparate, organizzate, pianificate  (come per esempio nelle dark pool o nelle rivoluzioni colorate o nei bombardamenti, nelle stragi mirate)… va a puttane. Ma solo per ricaricarsi, per pompare nuova tensione da scaricare. Le politiche della dilazione libidica, della sua negazione fino allo spasimo (dal sesso taoista all’austerity, etc…), degli strozzamenti (“breath control”) o strozzinaggi, servono a questo.
Verrebbe voglia di non godere (e criticare) più… e non so se per troppo appagamento o troppa lucidità. Altri comunque, più sprovveduti e ingenui o affamati, sognerebbero ad occhi aperti rapporti “kinky” o “fetish” e ripartirebbe la sex machine. Anche dopo milioni di morti, se dovesse prevalere temporaneamente la soluzione frigida (più che finale) tra chi comanda e domina.

Il problema è dunque la macchina… da S-LOGARE, riassemblare con giunti diversi secondo un progetto (munista, dividualista, decentralizzatore, anomico, anti-identitario, anti-umanista, anti-universalista, ecc… illegibile per i fan dell’Essere e dei suoi sistemi, a-linguistico) che predisponga a RISLOGARE… non dando il tempo né di godere, né di criticare… mutando il giogo in gioco, senza lamentarsi amleticamente dei tempi “out of joint” in cui viviamo. Usare ripetutamente l’ascia (per spezzare i giunti e le articolazioni che impediscono o costringono i movimenti nel giogo della macchina o dividere i blocchi, squarciare i contenitori, insistendo con precisione sul punto che si è cominciato ad attaccare fino a liberare nuove forme) come suggerisce in questa intervista una incredibilmente sorridente Diamanda Galas (nonostante parli di morti violente, genocidi dimenticati e antiche maledizioni, del “crescere contro” qualcuno). Minuto 8:20 a proposito di Henri Michaux:

Dice così:

“It’s a axe. Michaux believed that in order to actually effect the axe you had to hammer it. He really tried to make it real, not just in artistic statement, but really…”.

Più o meno:

“[Defixiones] è un’ascia. Michaux, credeva che per rendere efficace un’ascia occorre martellare. Cercò realmente di rendere questo reale, non solo in senso artistico, ma realmente”.

 

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Allego una lettura da J.F. Lyotard, capitolo “Il Negozio” da Economia libidinale che mi ha fatto pensare sulla questione del meccanicismo (vi ho letto in tralice anche una critica al suo amico Deleuze) e del senso con cui non si dovrebbe intendere la “macchina”, come struttura in gioco  (si suppongono noti i termini “isonomia” rispetto all’anello centrale delle leggi, lo zero anale per Lyotard, dell’agorà che riunisce i guerrieri sapienti… così come la “circonversione”, etc):

In particolare, questa operazione politica determina l’istituzione del clivaggio fra valori d’uso e di scambio. I corpi in gioco nella politeia, e in Aristotele i beni e i bisogni in gioco nella koinonia, se possono essere scambiati in base alla legge dello zero finale, è perché hanno subito inizialmente la rigida «educazione» libidinale che permetterà di non lasciare in piazza, sull’agorà, sul mercato, che segmenti di banda in cui il godimento sarà istanziato convertibil­mente. L’equivalenza mercantile è il doppione dell’omosessualità politica; i segni del più e del meno possono essere applicati a questi pezzi di corpo e ai flussi che li attraversano, poiché, essendo stati posti come omogenei, sono quantitativamente stimabili. Quel che Aristotele, primo degli economisti politici, chiama bisogno, chreia, è ciò che la carica pulsionale che spinge al godimento diventa in un segmento del corpo isonomico, circonverso. E il valore d’uso di un bene, che nelle condizioni del cerchio è il suo valore in godimento, sarà la capacità che questo bene ha, innestan­dosi sul segmento del corpo desiderante, non solo di condurlo alla scarica, ma di rendere il prodotto di questa nuovamente ripiegabile sul mercato, e annullabile nella compensazione finale delle perdite e dei guadagni. Di conseguenza, valore d’uso immediatamente subordinato al valore di scambio, godimento più nel senso degli econo­misti che in quello degli erotologi.
Questo non vuol dire che non esista, che sia illusorio o alienato. Nient’affatto, e noi ostentatamente voltiamo le spalle a questa vecchia critica. Ancora una volta, per sostenerla, bisognerebbe poter parlare di un corpo libidinale totale di una banda o di una collezione di organi investibile in ogni punto, atta a godere ovun­que senza residuo, in rapporto alla quale ogni godimento istanzia­to qui o là non lo sarebbe che al prezzo di una vera e propria amputazione. La riconosciamo, questa vecchia fantasia, noi econo­misti libidinali, non si tratta tanto del godimento come fantasma (idea tutto sommato triste e nichilista), ma piuttosto dell’immagi­nario della totalizzazione, di un Eros senza pulsione di morte (o riconciliato con essa, Marcuse), di un’unità senza perdita. Idea non lontana, per strano che possa sembrare, dal meccanicismo: perché in questo, come in ogni teoria fisica del movimento, è assente l’ipotesi che un disordine insopprimibile, irreprimibile, possa, in momenti imprevedibili e secondo modalità non valutabili, sregolare le organizzazioni dei movimenti e smembrare i corpi meccanici. Al contrario, la pulsione di morte di cui parlava Freud, che sostiene il nostro economismo libidinale, implica un fantastico caso (non in se stessa, ma per la sua indiscernibilità), e Freud la chiamava di morte proprio perché questo caso comporta inevitabilmente la rottura dei dispositivi in atto, la loro necrotizzazione, così come il «buon funzionamento» di questi dispositivi – ad esempio quello dell‘isono­mia dei cittadini e delle merci – soffoca con la sua musica armoniosa lo stridere e le grida dei segmenti del corpo-banda, privati della circolazione dei flussi libidinali, prosciugati, sterilizzati, raggriccia­ti: gli evertiti fuori circonversione.

 

 

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Certi individui… | Violenza-Diritto-Economia

Certi individui mi fanno pensare che non ci sia speranza in questo mondo… Marci completamente. Hobbesiani. O legge o violenza. Chi li ha istituiti questi “individui”? Sono essi stessi un contratto, l’obligatio individua fatta persona… con relative damnationes in caso di inadempienze. Sono il sempre vigente e reincarnato diritto obbligazionario romano. Mascherato da anima individuale nel medioevo di Tommaso d’Aquino e più in là, dopo il codice napoleonico, da privilegio proprietario borghese.

Certi individui sono istituiti per legge. Il diritto li precede e li determina (i rapporti economici si modulano solo in seguito su gerarchie definite a forza di legge). L’individuo parla a partire dai suoi privilegi, dalle leggi che l’hanno istituito. Ecco perché si dovrebbe diventare dividui, relazionandosi come tali… senza giudici e padroni (reali o metafisici).
De-capitalizzare l’in-dividuo in dividuo.

Contrariamente a quel che scriveva Marx (non però il giovane Marx), a mio avviso non vi è un rapporto economico finché non si produce l’evento violento (strategico o meno, dell’accumulazione, dello sfruttamento intensivo ed estensivo del lavoro altrui, della riduzione in schiavitù, dell’incarcerazione, del saccheggio, dello stupro, dell’aggressione, del conflitto, dell’uccisione, della guerra, ecc…) e si corre ai ripari (si fa per dire) ex post con qualche forma di diritto.
La sequenza (in loop) è: Violenza -> Diritto -> Economia.

La violenza del diritto (di chi prevale) scrive le leggi dell’economia… queste, una volta organizzate in diritto economico, rendono sistematica l’economia della violenza e della sopraffazione, facendola sembrare “naturale”, mutando degli habitus in habitat… un po’ come chi afferma che se non ci fossero gli imprenditori non ci sarebbe lavoro e mostra tutto ciò come una necessità vitale della “società” (questo corpo immaginario di una politica paranoide, che sostituisce, con i suoi rapporti regolati economicamente e giuridicamente, determinati insiemi di viventi in relazione – non individuabile o identificabile – tra loro). Con questo non voglio dire che ci sia qualcosa di più puro e originario, ma solo che per lo più la perversione viene reinvestita, nega il godimento della parte in quanto tale, la sua geometria variabile, impossibile da mappare. Suppone un Tutto cui tornare. Quel Tutto è il Capitale, la Grande Testa, l’Uni-verso… il/la Père-verse… colui/colei che conquista e recinta qualsiasi superficie, esterna o interna che sia, marcandola col suo sigillo immancabilmente fallico, eretto, monumentale (omaggiandolo con ciò che altrove ha reciso, raccolto, accumulato, sacrificato).

I/O

I = in piedi, vivo, eretto.
_ = disteso, morto, detumescente.
O = roteante, modulato, reinvestito, ammortato, “circonverso”… insieme superficie interna ed esterna… “I” che rotea intorno al suo centro… barrandosi e dividendosi per un istante “/”.


L’ipotesi perversa II

[Qui la prima parte].

Questi («ma chi?… i “cittadini”? i “consumatori”? i “lavoratori”? gli “utenti”? i “pro-sumer”?») non sono dei sentimentali (niente tragedie, sacrifici, violenze, paure, sacralità, Girard, Hobbes…), ma dei goduriosi (che godono per conto terzi senza venire mai, fingono grottescamente di godere o, dato che sono finzioni essi stessi, è di questo che godono)… governano coi tasti “mi piace” e “condividi”La macchina statale s’è fatta social. Ci aderisce per trasparenza, come un layer sovrapposto personalizzato, ci fotoritocca, ci sottopone al riconoscimento facciale, ci simula…

…una palpatina, una molestia, un insulto, un furto d’identità, un drone con cannoncino… Non si incarcera e non si uccide più: si banna (occultando le spiacevoli conseguenze di cui sopra che di tanto in tanto riemergono come snuff…).

Le telecamere piazzate un po’ ovunque sono per voyeurismo simulato non per controllo… Alla lunga ci si stanca pure a sorvegliare o sorvegliare diventa impossibile (addio Foucault e Deleuze) e si ricorre ad algoritmi interpretativi, macchine predisposte all’eccitazione. L’importante è (far) godere dell’attimo intenso in cui viene ripreso l’atto sanzionato dalle leggi-LOL. Possibilmente sgranato e fuori fuoco al punto giusto… con un tocco di mistero… qualche pixel di desiderio da aggiungere (voglia di hi-res, HQ, iconcine animate, loop). Il massimo sarebbe riprendere alieni, mostri, zombie, vampiri, mutanti… erotizzerebbero anche l’orrido… anzi, l’hanno già fatto.

Un capitolo a parte meriterebbero le simulazioni audio (musica, colonne sonore, muzak, jingle, suonerie, bip, etc…). Ma ci sono anche odori, superfici tattili, sapori… tutto concorre a renderci una finzione (“ciò che viene plasmato”) adeguata al modello perverso totalitario… Il brutto è che alla perversione sembra che non si sfugga se non a costo di disordini schizofrenici… di distruzioni strutturali. Io stesso parlo a partire da una posizione “perversa”. Non c’è un’origine pura… Non sto predicando come un Ezechiele biblico. Tutto ciò è preziosa conoscenza… da utilizzare eliminando (rendendo ancora più astratto e inefficace) il Terzo che gode al posto della finzione che siamo o moduliamo. È la sola follia (“gnostica” e dualista senza trascendenza) che vorrei.

Dal “perverso polimorfo” al feticismo fuori standard

Non ci sono che “oggetti parziali”… e sarebbero da mettere in relazione anomica (anti-identitaria, deterritorializzata, dividuale, modulare, ricombinabile) tra loro, con degli spartiti variabili che modulino produzione e consumo senza troppe dilazioni, tramite accordi politico-economici dividuali, rendendo progressivamente inutile e inefficace il Tutto (il fantasma d’Origine, il Padre Immaginario, l’Immagine del Corpo, la Persona, la Grande-Testa-fabbrica-organi) che li avrebbe parzializzati.

Non si capisce?… Non fa niente. Avete già afferrato abbastanza.

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Mani occhi testa bocca tetta piedi figa cazzo culo… il “perverso” qualcosa (per esempio mangiando con gli occhi, mantenendosi al di qua del cannibalismo) afferra e incorpora (come “antropologicamente” suggeriva un bellissimo capitolo, “Afferrare e incorporare”, di “Massa e potere” di Elias Canetti che sembra coinvolgere chi legge in una lotta corpo a corpo tra cacciatore e preda)… c’è solo qualcosa

…che si stacca dal fantasma totalitario (pur necessario, ma solo come fantasma, a mantenere una sorta di equilibrio non solo psichico) dell’immagine del corpo.  Diversamente, cosa più che comprensibile, ci si rifiuta di camminare e di collaborare pur di non sorreggere l’eccitazione erettile… le gambe cedono… ci si rannicchia come pupetti, irrigiditi come catatonici. Politica decisamente più intransigente e in accordo con le più potenti devastazioni cosmiche, ma del tutto immobile, negatrice anche di quel poco che ci anima in quanto animali o animazioni cinematiche…

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Com’è l’amore tra “falsi sembianti”?

Si ama per riconoscere (ri-presentare) la propria e l’altrui immagine allo specchio, per proteggerla dall’abisso di “nulla” (di incoscienza, di “non Io”) che quella sostituisce, tracciando approssimativamente o marcando dei segni (un corpo, un volto, una bocca, un occhio, un seno… penso al trucco, alle statue greche colorate, alle ragazze divinizzate, alle divinità divenute umane, al porno… una pantomima che nasconde il vuoto… giusto gli Aztechi, quando spellavano vive le vittime sacrificali e se ne vestivano, potevano indicare qualcos’altro, di più orribile, di irriducibile alla coscienza, che giace nel mezzo della carne e delle cellule che muoiono e si rigenerano più volte durante una vita).

Ovvio che sia molto meglio gioire perversamente dei dettagli, delle parzializzazioni che siamo… delle intensità ibride intagliate sul vuoto, sulla vertigine, sulla confusione… ma quella paura resta sul fondo di ogni ritaglio… di ogni angolino tranquillo che ci si ritaglia per far circolare delle intensità.
Ecco, le intensità… i -getti nei sog-getti… schizzi di nessuno… inorganico che sprizza… Chi mai può pensare di mettere tutto ciò in un recinto, in un serraglio? Non siamo capi di bestiame, caro capitalista… né vi è pro(i)stituzione ab origine. Non tutte le nostre membra sono organiche al tuo organico.

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Fonmaentadmlente caiapmo l’izinio e la fnie delle praloe

Stessa cosa dei corpi (da capo a piedi o tra capo e coda) e delle case (tra porta e finestre). Il contenitore viene intuito fantasmaticamente prima delle parti. Ma sono le parti ad essere più del tutto. Non ci sono che parzializzazioni e feticci (anche svincolati dal tutto).
Le intensità semplici (es. quelle individuabili, contenibili tra inizio-fine) fanno il gioco della forma complessiva.
Solo le intensità complesse non si lasciano sussumere e comprendere dalla forma complessiva.

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15/03/2014

Ci voleva Lyotard stanotte (causa insonnia… Capitolo “il Negozio” di “Economia libidinale” in cui tratta della cerchia dei sapienti-froci-guerrieri greci che avevano costruito il centro della polis e il loro pregiatissimo “logos” su di un grande zero, a forma di moneta, per tutti coloro che erano fuori dal cerchio – stranieri e donne compresi – o a forma di buco di culo, annullatore e appagatore dei loro bisogni) per farmi notare come l'”ANello” fosse un “piccolo ANO”… Anche la “collANA” magari, con un calibro più grosso, proviene dalla stessa ANALogia…

Egli vedeva inoltre, nella tensione e nella scarica, le potenze che attraversano la banda pulsionale (con un solo lato, senza un interno ed un esterno, come il nastro di Moebius)… Figura del polimorfo su cui si innestano i vari oggetti parziali… alcuni dei quali forniscono lo spunto per i deliri totalitari che Lyotard tanto detestava (che nell’antica Grecia sono appunto incentrati sull’ano, sulla pulsione sterile che azzera gli scambi e scarta l’eteronomo e il barbaro). Anche io sono della stessa opinione…

Per non parlare dei giochi di parole tra “annullare” e “anulare”…
L’idea che la “culla” della civiltà occidentale fosse in realtà un “culo” è assai comica…

08/05/2014

Il carry trade, il godimento dei differenziali di titoli e divise monetarie intorno al Grande Zero (orrido e attraente insieme… buco nero, buco di culo). L’intero sistema capitalista fa il surf su quest’onda… C’avevano visto giusto i Butthole surfers

Hanno solo imitato la “natura”… questa morte-che-vive piazzata dentro ogni vivente… sabotata, bistrattata, scongiurata, esorcizzata, crocifissa, surrogata da suoi simulacri depotenziati…


Il lavoro “sommerso” e la concorrenza “sleale”

”Con la presenza del sommerso la profonda crisi che sta colpendo il Paese ha effetti economici e sociali meno pesanti di quanto non dicano le statistiche ufficiali. E’ evidente che chi pratica queste attività irregolari fa concorrenza sleale nei confronti degli operatori economici regolari che non possono o non vogliono evadere. Ma nel Mezzogiorno possiamo affermare che il sommerso costituisce un vero e proprio ammortizzatore sociale. Sia chiaro nessuno di noi vuole elogiare il lavoro nero spesso legato a doppio filo con forme inaccettabili di sfruttamento, precarietà e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività riconducibili alle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena elencate costituiscono in questi momenti così difficili un paracadute per molti disoccupati o pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese”.

(Il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi… sottolineature mie).

(Ipocrisia che salta, quando si descrivono, oltre agli effetti “negativi”, le virtù del lavoro “sommerso”, della pittoresca arte di arrangiarsi in questa specie di repubblica fondata sul lavoretto… Ipocrisia che salta anche, per esempio, quando un sindaco sottintende che, in fondo, i CIE assomigliano a galere, dunque, tanto vale metterci i detenuti…).

Si lamentano della “concorrenza sleale”… ma la concorrenza è SEMPRE sleale… la “lealtà” (etimologicamente: la “legalità”) viene sempre dopo un’aggressione senza regole… sempre e comunque ripetibile…

Il lavoro “sommerso”, le migrazioni, sono i principali strumenti, “dal basso”, di svalutazione dei salari… (strumenti ipocritamente e solo apparentemente mal tollerati… eventualmente puniti con un carcere che, con la sua pedagogia criminogena, cronicizza e radicalizza questi fenomeni). Come non vedervi l’utile degli imprenditori, magari proprio di quelli che sbandierano le virtù di una presunta legalità, che va tanto populisticamente di moda, che è comunque la legalità di chi è padrone di qualcosa, di chi fonda il “Lavoro”?

“Dall’alto” poi, come si vede, risolvono il problemino della paga degli schiavi, dei salari, con i cambiamenti strategici dei flussi di merci e capitale, con i loro trattati “trans” (ex WTO, GATT, ecc…)… Il risultato è: una violenza sempre più estesa e intensa… che finisce “naturalmente” per rinfocolare ideologemi bellicosi e identitari (alla fine ci si rivolge ai guardiani del gregge… anch’essi regolari o irregolari, poco conta), utilissimi a difendere lo stesso tipo di rapporto sociale di sfruttamento (chiamiamolo pure, “dal basso”, con meno riserve morali o senso di “alienazione” marxista, “prostituzione”orgasmo simulato da chiavata sui cadaveri) ad oltranza…

la “geopolitica”…

Postilla…

A tutti dovrebbe essere chiaro che questa crisi di sicuro non dipende né dalla “corruzione”, né dalla “speculazione” (o dalla cazzata della “finanziarizzazione dell’economia”)… queste due cose unite insieme semmai sarebbero il capitalismo più “efficace”, meno esplicitamente conflittuale (se non fosse che neanche queste bastano a conservare la stabilità dell’attuale Dominio sado-capitalista, parassitario, storicamente e socialmente determinato… e dunque…).


A proposito di “veline”, pubblicità, mercificazione dei corpi… e gratuità del sesso

Quanto segue è frutto di alcune mie riflessioni e commenti (anche altrui) su un noto social network…

Mi chiedo (considerando le istanze di tanti/e che si indignano per l’uso dei corpi in pubblicità): ma perché mai la merce sessuale, i corpi ammiccanti, i tanti culi-tette-fica-cazzo simbolici da comprare metaforicamente, dovrebbero essere più osceni di un prosciutto cotto o della Coca-cola o dello stesso inganno metaforico, del surrogato, del “di più” di piacere che non c’è? Perché i primi stimolano in modo più diretto il riflesso condizionato dell’eccitazione, reificando qualcosa (i corpi, cioè) che la contemporaneità ritiene ipocritamente sacro e inviolabile? Certe battaglie contro la mercificazione dei corpi sono perse in partenza.
Siamo fottuti… questa è la realtà.
Sottrarre anche quel poco di piacere a questa condizione di prostrazione senza indicare altri piaceri (montati secondo altre modalità e paradigmi, giacché di macchine si tratta, non di “istinti”, che non esistono…) è un’operazione moralista, penosa, reazionaria.
(A mio avviso si dovrebbe godere molto più di quel che viene suggerito e di come viene suggerito… in modo improvviso e traboccante… una festa che spazzi via tutte le contrazioni ragionevoli immaginabili: questa nauseante morale del sacrificio, della vittima, questo chinare continuamente il capo, questo legare un piacere omeopatico a idiozie pubbliche e pubblicitarie frizzanti, gustose, brillanti, pulite, morbistenti… ammorbanti… questo mendicare diritti, questa continua interiorizzazione e richiesta di una Legge pensata da mentecatti criminali…).

Noemi commenta:

Come ti dicevo: ieri vedevo “Veline” e mi è apparso evidente che a prescindere dal desiderio indotto dalla TV, non vedo questa cosa come oscena. Dimenarsi e far arte spicciola delle proprie movenze per guadagnare diviene un lavoro come un altro (forse più piacevole e meglio retribuito e con l’agognata fama che questo mondo e modo impone). Trovo osceno, inguardabile, non le veline (che si dice siano di contorno) ma quel centro della scena dal quale due maschietti allupati ammiccano e fanno battute di bassa lega. L’attenzione e l’indignazione vanno rivolti al ruolo che il maschio pretende dalle donne e al perché la morale bigotta richieda alle donne intelligenza e profondità da mostrare… Mi vengono in mente quei quadri che ritraggono delle modelle: pensiamo forse che a loro siano state riservate modalità più sublimi? Qualcuna la pagavano… altre, di quei pittori famosi, divenivano le amanti e quelli, in cambio di qualche lusinga ricevevano la disponibilità delle fanciulle a mostrarsi gratis. E così mi domando: se le “veline” non si facessero pagare per mostrarsi, avrebbero la stessa attenzione? Quel che noto è molto spesso il fastidio nei confronti di chi ottiene posizioni e ricompense per la propria estetica, delle donne che scelgono questo ruolo e che vengono apostrofate come incapaci, inutili ecc… Invece questi maschietti che presentano, loro si che son bravi, pensiamo a un morandi, a un fiorello… mecojoni!

Inoltre se mi indigno per esempio per “Miss italia” o cose simili, implicitamente indico che la colpa sia della donna che si presta a questi giochetti e divertimenti maschili… In questo modo si alimenta proprio quella cultura che invece si vorrebbe cacciare…

Rispondo:

“Se le “veline” non si facessero pagare per mostrarsi, avrebbero la stessa attenzione?”
Questa è una domanda interessante… crea una specie di cortocircuito… Insomma di “norma”, secondo una preponderante morale del sacrificio, il desiderio sarebbe bello perché si paga… (a un tot di sacrificio simbolico – un tot di denaro – corrisponderebbe un tot di piacere simbolico – un surrogato sessuale più o meno sublimato o porno… che è la stessa cosa).
La gratuità dell’esibizionismo credo sia il vero scandalo, in quanto sarebbe un (incomprensibile!) sottrarsi alla forma-merce… o comunque sarebbe un fattore di forte deprezzamento dell’istanza sessuale nello spettacolo e nella merce (se il sesso è dappertutto ed è gratis o quasi, non è una buona esca…), spingerebbe ad una sorta di deflazione del sesso, della prestazione sessuale soft… e in definitiva al ripiego delle strategie pubblicitarie verso altri oggetti… (ma poiché le maggioranze seguono ancora principi feudali… temo che ci sarà ancora per molto quel “centro” maschile di coglionazzi ducetti automasturbatori… ammaestratori e domatori nel circo delle veline… potenzialmente indisciplinate… Ecco forse in questa indisciplina generalizzata potrebbe esserci la auspicabile “deflazione”… Anche se “farla pagare cara” resta la sola momentanea arma di difesa femminile contro chi sembra essere irrimediabilmente coglione, tipo i presentatori che indicavi… Insomma: darla/o gratis e il più possibile o farsi pagare il più possibile? deflazione o inflazione? allargare i cordoni della borsa o continuare con la stretta al credito?)

Senza dimenticare l’origine del sostantivo “veline”, che viene dal Min.Cul.Pop. (…m’incolpò? m’inculò?) fascista… cosa che marchia gli organi (nascosti… tipo il retto, l’ano, ecc…) delle ragazze, in mostra di qualcosa di soft, che va al di là della ovvia questione della merce su due gambe, che tutti siamo, più o meno… Questo qualcosa è più che hard (implicito, nascosto, inculcato… o comunque inteso in senso semplicemente sessuale)… sa proprio di mistificazione, di violenza politica, psicologica e morale, da parte di quel “centro” di cui scrive Noemi… che appunto tende a scaricare la colpa della presunta oscenità del proprio desiderio dell’altro sull’oggetto del desiderio stesso… (come dire: segretamente, più o meno metaforicamente, ti inculo , piegandoti ad esempio alla disciplina oscena dei contest, alla precarietà estrema del lavoro nello spettacolo, magari alla scorciatoia della prestazione sessuale sottobanco, e pubblicamente e spettacolarmente ti incolpo… della tua stupidità, inferiorità morale, superficialità, dei tuoi ammiccamenti sessuali, della perversità dei tuoi atteggiamenti che pur richiedo, ecc…).
A mio avviso può avere una sua intelligenza darla/o gratis quanto e a chi vuoi e farsi pagare il più possibile da chi non vuoi… ma in questa distinzione volontaristica potrebbe celarsi un ulteriore criterio capitalista di valorizzazione al ribasso o che investa, come già si sta facendo, nella socialità della produzione (si tratterebbe di definire i criteri della propria volontà, che andrebbe resa autonoma dalla Grande Macchina, altrimenti è tutto un cavolo…). Il problema dunque, come al solito, è il valore (anche il volere è valore, in certe condizioni…), che sembra pervertire sin da principio e irrimediabilmente qualsiasi gratuità spontanea della vita, del sesso, ecc…


L’ipotesi perversa

Lo so, è da un po’ che non scrivo in modo sistematico (ammesso che l’abbia mai fatto… del resto non devo dimostrare di essere degno di pubblicazione, quindi scrivo a vanvera, in modo incompleto, trascrivendo appunti, conversazioni, riflessioni, senza “bella copia”). Il web non merita di più… Se vi va, sistematevi voi i pensieri più tardi… non sono disposto a lavorare gratis al posto di nessuno… né intendo “criticare”, ovvero, differenziare ulteriormente i rifiuti culturali nei quali sguazziamo per re-immetterli nel circuito produttivo… Merda è, merda sia. 

 C’è un’eresia nel pensiero contemporaneo che parte dalla patafisica di Jarry (che aveva mostrato, pur essendo anarchico, come l'”anarchia” sarebbe diventata un atteggiamento borghese, con la marionetta di “Ubu re”), passa per la dicotomia Sade/Fourier inaugurata da Klossowski con “La moneta vivente”, proseguita con Barthes in “Sade, Fourier, Loyola” e continuata con “Economia libidinale” di J.F. Lyotard (l’idea della tensione che di recente mi sono accorto di aver espresso anche io con l’aforisma “Essere questa tensione”) e gli scritti di Baudrillard, che mettevano in crisi l’articolazione freudo-marxista processo primario/processo secondario, struttura/sovrastruttura… Parallelamente nella realtà avveniva che la produzione e l’intero processo economico venissero sussunti dalla complessità della macchina del capitale finanziario…  L’impressione è che l’hardware non sia che un software più denso… una specie di “soft machine” che sembra quasi coincidere con la vita stessa… una “società liquida”, ma più ancora una liquidità (una sorta di pelle sintetica come quella che si applica sulle ustioni, liquido che all’occorrenza diviene membrana, più performante della pelle, pellicola dis-piegata e dis-tesa come quella descritta nell’incipit crudele di Economia libidinale di Lyotard), una liquidazione, alla quale in definitiva sembra non esserci scampo…
Io, per ovviare a questa incresciosa soluzione finale, totalitaria, solo apparentemente incruenta o piacevole finché dura, ho più volte proposto di opporre l’embolo al simbolo… il corto circuito, la resistenza (intesa fisicamente come tensione estrema, distribuita random) che brucia il circuito integrato, il processo di integrazione/dis-integrazione… ma per liberare cosa o chi? …un gioco che impedisca la “circonversione” di libido o interesse (…ma anche di incapaci), dove capita e a tutti i livelli…

…che impedisca con delle regole il “supplemento” di interesse e godimento ricavato dall'”inibizione”, dall’Aufhebung, dalla “Kastrazione”, dal soffocamento (nel senso dello smothering), dalla corsa coi sacchi, ecc… (interessante tutta la merceologia idiota che c’è in questa voce wiki).

 (Se Baudrillard mi causò una profonda depressione a fine anni ’90, Lyotard, mentre lo leggo, mi sta facendo torcere lo stomaco come il nastro di Moebius…).

“Nel sistema del capitale la moneta è più generalmente ogni oggetto, in quanto merce, e dunque moneta, reale o potenziale, non è soltanto un valore convertibile in un processo universale di produzione, ma anche indiscernibilmente (non oppositivamente, dialetticamente) carica di intensità libidinale. Il sistema del capitale non è il luogo di occultamento di un preteso valore d’uso che gli sarebbe “anteriore” – questo è il romanticismo dell’alienazione, il cristianesimo – ma innanzitutto che esso è in un certo senso più che il capitale, più antico, più esteso, e infine che i segni detti astratti, suscettibili di calcolo e misura previsionale, sono in se stessi libidinali”.

“Credete forse che sia un’alternativa, o questo o morire? E che se si fa questo, se ci si fa schiavi della macchina, macchina della macchina, fottitore fottuto da essa, otto ore al giorno, dodici ore un secolo fa, è perché si è obbligati, costretti, perché si tiene alla vita? La morte non è un’alternativa a questo, ne è una parte, essa attesta che c’è del godimento nel questo, i disoccupati inglesi non si sono fatti operai per sopravvivere, hanno – tenetevi forte e sputatemi addosso – goduto dell’esaurimento isterico, masochista, non so che cosa, di resistere nelle miniere, nelle fonderie, nei laboratori, nell’inferno, hanno goduto nella e della folle distruzione del loro corpo organico che certo gli era stata imposta, hanno goduto che gli fosse imposta, hanno goduto della decomposizione della loro identità personale, di quella che gli aveva costruito la loro tradizione contadina, goduto della dissoluzione delle famiglie e dei villaggi, e goduto sera e mattina del nuovo mostruoso anonimato delle periferie e dei pubs.

E ammettiamo infine che esiste tale godimento, simile, in questo la piccola Marx vedeva chiaro, simile in ogni punto a quello della prostituzione, godimento dell’anonimato, godimento della ripetizione dello stesso sul lavoro, lo stesso gesto, le stesse entrate e uscite dal laboratorio, quante verghe all’ora, quante tonnellate di carbone, quante barre di ghisa, quanti barili di chiavate, non prodotte, certo, ma subite, le stesse parti del corpo utilizzate, escludendo tutte le altre, consumate, come la vagina e la bocca della prostituta istericamente desensibilizzate […].
(Da “Economia libidinale” di J.-F. Lyotard)

Il punto è che a furia di godere, non si gode più… e regna una certa assuefazione… un’insensibilità diffusa… niente fa più effetto… L’informazione che passa è metadone…

Capisco solo che la dicotomia (o la coppia complementare) schizofrenia/paranoia che attraversa pressoché tutti i plot narrativi contemporanei (compresi quelli della società, del diritto, dell’economia come dell’individuo) sia il vero equivoco… In realtà non c’è nessun complotto e nessuna sovversione… Sono tutti perversi, sado/masochisti… godono di esser vittime o di farne. Godono dei soprusi, delle “oppressioni”, di subire ingiustizie per rivendicare soprusi, di essere repressi per “emanciparsi”, per dedicarsi al pissing estremo… Finché si mantiene il pericolo psicotico, la zozzeria nevrotica borghese è garantita.

Che fare dunque? Non aver paura… di non essere più “soggetti” desideranti, riconosciuti, palingenetici? Non godere di avere in tasca o in borsa una tessera sanitaria, dei soldi e una carta d’identità? Né emozioni, né piaceri indotti, desideri insaziabili, dipendenze? dividuarsi? (lasciar) crinare tutto fino all’estremo per poter riaprire le danze con giochini nuovi? Non c’è altra possibilità…
Nel frattempo… non c’è niente da difendere o da salvare. Nessuna cosa, nessun soldato, nessun eroe, nessun sopravvissuto. Nessun corso di sopravvivenza.
Lasciate morire quel che deve morire… (eventualmente, dando una mano…).

D’ora in poi si dovrà parlare dei politici e dei protagonisti del mainstream mediatico come si conviene delle pornostar e anche le “manifestazioni” dovrebbero adeguarsi… love parade estreme… Che puttanaio sia. Totale. Invece dei servizi d’ordine, frotte di masochisti che smaniano per i manganelli… cose così…  IO – Stanotte leggevo il capitolo “La Forza” (di “Economia Libidinale”) in cui spiegava che non c’è verginità del lavoratore-prostituta, quella che desiderava la romantica “piccola Marx”… che la condizione di prostituzione da non poterne più è stata scelta in modo naturale e in modo libidinoso… la sua forza-lavoro (pompini, chiavate o quant’altro si faccia a lavoro) offerta come un dono selvaggio, senza alienazione… e soprattutto che questa forza è stata annichilita dalla “grande testa” (caput, capitale) del “corpo di macchina”, dal “soggetto sociale universale” (moneta vivente prostituibile in miliardi di modi… l’indifferente e inorganico equivalente della prostituzione universale… Lyotard insomma preconizzava la mostruosità dei “social network”… e mostrava quanto questo somigli al comunismo di Marx, presumibilmente, per i marxisti ostinati, sussunto dal Capitale…).
Mmmmm… fa un po’ vomitare, vero?

Diceva anche che il Capitale è il “di più” di produzione, il “produrre per produrre” (dunque libidinalmente, chiavare per chiavare, ecc… chiavata perversa, si dirà… costretta, esasperata, frigida… come certe macchine da sesso, di certi video, cui si attaccano le pornostar, pre-lubrificate per evitarle l’attrito, acclamate da una folla anonima e silenziosa di masturbati). Non lo scrivo con disgusto moralista… è quello che accade anche mentre leggi.
Anche questo mio dono di prostituzione gratuita al “soggetto sociale universale” che è un “social network” (comunque privato, con un magnaccia nerd dietro che raccoglie un po’ di sperma e soldi qua e là… ma non importa), anche questo mio dono, dicevo, fa parte del bordello generale… del godimento frigido… che inviterei a disertare… (ma questo lo dico io…) che si goda il giusto… senza sovra-eccitazione… costruendo (anche “se stessi” come) una macchina senza testa (una macchina che impedisca che ci sia una “testa” per ogni corpo de-capitalizzato).

 LEI – Scegliere un’aurea mediocritas… non credo sia possibile. Secondo me non è tanto l’eccitazione o la perversione da limare, quanto l’ostinazione al raggiungimento (del successo) e la scala di valori che la compone…

IO – Sì, ma Lyotard poneva la questione: rispetto a quale “verginità” che non c’è? Senza dubbio poi i valori sono una bella ipocrisia, visto che sono pronunciati in un postribolo… Certamente religione ed etica del capitale, di cui tanto cianciano i magnaccia, sono da gettare nel cesso… La questione è per me come impedire che del nostro godimento si profitti… e senza per questo fare una scelta religiosa o sacrificale, ascetica… quindi sono d’accordo col “non è tanto l’eccitazione o la perversione da limare”… sarà una questione di gusti o orientamenti da trasformare? pervertendo le tante perversioni che si praticano?… Voglio dire… io godrei un sacco a vedere crollare tutto questo mondo-bordello… anche questo è un “di più”… ma lo è per me che vi vedo un’inibizione di forme di vita più libere… l’unica condizione per continuare a godere, senza la restaurazione della Grande Macchina del Capitale, in quel caso, sarebbe quella di costruire come si può una “macchina da godimento” contrattato in libertà con le piccole perversità altrui e proprie… tenute a bada… non intendevo la morigeratezza…

In altri termini:
– A bello! Tu me voi fa scopa’ co’ 200 stronzoni… ma chi t’encula?… io chiavo chi decido io perché me piace e pe’ veni’… non me faccio scortica’ pe’ te!…
(e questo riferito al Capitale, che organizza la prostituzione in modo efficientissimo, come a qualsiasi sfruttatore di piccolo e medio calibro… Poi è da vedere se non ci sia comunque la tentazione di volere di più di quello che basterebbe affinché non vi sia di nuovo “sfruttamento”… dunque ancora sado-masochismo seriale… Insomma, una volta montata la “macchina senza testa” dei liberi godimenti, andrebbe suggerito: “Damose na carmata… no’ stamo ar circo!…”. E comunque non è detto che poi non ci sia il circo, lo stesso…).

Ah… senza contare che osteggiare “l’ostinazione al raggiungimento” del successo potrebbe tradursi nel fallimento completo… Nel lavoro della morte, nell’improduttività, che c’è (è prevista) anche nel bel mezzo del godere… In qualche modo, se non si accettano i valori espressi dai magnaccia, il sistema capitalista rende molto difficile vivere… costruisce botole, trappole, buchi neri…


La pedofilia mediatica II | A proposito di “Vi ho tanto amato”

Ieri ho assistito ad un orripilante reportage sul turismo sessuale in Thailandia, andato in onda su Raitre per la serie di inchieste e reportage di “C’era una volta”, in cui si mostra anche il corpo torturato di un bambino… E’ sempre più difficile distinguere tra censura (condanna morale, esecrazione) e pubblicità (inconfessabile istigazione)… è l’ambivalenza dei media e delle notizie, l’ambiguità dell’immagine (esplorata per esempio da Klossowski nelle sue elucubrazioni sul simulacro).
Lo stesso meccanismo vale, per esempio, anche per i “pacchi bomba” (anche qui la condanna preventiva di un gruppo specifico è indistinguibile, nella simulacralità della notizia, da una potenziale istigazione virale a delinquere… al sogno dell’esplosione immaginaria nel cuore dei simboli che si intendono difendere… qui le Nazioni, lì il Bambino-“couch potato” che è in noi… vedi la foto a fine post…). Un italiano in Thailandia diceva, riferendosi all’uso delle giovani prostitute: “E’ un lavoro come un altro, per loro”… “Noi siamo la loro fabbrica”. Da vomito…

Nel mio post “La pedofilia mediatica” avevo già discusso dell’argomento…
La comunicazione mediatica tutta è pedofilia… I media (anche quelli “social”), con i loro meccanismi e giochini che si fanno paradigma prima che il nostro immaginario possa opporre resistenza… non operano forse una sorta di “stupro”?

L’immaginazione va riordinata diversamente, salvaguardata, educata, sottraendola alla pressione devastante dei media e delle loro regole (scritte e non), degli stupratori di corpi e coscienze (americani e non – gli “occidentali”, i professionisti dello stupro immaginario, matrice e calco di quello reale…).

Il denaro è il medium dei media… lo stupratore principale. L’equivalente generale delle inclinazioni sessuali… Qui la Rai snocciola il tariffario thailandese (lo faccio anche io ora, ma per svelare l’ambiguità irrisolvibile della notizia pubblicata…): 7 € la prestazione, 400 € il salario mensile, 5.000-10.000 € una piccola schiava, ecc…

“Noi siamo la loro fabbrica”… Il Pedofilo si vede dunque come la macchina di una fabbrica… al cui corpo si attaccano operaie e operai giovanissimi. Per loro si tratta, al massimo, di sfruttamento del lavoro minorile… deve diventare una questione professionale (“un lavoro come un altro”), esperienza desensualizzata, disposizione di corpi a disposizione (come nel più classico dei “quadri” di De Sade).

Forse quello che viene ucciso è proprio l’aspetto propriamente vitale, sessuale… Quello che più si odia è proprio ciò che sfugge alla macchina, alla fabbrica… Corpi connessi a forza, innestati alla macchina “pére-verse” (nel senso inteso da Lacan, qui a pag 5). E’ una passione fredda, gelida… roba da killer.

E’ come un soldato che uccide per divertimento   in Afghanistan, facendo il tiro al bersaglio coi civili… o forse peggio. Poiché si tratta di educarsi all’insensibilità… (forse per questo accade proprio in Thailandia e dintorni, dove transita oppio, ci si narcotizza, ci si assuefà, ecc…).

Si è pronti a questo punto ad ingozzarsi di pop-corn seduti sul divano davanti ad un mega schermo al plasma che trasmette a ripetizione quei delitti erotici, esotici, narcotizzanti che chiamiamo palinsesto… E questo delitto contro la propria immaginazione, purtroppo non è esclusiva di qualche turista zozzone… non è così lontano…

Probabilmente il brodo di cultura della pedofilia (se non la pedofilia stessa) sono gli stili di vita occidentali, l’indifferenza alla vita, sempre più “schermata”, spettacolare, di cui necessita il Mercato, la percezione estetica contemporanea… il Pene Capitale