videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “porno

L’ipotesi perversa II

[Qui la prima parte].

Questi («ma chi?… i “cittadini”? i “consumatori”? i “lavoratori”? gli “utenti”? i “pro-sumer”?») non sono dei sentimentali (niente tragedie, sacrifici, violenze, paure, sacralità, Girard, Hobbes…), ma dei goduriosi (che godono per conto terzi senza venire mai, fingono grottescamente di godere o, dato che sono finzioni essi stessi, è di questo che godono)… governano coi tasti “mi piace” e “condividi”La macchina statale s’è fatta social. Ci aderisce per trasparenza, come un layer sovrapposto personalizzato, ci fotoritocca, ci sottopone al riconoscimento facciale, ci simula…

…una palpatina, una molestia, un insulto, un furto d’identità, un drone con cannoncino… Non si incarcera e non si uccide più: si banna (occultando le spiacevoli conseguenze di cui sopra che di tanto in tanto riemergono come snuff…).

Le telecamere piazzate un po’ ovunque sono per voyeurismo simulato non per controllo… Alla lunga ci si stanca pure a sorvegliare o sorvegliare diventa impossibile (addio Foucault e Deleuze) e si ricorre ad algoritmi interpretativi, macchine predisposte all’eccitazione. L’importante è (far) godere dell’attimo intenso in cui viene ripreso l’atto sanzionato dalle leggi-LOL. Possibilmente sgranato e fuori fuoco al punto giusto… con un tocco di mistero… qualche pixel di desiderio da aggiungere (voglia di hi-res, HQ, iconcine animate, loop). Il massimo sarebbe riprendere alieni, mostri, zombie, vampiri, mutanti… erotizzerebbero anche l’orrido… anzi, l’hanno già fatto.

Un capitolo a parte meriterebbero le simulazioni audio (musica, colonne sonore, muzak, jingle, suonerie, bip, etc…). Ma ci sono anche odori, superfici tattili, sapori… tutto concorre a renderci una finzione (“ciò che viene plasmato”) adeguata al modello perverso totalitario… Il brutto è che alla perversione sembra che non si sfugga se non a costo di disordini schizofrenici… di distruzioni strutturali. Io stesso parlo a partire da una posizione “perversa”. Non c’è un’origine pura… Non sto predicando come un Ezechiele biblico. Tutto ciò è preziosa conoscenza… da utilizzare eliminando (rendendo ancora più astratto e inefficace) il Terzo che gode al posto della finzione che siamo o moduliamo. È la sola follia (“gnostica” e dualista senza trascendenza) che vorrei.

Dal “perverso polimorfo” al feticismo fuori standard

Non ci sono che “oggetti parziali”… e sarebbero da mettere in relazione anomica (anti-identitaria, deterritorializzata, dividuale, modulare, ricombinabile) tra loro, con degli spartiti variabili che modulino produzione e consumo senza troppe dilazioni, tramite accordi politico-economici dividuali, rendendo progressivamente inutile e inefficace il Tutto (il fantasma d’Origine, il Padre Immaginario, l’Immagine del Corpo, la Persona, la Grande-Testa-fabbrica-organi) che li avrebbe parzializzati.

Non si capisce?… Non fa niente. Avete già afferrato abbastanza.

* * * * * * * * * * * * * * *

Mani occhi testa bocca tetta piedi figa cazzo culo… il “perverso” qualcosa (per esempio mangiando con gli occhi, mantenendosi al di qua del cannibalismo) afferra e incorpora (come “antropologicamente” suggeriva un bellissimo capitolo, “Afferrare e incorporare”, di “Massa e potere” di Elias Canetti che sembra coinvolgere chi legge in una lotta corpo a corpo tra cacciatore e preda)… c’è solo qualcosa

…che si stacca dal fantasma totalitario (pur necessario, ma solo come fantasma, a mantenere una sorta di equilibrio non solo psichico) dell’immagine del corpo.  Diversamente, cosa più che comprensibile, ci si rifiuta di camminare e di collaborare pur di non sorreggere l’eccitazione erettile… le gambe cedono… ci si rannicchia come pupetti, irrigiditi come catatonici. Politica decisamente più intransigente e in accordo con le più potenti devastazioni cosmiche, ma del tutto immobile, negatrice anche di quel poco che ci anima in quanto animali o animazioni cinematiche…

* * * * * * * * * * * * * * *

Com’è l’amore tra “falsi sembianti”?

Si ama per riconoscere (ri-presentare) la propria e l’altrui immagine allo specchio, per proteggerla dall’abisso di “nulla” (di incoscienza, di “non Io”) che quella sostituisce, tracciando approssimativamente o marcando dei segni (un corpo, un volto, una bocca, un occhio, un seno… penso al trucco, alle statue greche colorate, alle ragazze divinizzate, alle divinità divenute umane, al porno… una pantomima che nasconde il vuoto… giusto gli Aztechi, quando spellavano vive le vittime sacrificali e se ne vestivano, potevano indicare qualcos’altro, di più orribile, di irriducibile alla coscienza, che giace nel mezzo della carne e delle cellule che muoiono e si rigenerano più volte durante una vita).

Ovvio che sia molto meglio gioire perversamente dei dettagli, delle parzializzazioni che siamo… delle intensità ibride intagliate sul vuoto, sulla vertigine, sulla confusione… ma quella paura resta sul fondo di ogni ritaglio… di ogni angolino tranquillo che ci si ritaglia per far circolare delle intensità.
Ecco, le intensità… i -getti nei sog-getti… schizzi di nessuno… inorganico che sprizza… Chi mai può pensare di mettere tutto ciò in un recinto, in un serraglio? Non siamo capi di bestiame, caro capitalista… né vi è pro(i)stituzione ab origine. Non tutte le nostre membra sono organiche al tuo organico.

* * * * * * * * * * * * * * *

Fonmaentadmlente caiapmo l’izinio e la fnie delle praloe

Stessa cosa dei corpi (da capo a piedi o tra capo e coda) e delle case (tra porta e finestre). Il contenitore viene intuito fantasmaticamente prima delle parti. Ma sono le parti ad essere più del tutto. Non ci sono che parzializzazioni e feticci (anche svincolati dal tutto).
Le intensità semplici (es. quelle individuabili, contenibili tra inizio-fine) fanno il gioco della forma complessiva.
Solo le intensità complesse non si lasciano sussumere e comprendere dalla forma complessiva.

* * * * * * * * * * * * * * *

15/03/2014

Ci voleva Lyotard stanotte (causa insonnia… Capitolo “il Negozio” di “Economia libidinale” in cui tratta della cerchia dei sapienti-froci-guerrieri greci che avevano costruito il centro della polis e il loro pregiatissimo “logos” su di un grande zero, a forma di moneta, per tutti coloro che erano fuori dal cerchio – stranieri e donne compresi – o a forma di buco di culo, annullatore e appagatore dei loro bisogni) per farmi notare come l'”ANello” fosse un “piccolo ANO”… Anche la “collANA” magari, con un calibro più grosso, proviene dalla stessa ANALogia…

Egli vedeva inoltre, nella tensione e nella scarica, le potenze che attraversano la banda pulsionale (con un solo lato, senza un interno ed un esterno, come il nastro di Moebius)… Figura del polimorfo su cui si innestano i vari oggetti parziali… alcuni dei quali forniscono lo spunto per i deliri totalitari che Lyotard tanto detestava (che nell’antica Grecia sono appunto incentrati sull’ano, sulla pulsione sterile che azzera gli scambi e scarta l’eteronomo e il barbaro). Anche io sono della stessa opinione…

Per non parlare dei giochi di parole tra “annullare” e “anulare”…
L’idea che la “culla” della civiltà occidentale fosse in realtà un “culo” è assai comica…

08/05/2014

Il carry trade, il godimento dei differenziali di titoli e divise monetarie intorno al Grande Zero (orrido e attraente insieme… buco nero, buco di culo). L’intero sistema capitalista fa il surf su quest’onda… C’avevano visto giusto i Butthole surfers

Hanno solo imitato la “natura”… questa morte-che-vive piazzata dentro ogni vivente… sabotata, bistrattata, scongiurata, esorcizzata, crocifissa, surrogata da suoi simulacri depotenziati…

Annunci

Snuff polity

(il titolo allude agli snuff movie… ormai divenuti realtà quotidiana tra le strade di ecumenopoli… e ad una certa cinematizzazione dei teatrini sociali… Il senso del termine polity è accennato qui)

La polizia turca estende la tassonomia dei “facial”

…e trasforma le piazze di Istambul (come la Taksim, termine che fino a pochi giorni fa pensavo indicasse delle improvvisazioni… suonate, per esempio, con l’ud turco) in acquafan gratuiti quanto non richiesti… per non parlare del condimento piccante.

Incredibile comunque come le coscienze occidentali siano più colpite dalla resistenza territoriale contro gli scempi urbani del capitalismo avanzato, che (per esempio) dal massacro senza fine in Siria, benedetto da europei, americani e russi… Ci si indigna per gli alberelli e quello che di “blandamente” ingiusto sembra accadere anche nelle metropoli occidentali, ma stupri, torture, gente sfigurata, rapita, fatta a pezzi, cannibalizzata sembrano ok… così come la sostanza del sistema in cui si esiste…

Ma poi, arriva il tensore che lacera la superficie… (“yummy, yummy… victims!” – sembra sottintendere la condivisione febbrile, sui social network, di corpi lacerati e teste spaccate… NON CLICCATE SUL LINK!)… giungono notizie dei primi morti…

* * * * * * *

Ormai si prescinde da qualsiasi circostanza… l’importante è provare empatia per la pozza di sangue… fonte emotiva, sensologica, di qualsiasi posticcia legittimazione e consacrazione identitaria. Sembrerebbe che abbia ragione a prescindere la parte di chi può mostrare pubblicamente un martire, prima di qualsiasi analisi…

* * * * * * *

A mente fredda, Miguel Martinez fa giustamente notare che occorre capire cosa sia un’“ecumenopoli” (e a cascata tutte le idiozie sulle smart city che tutt’ora ci perseguitano…) per il capitalismo terminale o neoliberista che dir di voglia, per poter inquadrare in una cornice più ampia quelle che, a mio avviso, sono rivolte con caratteri reazionari… come per esempio, oltre al caso turco, tutte quelle delle primavere “arabe”, rigorosamente dotate di bandierina nazionale

(Riuscireste a definire qualcosa del genere in Italia, con relativa bandiera bianca rossa e verde, come una manifestazione “rivoluzionaria”?… Molti media poi, insistono a sovrapporre forzatamente letture occidentali degli scontri: laici contro islamici, donne contro idranti, ecc… i più avveduti: ecologisti contro speculatori, oppositori secolaristi e nazionalisti contro Erdoğan, ecc…).

Le si potrebbe definire anche rivolte antimoderne 2.0 o anti(post)moderne (dunque un conflitto tra due tipologie di modernità, una sorta di reazione difensiva contro un’oligopolista e insensibile accumulazione primaria 2.0), forme di resistenza di una modernità e di una borghesia morenti (attaccate ad un’economia che si insiste a definire “reale”, ma che è la più spettrale e crudele delle simulazioni) contro il postindustrialismo, il postideologismo e l’anti-statalismo (ancora molto complice però, contraddittoriamente, di certi episodi di repressione dittatoriale a tutela degli “affari”, delle impopolari “grandi opere”, di imprese spesso energivore, mortifere, schiaviste…) che caratterizzano il capitalismo degli ultimi 40 anni… rivolte che sono simili per certi versi a quelle che di tanto in tanto si verificano anche in Italia, ma su un campo di battaglia frammentatissimo, privo (fortunatamente, a mio avviso…) di qualsiasi narrazione identitaria forte…

Personalmente, pur condividendo una certa preoccupazione per la fase terminale del “dominio reale” capitalista, non riesco a far scivolare sotto i miei occhi il nazionalismo (dovuto probabilmente al particolare percorso d’indipendenza nazionale turco che ha saltato a pie’ pari gli orrori nazionalisti della II Guerra Mondiale che hanno invece così caratterizzato la visione del mondo europea, per esempio…) nonché il richiamo implicito, moralista e religioso a ciò che dovrebbe essere un buon musulmano, ravvisabile in questa testimonianza diretta di un turco che sente in qualche modo tradito, da quanto sta accadendo, un certo spirito kemalista (conciliatore di più istanze fortemente contraddittorie, più o meno in accordo col temibilissimo Occidente capitalista, anti-comunista e spesso anti-islamico a prescindere):

“Il governo ha venduto la nostra nazione, la nostra libertà, i nostri diritti civili in cambio degli investimenti stranieri. Ovunque aprono centri commerciali di grandi marchi. Non ascoltano niente, non ascoltano la loro gente. Quando manifesti ti danno ragione, ma i soldi sono la loro religione, e poi dicono di essere musulmani tutti d’un pezzo.

Fanculo. Stronzate.

Sono venuti con 20 cannoni ad acqua nella più importante piazza storica di Izmir, dove è stata sancita l’indipendenza nazionale dalle forze dell’impero dopo la prima guerra mondiale…”.

* * * * * * *

La mia personale resistenza si sintetizza in:
IO NON MI ENTUSIASMO PER UNA POZZA DI SANGUE.

Vi è molto di peggio prima che accada il “peggio”, il frame storico congelato dei metodi “nazisti”, ormai sovrapponibili a quelli democratici… e l’invasione non avviene tanto violando dei confini nazionali o i diritti del “privato” (dell’idiota aristotelico, del cittadino, dell’alienato, del feticcio, della merce-su-due-gambe, dello zombie…), quanto per contagio, per diffusione di pratiche elementari, comuni, iconizzazioni, semplificazioni immaginarie e simboliche che finiscono per ricodificare (o sussumere) qualsiasi tradizione e identità, dopo averla strappata a sé… (movimento deterritorializzante comunque interessante, se poi non si riterritorializzasse in memi e paranoia di massa…).

E non esiste qualcosa come degli sbirri globali contro i popoli globalizzati (un “soggetto sociale universale”)… se non nelle cervella degli schiavi mediatizzati o nei sogni di egemonia globale dell’Occidente.

* * * * * * *

Un mio amico al telefono definiva quanto sta avvenendo in Turchia “uno scontro tra due simulazioni” (cui evidentemente si sovrappongono anche le “nostre” simulazioni)…

Resta il fatto che la morte non simula… ma non per questo può essere costituita come origine del senso, “verità” delle simulazioni, scaturigine sacralizzata di ogni emozione e rimozione (nella nota forma abbacinante, sado-maso, del sacrificio, del martirio). E’ anche vero che quando vi è uno scontro vi sono sempre (almeno) due simulazioni. Forse dunque è più importante la modalità macchinica sottesa alle simulazioni, quella che non divide la “massa” in due fronti, ma divide ciascuno in specifiche inimicizie (le rende cinematiche, le sequenzia in video) tra sé e i propri atti, tra i propri atti e le loro conseguenze, ecc… è questo che chiamo fronte frattale… la cui (de)composizione (o smontaggio) potrebbe risultare illeggibile dal punto di vista delle vecchie simulazioni (teatrali, attoriali), ma che magari potrebbe risultare più efficace e imprevedibile in un’altra situazione, in un altro momento… magari senza lo sfondo stagionale, rituale, delle primavere e degli autunni caldi… e altre cavolate giornalistiche…

Restano molte cose fuori quadro, gesti dati per scontato, che andrebbero montati diversamente… mettendo da parte qualsiasi facile e oscena sollecitazione umorale.

Una nuova pratica diffusa, ben divisa e diversificata, relazionale, non “sociale”, burocraticamente illeggibile, invisibile e imprevedibile. Fuori dal co-mune… ben munita e premunita Im-mune al contagio semiotico, ecc…

(Altrove, semplificherò… per ora attendiamo l’ennesimo nulla di fatto, condito dalle onnipresenti simulazioni libertarie con relativo merchandising di mascherine di V per Vendetta, che seguirà a queste vacanze low cost in ecumenopoli col brivido splatter della pozza di sangue, dello snuff… e che chiamano, anche i turchi, all’americana, “occupy…”).

 


Identità di genere (tema)

 

Parte I

 In genere non ho unidentità… ma soprattutto non capisco perché tutti questi giuristi, psicologi, medici, preti, militari, sociologi, economisti, perfino quelli dell’ONU (riconoscendo il gender a modo loro come ideologia normativa, anche per avere una scusa in più per intervenire col maglio contro le terre e i corpi ancora da colonizzare), vorrebbero entrare nelle mie mutande… Vogliono vedere da che parte pende?… eppure il cazzo è solo una cosa avvitabile e svitabile… come le lampadine, come la testa… (che sia libido o coscienza, sempre elettricità è… e da un punto di vista energetico contano molto poco i miei gusti… eventualmente l’intensità e la frequenza con cui consumo neuroni o spermatozoi… ma per fortuna, non mi hanno ancora attaccato a nessuna centrale… e non pago bollette su neuroni e sperma…).

Lo s-vitato.

Parte II

(Agli uomini…). Ogni volta che vi fate le seghe toccate il pene di un uomo… e c’avete pure i capezzoli che non vi servono per allattare… e una sutura sullo scroto che vi ricorda che avreste potuto essere donne…

E pure le donne… ma siamo sicuri che non abbiano temporaneamente un pene quando le penetrate? e che i penetrati (pene tracti) per farvi aspirare sperma a fiotti non siate voi? (PS: lungi da me rispolverare il cliché della donna vampiro e altri fantasmi cari anche al paranoico Strindberg, amico di Munch… Qui si parla di una lieve schizofrenia, liberata con una certa cautela, come antidoto ai comportamenti dei soggetti paranoidi predominanti… e che non intende assolutamente solleticarne i deliri).


Allego infine un mio commento su Feisbuk ripreso da FaS in un dettaglio che riguardava il “diritto naturale” nelle mutande…:

Discutendo a letto con la donna che amo lei mi faceva notare che alla base dell’aggressività maschile ci sia tanta “frociosità” repressa (si uccide la donna che non si accetta dentro di sé) e che per stemperare questa paura occorrerebbe confondere i ruoli e i gusti maschili, se non esserne indifferenti a livello di giudizio, più che rimarcare differenze con classificazioni (LGBT, ecc…) che finiscono poi col sovrapporsi alle categorie “merceologiche” del porno, per esempio… o si istituzionalizzano al punto da sollecitare l’attenzione, tramite CEDAW, dell’ONU (quella delle guerre “umanitarie”!…). Io rincaravo la dose dicendo che si tratta anche di personalità paranoidi che seguono regole (socialmente condivise, ahimé, anche dalle maggioranze “normali”, che si eccitano coi loro “valori”), seguono regole, dicevo, paranoicizzanti… penso all’addestramento dei parà, alle pistole ai vigili urbani, al protagonismo identitario, alla competizione, a quella tentazione residua, feudale, di “diritto di natura” che vorrebbe legiferare nelle mutande… Insomma bisognerebbe mettere i riflettori sul piccolo maschio paranoico… anche nella versione “soft”, ironica, sorniona, col “pensiero debole”, tipo Fabio Fazio… modello maschile che simula il suo essere pulitino e ubbidiente, timoroso di una sempre incombente e fantomatica censura, pur rimanendo incollato ad una posizione privilegiata, con la “segretaria” pseudofemminista spalmata sulla scrivania, che si permette (o meglio, le si concedono in trasmissioni extra) pure sproloqui contro il femminicidio, pur incarnando a livello spettacolare (il solo che conta in TV) i più stupidi cliché maschili… Mi è stato detto che “è una brava comica”… A me non fa ridere il modo in cui è sottoposta agli elogi, alle pacche sulla testa del maschio-padrone dello studio… Tutt* si sono concentrati su di lei… nessun* su quella testa d’uovo di Saviano o sul suo “Mangiafuoco” camuffato da uomo dimesso, Fazio…

Qui la mia replica a distanza al post di FaS:

Senz’altro il “diritto di natura” (preti, antiabortisti in tonaca e non, sindaci genuflessi, estreme destre, etc…) è molto fastidioso quando vuole frugare tra le mutande… ma aggiungerei che manco il “diritto positivo” scherza… neanche quello internazionale dell’ONU con la sua sclerotizzata idea delle “identità” di genere (anche quelle non allineate). L'”identità” di cui cianciava per esempio un Hegel era già molto osteggiata dal femminismo della differenza… (qualcuna scriveva “Sputiamo su Hegel”). Ora ci sono altre teorie che mettono in discussione sia identità che genere… Credo più che altro che sia un equivoco considerare come problematico non avere un’identità (scrivendo di “difficile ricerca di identità perduta, senza che si agevoli o istighi la tentazione di rifugiarsi nei vecchi valori”)… Io per esempio credo di essere tranquillamente privo di questa cosa… e non è questo che mi turba… forse è proprio l’Identità (di ruolo, di genere, di carta, di quello che vi pare) a disturbarmi… anche assai…


Divagazioni sul porno e sul post-porno

Nate da una nota relativa ad un post di Fastidio, ecco le mie lunghe divagazioni sull’argomento…

La tesi dell’“autodeterminazione dei corpi” di Fastidio mi ha fatto venire in mente il principio di “autodeterminazione dei popoli” alla base della formazione del “corpo” delle nazioni. Credo che vi sia un equivoco territorialista da dissolvere… Non credo che si possa investire il porno di un ruolo emancipatorio, in quanto è fin da subito ricoperto di segni e feticci e appartiene al mercato (come tutto il resto… Inoltre nel porno vi è tutto un merchandising ad esso legato che continua a furoreggiare trasversalmente presso tutti i ceti sociali: nail art, tatuaggi, piercing, depilazione, palestre… ma si può estendere anche a lavande, clisteri, oli per il corpo, chirurgia plastica, ecc…). Il porno semmai è una forma d’arte fintamente realistica ed esprime questa o quella visione a seconda degli stili e delle mode che suggerisce nei suoi sottocodici (pompino-inculata-pompino è la tendenza media maggioritaria delle produzioni americane… ma anche variare sul tema è poca cosa, ai fini di un superamento delle logiche patriarcali, maschiliste, machiste, etc…). Il corpo a mio avviso esprime il suo desiderio scopando (ricevendo, ospitando, stringendo, infilando, sfregando, dando e prendendo… non ri-prendendo… spazializzando il tempo, non temporizzando lo spazio, uccidendolo nella successione dei frame, di istantanee)…

E il godimento femminile (…ma anche quello maschile)?
Non è questo… Non è la visione (mentale o su schermo)… questo è un gancio, un corollario che si lega al mercato, che erotizza la merce, che muta il paradigma sensoriale per innestarlo sulla macchina (da presa, quella sì puttana… orifizio che vorrebbe prendere e ri-prendere tutto)… L’immagine psichica promanata dallo schermo non è che un frame dominante con implicita voce fuori campo, che cerca di indicare: “Vedi, questo è scopare! Vedi, ecco cosa devi fare!”. E’ una forma di educazione (sensoriale, percettiva, prima che sessuale). Il porno è moralista più della Marzano, a mio avviso. Lascia penetrare i codici ben oltre il livello della significazione razionale…
Fece bene Lars Von Trier a far colpire senza pietà il fallo del protagonista di “Antichrist” giusto per dissolvere il feticcio visibile della sessualità. Ricordo che anche l’orgasmo maschile è invisibile: poiché non è dato dalla cappella, quanto dalle contrazioni della prostata… Qui si insiste invece nel voler far eiaculare anche le donne con lo squirt!!! E’ circo… è grottesco… passatempo per eterni adolescenti pipparoli. Qui si spruzza come dei bimbominkia all’acquafan
Il corpo a mio avviso non si può determinare, tanto meno auto-determinare… è infinito, senza territorio, diffuso come una nebulosa, privo di un centro… Ecco, il problema forse è la mania centripeta di fissare tutto in un centro (o in una messa a fuoco)… anche l’orgasmo… Ciò che fa più godere NON SI VEDE.
Ovvio che poi il porno può veicolare messaggi diversi da quelli patriarcali e maschilisti, poiché si tratta pur sempre di una forma d’arte (c’è un regista, un copione, dei close-up, dei tagli di montaggio). Io (delle produzioni fascio-americane che imperano, contraltare dei Mel Gibson, Madmax iperviolenti) troverei più interessanti, per esempio, proprio gli scarti di montaggio… quelli con la merda che guasta la pulizia artifiziale dei corpi… le risate della pornostar che si suppone (nella finzione idiota) vessata da uomini eiaculanti… le défaillance dei pornostar… le indicazioni del regista… le raccomandazioni per non farsi male… i certificati di sieronegatività… ecc… Quella è la sola esperienza reale di quei video. Per il resto è solo il trionfo della macchina da feticizzazione, l’ipertrofia da accrescimento e accumulazione, l’iperrealismo di cui parlava con grande lucidità Jean Baudrillard nei suoi scritti sul porno (vedi “Le strategie fatali” dove viene definito il porno come “più sesso del sesso”, sua simulazione, virtualizzazione e neutralizzazione…).
Dopodiché… il corpo si afferma più con la s-terminazione (dei segni che vi si sovrappongono) che con l’auto-determinazione. Spegnere lo schermo e risvegliare tutti i sensi. Il video dovrebbe rendere conto della sua violenza e della sua impotenza a fare sesso…

Il porno vero è forse più esteso ormai rispetto al ristretto ambito di alcuni video che vengono streammati gratuitamente e diffondono con piacere l’ipertrofia di segni e la produzione virtuale-desensualizzante della Santa Rete… ed è già nel corpo (di certi politici ben noti) costretto oltre la morte, dal viagra, a fingere desiderio… ad ammiccare al “fuori-scena” dell’o-sceno onnipresente (io sono voi, sento come voi, voi siete come me, yes we can…) per partecipare alla comunione della comunicazione, l’ostensione della merce. “Prendete e sborratene tutti”… e andate al supermarket.

Quanto alla donna-oggetto, di cui scrive Michela Marzano… è proprio un concetto da veterofemminismo. Anche gli uomini sono cazzi nei porno.

Qui siamo molto al di là del soggetto e dell’oggetto. E’ una macchina, la sua simulazione di produttività, la virtualizzazione dei corpi, la sua inerzia distruttiva e desensualizzante, che lavora incessante, automatica, “autodeterminata”… sussumendo a sé tutta la vita che trova davanti.

A questo si può reagire facendo risuonare fragorosamente nel visibile e nell’immagine tutti gli altri sensi… E, comunque, riprendendo corpo, con la sensualizzazione di tutto ciò che ci circonda. L’arte e l’estetica (che è disciplina dei “sensi” appunto) dovrebbero esplodere, donandosi ovunque… travolgendo anche il porno e le logiche del profitto… e le carceri (Famiglie e Coppie) cui viene delegata (specie alle donne) la cura e il desiderio… sotto gli auspici dell’altra pornografia, quella della retorica kitch dell’AMMORE, del Mulino Bianco, ecc…