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Le oche starnazzanti della “sicurezza” e la dea Moneta.

CONTADINI – Signor Ubu, di grazia, abbiate pietà, siamo poveri contadini.

PADRE UBU – Me ne frego. Pagate.

CONTADINI – Non possiamo, abbiamo già pagato.

PADRE UBU – Pagate o finirete nella mia tasca!

(da “Ubu re” di Alfred Jarry, atto terzo) 

 

Sono affari nostri se la Borsa va giù o affari loro? o non si vendono i titoli di stato? Perché questo costante martellamento per persuaderci di essere parte del loro gioco? Sono io parte dello Stato? o del Big Business?… (ho una carta di identità, maneggio qualche euro…) Oh sì, certo che è così… ma… siamo proprio sicuri? Siamo proprio sicuri che quel che siamo è nei portafogli? E senza propaganda e pubblicità esisterebbe lo Stato e la Borsa?… Credo di no.

Ti verrebbero a prendere a casa… e ti getterebbero in carcere (se ti va bene) senza che tu sappia neanche il perché. Si farebbero le leggi in gran segreto, per giustificare i peggiori soprusi. Oppure, allo stesso modo, potrebbero invitarti ad entrare nelle sale dove si decidono cose che nessuno conosce… a partecipare al banchetto insensato, non più pubblico, condiviso. Niente repubblica, solo una dittatura senza consenso che si farebbe conoscere dall’uso casuale o arbitrario della forza o del suo (poco probabile) contrario. Potrebbe mai esistere?… Non per molto… Ci sarebbe instabilità. Ognuno si arrogherebbe il diritto di legiferare segretamente e imporre l’obbedienza alle leggi. Sarebbe una “guerra per bande” (come lo è anche adesso, se non fosse per la propaganda che tutto copre e trasforma, sotto un manto di universalità). Ma ci si potrebbe interrogare anche sulla necessità di un centro… che non c’è… e da cui ci si dovrebbe tenere a debita distanza (come per il buco nero e il suo relativo orizzonte degli eventi al centro della galassia…). Insomma è un fatto dinamico… Occorre sfuggire alla gravità… e dai volti gravi dei sog-getti che dicono che la situazione è grave… mantenere la distanza, la sola cosa che permette di distinguere enti ed eventi… e interagire senza mostruosità (stesso etimo di “moneta”) con gli altri (e con se stessi). Ormai è questione di come evitare la psicosi… (sennò che schizo-capitalismo sarebbe?).

PS: Pare dunque che Giunone (dea madre e moglie per eccellenza) amMONisse tramite le oche dall’invasione dei nemici… e che questo MONito per difendere un territorio abbia dato origine alla MONeta… che i greci chiamavano “nòmisma”=cosa stabilita dalla legge (=”nòmos”)… da cui numismatica, numero… ma anche i “nomoi”, i distretti dell’antico Egitto o dell’attuale Grecia. L’arbitrarietà, l’ocaggine di questo potere dettato e scusato dalla difesa di un territorio da un’aggressione, l’ocaggine che oggi chiameremmo “sicurezza”, è dunque la “MONstruosità” cui accennavo…

L'”autonomia in/dividualista” (o meglio /dividualista) in questo senso designa un certo territorio virtuale, immateriale, da ridefinire e ritagliare di volta in volta… una regola del gioco, che non può essere definita universalmente, ma che segna uno strappo (alla lettera: mediante una sorta di symbolon, una “moneta” divisibile) rispetto allo starnazzante allarme del potere armato, sovra-determinante, “surcodificante” (direbbe Deleuze)…

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(digressione alchemica)

In alchimia Giunone è associata alla coda di pavone-volo astrale (del plusvalore?…) che precede la formazione dell’oro  ☉ (dell’elemento “divino”, sovra-determinante, con pretese universali… mediato in questo caso dall’argento  lunare  ☽ , notturno, dell’invasione del nemico). Nella moneta qui rappresentata, ci sono sia la dea madre e moglie per eccellenza (che difende la sua prole, coloro che condividono il volo astrale del plusvalore) che gli strumenti della lavorazione del metallo-anima degli alchimisti. Le armi di persuasione e propaganda dalla dea dei territori, della stabilità, della “sicurezza”, del verbo tintinnante (al pari delle spade) della zecca di Roma… Di qui anche l’eresia marziale ♂ (rubedo) dei romani: “Non con l’oro ☉ , ma col ferro  ♂ si conquista Roma”.

Altro richiamo alchemico è nel nome di Brenno (il Corvo), il gallo vinto dagli schiamazzi delle oche capitoline… la nigredo ♄ cui segue l’albedo  ☿   ☽. La sublunarizzazione-sussunzione della natura (di quella Venere- jeune-fille  ♀,  moglie di Vulcano, il Fabbro per eccellenza, forgiatore d’anime-metalli), la sottomissione del “nemico”, della forza lavoro… ecc, ecc…


La pedofilia mediatica II | A proposito di “Vi ho tanto amato”

Ieri ho assistito ad un orripilante reportage sul turismo sessuale in Thailandia, andato in onda su Raitre per la serie di inchieste e reportage di “C’era una volta”, in cui si mostra anche il corpo torturato di un bambino… E’ sempre più difficile distinguere tra censura (condanna morale, esecrazione) e pubblicità (inconfessabile istigazione)… è l’ambivalenza dei media e delle notizie, l’ambiguità dell’immagine (esplorata per esempio da Klossowski nelle sue elucubrazioni sul simulacro).
Lo stesso meccanismo vale, per esempio, anche per i “pacchi bomba” (anche qui la condanna preventiva di un gruppo specifico è indistinguibile, nella simulacralità della notizia, da una potenziale istigazione virale a delinquere… al sogno dell’esplosione immaginaria nel cuore dei simboli che si intendono difendere… qui le Nazioni, lì il Bambino-“couch potato” che è in noi… vedi la foto a fine post…). Un italiano in Thailandia diceva, riferendosi all’uso delle giovani prostitute: “E’ un lavoro come un altro, per loro”… “Noi siamo la loro fabbrica”. Da vomito…

Nel mio post “La pedofilia mediatica” avevo già discusso dell’argomento…
La comunicazione mediatica tutta è pedofilia… I media (anche quelli “social”), con i loro meccanismi e giochini che si fanno paradigma prima che il nostro immaginario possa opporre resistenza… non operano forse una sorta di “stupro”?

L’immaginazione va riordinata diversamente, salvaguardata, educata, sottraendola alla pressione devastante dei media e delle loro regole (scritte e non), degli stupratori di corpi e coscienze (americani e non – gli “occidentali”, i professionisti dello stupro immaginario, matrice e calco di quello reale…).

Il denaro è il medium dei media… lo stupratore principale. L’equivalente generale delle inclinazioni sessuali… Qui la Rai snocciola il tariffario thailandese (lo faccio anche io ora, ma per svelare l’ambiguità irrisolvibile della notizia pubblicata…): 7 € la prestazione, 400 € il salario mensile, 5.000-10.000 € una piccola schiava, ecc…

“Noi siamo la loro fabbrica”… Il Pedofilo si vede dunque come la macchina di una fabbrica… al cui corpo si attaccano operaie e operai giovanissimi. Per loro si tratta, al massimo, di sfruttamento del lavoro minorile… deve diventare una questione professionale (“un lavoro come un altro”), esperienza desensualizzata, disposizione di corpi a disposizione (come nel più classico dei “quadri” di De Sade).

Forse quello che viene ucciso è proprio l’aspetto propriamente vitale, sessuale… Quello che più si odia è proprio ciò che sfugge alla macchina, alla fabbrica… Corpi connessi a forza, innestati alla macchina “pére-verse” (nel senso inteso da Lacan, qui a pag 5). E’ una passione fredda, gelida… roba da killer.

E’ come un soldato che uccide per divertimento   in Afghanistan, facendo il tiro al bersaglio coi civili… o forse peggio. Poiché si tratta di educarsi all’insensibilità… (forse per questo accade proprio in Thailandia e dintorni, dove transita oppio, ci si narcotizza, ci si assuefà, ecc…).

Si è pronti a questo punto ad ingozzarsi di pop-corn seduti sul divano davanti ad un mega schermo al plasma che trasmette a ripetizione quei delitti erotici, esotici, narcotizzanti che chiamiamo palinsesto… E questo delitto contro la propria immaginazione, purtroppo non è esclusiva di qualche turista zozzone… non è così lontano…

Probabilmente il brodo di cultura della pedofilia (se non la pedofilia stessa) sono gli stili di vita occidentali, l’indifferenza alla vita, sempre più “schermata”, spettacolare, di cui necessita il Mercato, la percezione estetica contemporanea… il Pene Capitale


La pedofilia mediatica

“The medium is the message”
(Marshall McLuhan)

Per me, la faccenda della pedofilia è legata ad una modalità nuova del “biopotere” (di cui parlava Foucault)… Segna una svolta il modo in cui s’è affacciata la denuncia di questa morbosa attenzione o violenza sui bambini (che pare ci fosse anche prima, eccome, a giudicare dalle esperienze infantili raccontatemi da diverse persone della mia età)… Il boom mediatico della pedofilia ci fu a metà degli anni ’90… A mio avviso costituì il paradigma di un nuovo modo di raccontare il “nemico”… e, secondo me, fu l’inizio della “Quarta Guerra Mondiale” (quella del potere contro ognuno di noi, di cui raccontava Baudrillard), quella palesatasi in modo clamoroso con l’attacco alle Torri Gemelle e la successiva guerra al terrorismo. Questo paradigma racconta che il nemico non è più chiaramente individuabile, ma è interno (nell’Italia telecratica il “nemico interno” può essere ulteriormente declinato e identificato sotto i nomi di extracomunitario, clandestino, stupratore, rumeno, zingaro, comunista, ecc…)… La pedofilia può essere evocata ed esorcizzata nello stesso tempo… è la colpa inconfessabile, l’abominio, ciò che è più riprovevole per chiunque…costituisce dunque (per esempio, dal punto di vista del potere e della polizia) la scusa perfetta per consentire di indagare, ispezionare, perquisire, rovistare nei computer di chiunque (un esempio della restrizione dei diritti individuali specificamente per quel reato fu la “legge Megan” in USA)… Poco più tardi, fu sostituita dall’ossessione per il terrorismo…

Altra considerazione è che la pedofilia come paradigma della comunicazione è il metodo “educativo” per eccellenza. Quello che riproduce la violenza “immaginaria” (*), non simbolizzabile in un linguaggio (e dunque non facilmente superabile, come aveva ben descritto l’interessante libro sulla “sindrome da ripetizione del trauma” o T.R.S.: “Donne che si fanno male“…). Noi tutti siamo stuprati mediaticamente prima di arrivare a capire quel che significa il messaggio… Siamo tutti bambini, davanti alla TV… o anche davanti al computer… E la violenza sociale si riproduce rievocando costantemente (come da manuale psichiatrico) il trauma originario… erotizzando (simbolizzando) territori vergini, innocenti, indifferenziati (come il corpo dei/delle bambini/e) non ancora sfruttabili dal feticismo delle merci, dall’erotismo mercantile che smania per creare bisogni e desideri ovunque e con qualsiasi cosa e persona
Tutti urliamo che orrore! non accorgendoci che gli stuprati siamo noi… Siamo tutti vittime di giochi erotici asimmetrici (come si dice anche della guerra di un esercito contro alcuni individui e viceversa: “guerra asimmetrica”)… Certo, poi c’è anche la pedofilia reale… e quella fa danni, difficilmente cancellabili, negli stili di vita delle vittime… che tenderanno ad adottare comportamenti autodistruttivi o a replicare la violenza subita (nella più classica delle dialettiche vittima/colpevole…). Questo, voglio dire, non è solo un trauma psicologico di alcune persone… è il codice di comunicazione contemporaneo: la violenza va accettata prima ancora di cominciare a ragionare (e forse è anche per questo che i porno virano sempre più verso la tortura… simulata certo, per ora non è ancora “Videodrome“…).
Per questo, a mio avviso occorre stare attenti a non sovrapporre la propria riprovazione nei confronti di certe pratiche con quello che ne hanno fatto i media contemporanei… La pedofilia, in definitiva, è una delle principali armi tattiche del nuovo millennio. Quando la usiamo per attaccare qualcuno, dobbiamo capire che stiamo parlando un linguaggio che contamina anche chi accusa… Accanto all’immaginario infantile ferito, per difenderci, forse dovremmo costruirne e raccontarne uno più felice… che allontani le ombre nere che a qualcuno fa tanto piacere tenere sempre sospese sul capo (altrui…). Il punto è che l’infanzia in quanto tale (non realizzando dinamiche di “desiderio=bisogno/domanda”, simbolizzabili, dunque “pubblicizzabili”…) non serve a questo sistema e sembra non avere più spazio alcuno né nei linguaggi, né nella società (ma questo accade anche per le donne, per i vecchi, per i folli, ecc…). E’ una società malata, “pedofila” nel midollo…


(*) Per “immaginario”, si intende l’immaginario lacaniano, quello pre-simbolico, quello che istituisce il soggetto in quanto immagine del proprio corpo allo specchio… quel piccolo io ideale, che l’adulto, colui che si suppone sappia, dovrebbe abbracciare amorevolmente e accogliere ancor prima che vi sia un senso, un linguaggio ben strutturato, un ordine del discorso… generando fiducia… se non una “fede” vera e propria, nella possibilità di accedere al simbolico, al linguaggio (degli adulti: la società, la cultura, il denaro, ecc…). La violazione dell’immaginario invece, genererà verosimilmente difficoltà, diffidenze se non aggressività, rivolte aperte, nei confronti dell’ordine simbolico e della strutturazione di un io stabile (forclusione)… dando luogo ad una prevedibile lunga serie di problemi psichici…

Guido Reni, “Strage degli innocenti” (1611)

Si notino i corpi nudi osceni e lascivi degli uccisori di innocenti… In particolare il culo in primo piano dell’uomo che offre i suoi genitali alla faccia della recalcitrante donna sotto di lui, mentre mette le mani su un infante… Più che una strage, un’orgia insana… Un divertissement di abomini e sopraffazioni.

Nota di psicanalogica

Ma la pedofilia come “strage degli innocenti”, ha avuto nel millenario immaginario cristiano e alchemico anche un suo ruolo… Da quella strage, guarda caso, si salva il “Puer” divino… Il Bambino. Questo splendore solare di Uno, costa la vita ai molti… E probabilmente non vi sarebbe quell’Uno senza il sacrificio dei molti, compiuto proprio per impedire di accedere alla sovranità regale (Erode, parodia della smisurata sovranità divina incarnata da Cristo…) dell’Io. L’immaginario di chi si salva, era già scritto in quel disegno (di dominio) universale rappresentato dalla terribile figura del Cristo.

In alchimia, la “strage degli innocenti” è figura delle scorie minerali (trafitte dalla spada=dagli acidi) che muoiono per permettere all’Oro di sprigionarsi… Sensibile a questa crudeltà, io valuto che uno qualsiasi di quei metalli bambini poteva essere oro (vedi il mio “Dio è Tutto… dunque anche ogni sua eccezione“)… poteva svilupparsi felicemente… Non era necessaria quella strage o quella violenza… Così l’Universale Unigenito Figlio di Dio si accusa da sé (facendo anche la parte del suo contraltare, dell’accusatore appunto, Satana…) di orrende efferatezze… e di “pedofilia”, nel senso di morte dell’innocenza, di educazione all’universalità, al dominio dello smisurato, dell’individualmente irraggiungibile, della… disperazione. Con una Vittima Eletta e un Colpevole Punito per l’eternità…

Preferirei che si ponesse fine a questo scempio… Basta coi sacri-fici.


Il mio nome è Nick | dal situazionismo al fascismo postmoderno

“Il punto è che siamo spinti costantemente a desiderare l’indesiderabile…”.

(Valerio Mele)

“Il capitalismo nella sua fase più recente – diciamo dagli anni settanta in poi -, in cui il consumo e la seduzione sembrano aver sostituito la produzione e la repressione come motore e modalità dello sviluppo, rappresenta storicamente l’unica società che promuove una massiccia infantilizzazione dei soggetti, legata a una desimbolizzazione. Ormai, tutto cospira a mantenere l’essere umano in una condizione infantile. Tutti gli ambiti della cultura, dal fumetto alla televisione, dalle tecniche di restauro delle opere antiche alla pubblicità, dai giochi video ai programmi scolastici, dallo sport di massa agli psicofarmaci, da Second life fino alle esposizioni attuali nei musei contribuisce a creare un consumatore docile e narcisista che vede nel mondo intero una sua estensione, governabile con un mouseclick”.

(Anselm Jappe, “Il gatto, il topo, la cultura, l’economia“)

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L’epopea e la costruzione dell’individuo

Nello stesso articolo che cito in esergo (di A. Jappe, autore tra gli altri dello spettacolare “Manifesto contro il lavoro“) si metteva in evidenza la logica onnipervasiva del mercato… L’equiparazione di tutto (oggetti e persone) di fronte alla domanda: “Quanto vale?”… Qualcosa che va ben oltre la mercificazione del mondo… che si insinua negli individui, nelle loro componenti biologiche… ne anticipa e suggerisce linguaggi, desideri e psicopatologie…  ne fabbrica le illusioni… Da un certo momento in poi della storia del capitalismo si è smesso di essere degli individui separati dalla macchina, dal sistema che che ci ospita. L’individuo, che gli anarchici dell’Ottocento e Nietzsche salutavano come ciò che avrebbe scardinato i poteri e le metafisiche del mondo precedente, illuminista e romantico, si vende banalmente negli scaffali (o si scarica con e-Mule) sotto forma di Jim Morrison, MadMax, per esempio… icone senza Legge dell’autodistruzione e della distruzione, in versione psichedelica, e post-atomica… entrambe consumabili dagli pseudo-“alternativi” con sommo piacere (perfino gratuito, o quasi).
Ovviamente, da (in)dividualista convinto prendo le distanze dalla sussunzione dell’individualismo nella sua forma capitalistica e spettacolare… Si tratta evidentemente del solito sistema già ben evidenziato da Raffaele Ventura nel suo post sull’industria culturale, ove raccontava di come il “centro segreto” del sistema fosse proprio nella sua negazione, nell’antagonismo più apparentemente irriducibile. Esso si nutre della sovversione, del terrorismo per auto-perpetuarsi. E io aggiungerei che la figura del Ribelle è quello che ha soppiantato, neutralizzandole, tutte le tendenze pericolosamente libertarie e anti-capitaliste dell’individualismo “vecchia maniera” (cui preferisco la mia ipotesi dividualista o munista…). “Il Ribelle” (titolo tra l’altro di una rivista, a mio avviso, di estrema destra, diretta da Massimo Fini, che, per esempio, piace tanto anche a Marco Travaglio) è dunque questo super-individuo, l’Eroe mille volte celebrato dai film americani… parodia di se stesso… Violento e duro. Cool… che noi tradurremmo, mascolinizzando gli attributi femminili, “figo”.
Di esempi di tale Eroe di plastica, osceno, imbecille, violento e impenetrabile, ne abbiamo a bizzeffe: da John Wayne a Batman, da Marlon Brando a Jim Morrison, appunto… fino a Johnny Rotten e Mel Gibson.

Insomma l’individuo ai tempi del tardo capitalismo è fabbricato ad imitazione dei modelli antagonisti, ma con un occhio al mercato… E’ il mercato. E’ la spietatezza, l’individuo inteso come “cittadino” o “imprenditore” o “consumatore”. Espulso dalla politica. Deiettato, defecato dalla macchina. Un individuo che sembra poter fare a meno dello Stato, della Legge, di ciò che è “pubblico”… un Privato assolutizzato. Dovremmo pensare alla “privatizzazione” anche come un processo di fabbricazione di un modello di individuo… che ormai ha invaso tutti gli strati della società. Il cittadino impolitico, quello al di là delle ideologie e delle idee, quello né-di-destra-né-di-sinistra, quello che non pensa più, totalmente invaso e dipendente dalle merci, divenuto egli stesso felicemente una merce… animato da fantasie paranoidi, irresponsabilità, disprezzo per la vita, manie di grandezza vuote quanto il suo narcisismo forzato.

Dalle strategie “situazioniste” ai “social network”

La penultima versione di questo Pericoloso Deficiente è il “multiple name” situazionista per eccellenza… “Luther Blisset“, il nome collettivo pensato come strategia rivoluzionaria contro l’identità e la rappresentatività del nome proprio, che ben presto sarebbe stata imitata da forze reazionarie, come si intuisce da questa citazione profetica

“La necessità è quella di infettare tutti i networks a cui sia possibile accedere, introducendo nell’immaginario collettivo codici e pratiche destabilizzanti (come false religioni, pseudoculti, parascienze ed antifilosofie) e voci incontrollabili, così da provocare un gioioso malcontento, rivolta e guerra di classe. Luther Blissett emergerà come una sorta di ‘grande vecchio’ al centro di tutti i teoremi, i complotti, le cospirazioni e le leggende urbane”.

Io vi leggo una notevole somiglianza con le strategie di depistaggio dei servizi segreti, dei poteri mafiosi e occulti che costituiscono l’impalcatura del potere ufficiale in Italia… come altrove (il “grande vecchio” è più che altro un “Gran Maestro”, in questo caso). La confusione ideologica seminata a bella posta, ad imitazione (incredibilmente!) delle istanze rivoluzionarie… Zeitgeist, Matrix, Fight club… sono i film che maggiormente interpretano questa tendenza e che agiscono come  i “lacrimogeni” in una sommossa… sono cortine fumogene che occultano il conflitto. Fumo negli occhi. “Effetti speciali”… senza cause reali. La Realtà evocata da pseudo-demistificazioni viene dissolta in una nube di “memi”… leggende metropolitane, falsità, complotti, che non hanno nulla a che vedere con il “sabotaggio” (ma molto più con la mistificazione e il depistaggio, con l’amigdala che martella l’ipotalamo e che fa prevalere un meme su un altro, su basi per lo più emotive e umorali – più forti dell’erotismo anni ’70 a quanto pare…). E, soprattutto, il “nome collettivo” (il “con-dividuo”) è stato rimpiazzato da un oggetto più godibile: il “nick name”… l’anonimato (dietro uno pseudonimo) che tanto fa orgasmare e sbavare chiunque si trovi in quella condizione di sospensione senza nome della Legge… che trasforma tutti in narcisi che smaniano per la loro gloria mediatica, per un loro riconoscimento fantasmatico, da mania di grandezza, in piccoli replicanti esaltati del ruolo di leader, con tutti i corollari tragici, sado-masochisti e sacrificali che accompagnano il culto della personalità e la sovranità… (il tutto consumato nell’anonimato squallido della propria casa, della propria cella… – istigati a delinquere e godere e, nel contempo, spiati segretamente e discretamente dal Grande Altro digitale).

Dunque cosa è il fascismo contemporaneo?… nell’epoca in cui la Sinistra (anch’essa, in questo, “fascista”) è concorde nel lasciar morire le ideologie, supportando le menate “post-moderne”?

Non è più il campo di concentramento, né la parata militare, né il senso dello Stato e dell’Ordine, né la Guerra, o lo sfruttamento… E’ il divertimento, farsi beffe dei ruoli istituzionali, fare “missioni di pace”, esportare la democrazia sotto forma di bombe e malattie studiate in laboratorio (seguite da ricostruzione, farmaci e missioni umanitarie), il porno, la spensieratezza, la “sicurezza”… Gli affari.

Non sono i “campi Dux“, ma la Rete… la rivoluzione mistica (dalla Provvidenza al Provider…) ed ecologica che si vorrebbe far passare per questo scempio della prassi, per  questa frammentazione infinita delle masse e delle potenziali forze (realmente) antagoniste. Rinchiuse in casa e ben individuate dall’IP e dalla infantile cacca anonima che ognuno rilascia sullo schermo sotto forma di rigurgiti di memi.

Il fascismo è Il Privato.
Che invade e fagocita la Cosa Pubblica. Che si insinua e contamina tutto. Dai cibi ai pensieri.
Il “Privato” è la nostra dittatura… Siamo privatamente “consumatori” e pubblicamente “cittadini”. In questa fase del capitalismo, lo Stato si sta dissolvendo, la repubblica, la “Cosa Pubblica” è oggetto di predazione da parte di soggetti “privati”. In un certo senso si tende a diventare tutti consumatori… e lo sono “cittadini” e “imprenditori” (fino ad esaurimento scorte, fino alla dissoluzione dello Stato e del senso dell’Economia stessa).

E’ il “privato” (anche nel senso di “ciò che è sottratto alla realtà, agli spazi condivisibili”)… la sussunzione dell’anarchismo in una forma di “comunitarismo virtuale,” con regole di marketing incorporate, mentre si consuma la gloria del Provider ognuno nella sua cella: i “social network”, l’illusione della democrazia diretta e partecipativa in un contesto palese di democrazia totalitaria… Questo finché ancora vi sarà una Cosa Pubblica… Ciò cui si va incontro è, più propriamente, l’anarchismo liberista compiuto, ovvero, la distruzione delle risorse (anche umane), il conflitto generalizzato… Ma non sarà cruento… Sarà una lenta agonia. Una lenta estinzione. Una catastrofe a rallentatore.

Nel frattempo, occorrerebbe riconoscere il fascismo risorgente ovunque esso si mostri, per poterlo combattere secondo una strategia nuova…

Travaglio, Grillo e Di Pietro, per esempio, sono (i futuri) fascisti. [*]
Come lo è Obama oggi in America.
E come lo è questo orrore di governo che abbiamo in Italia.

Ricapitolando. Il fascismo post-moderno:

  • è il consumismo (selvaggio o sostenibile)… Crapulonia.
  • è la Democrazia Totalitaria (che si dissolverà in anarchismo liberista… macchiato d’ecologia) e la cleptocrazia
  • è la retorica del Ribelle, dell’individualismo borghese, del fuori-legge
  • è la pubblicizzazione della “decrescita felice” come prodotto alternativo, invece che come spinta “arcaizzante”, barbara, feudale del capitalismo morente
  • è il comunitarismo virtuale dei “social network”
  • è il monopolio informatico
  • è la Privatizzazione del Globo
  • è il non essere né di destra, né di sinistra
  • è auspicare la “fine delle ideologie”
  • è il depistaggio (che non è “il sabotaggio”…), la cortina fumogena, lo stragismo psichico
  • è il complottismo
  • è la Geopolitica (e lo sdoganamento delle immondizie filosofiche di Ernst Jünger e Carl Schmitt, presentate come concetti neutrali)
  • è (per esempio) la geofilosofia di Caterina Resta, il Movimento Zero di Massimo Fini
  • è il Nick Name (l’infantilismo – pseudo-terrorista – dell’anonimato… stile “tanto-mamma-non-mi-vede”… l’irresponsabilità eletta a regola…)
  • è l’affermazione di un’Identità contro le altre
  • è l'”esercito del Bene”, la Verità e la “cultura della Vita”
  • è la “sicurezza” e il “bene comune”
  • è la politica censitaria e la “sanitarizzazione”, che porta al controllo capillare degli individui e delle loro componenti (es.: DNA, iride, polpastrelli, etc… Si pensi anche alla “metafora” della tessera sanitaria unita al codice fiscale qui in Italia)
  • è il bipolarismo, la simulazione dell’alternanza delle ideologie che garantisce a lungo la permanenza sostanziale di una stessa oligarchia economica.

(Questo elenco si amplierà man mano… Seguono degli appunti per una prassi possibile).

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Occorre dunque (in questa fase di superamento capitalista della forma Stato, in questa occasione storica che dovrebbe spronare a mettere in atto vecchi e nuovi progetti ed esperimenti):

  • ripoliticizzare pensieri, scelte e gesti quotidiani (riorientando anche i condizionamenti più radicati, le abitudini)
  • ridefinire e marcare i confini netti di ideologie che non sono affatto scomparse (si sono semmai disperse nei frammenti e nelle germinazioni dell’immaginario, diffondendosi “viralmente”, secondo logiche “memetiche”, pre-simboliche)
  • progettare forme inedite di comunicazione informatica sfruttando le strutture esistenti (o creandone di nuove)
  • decontaminarsi dall’inquinamento delle informazioni e delle ideologie (dopo averne recuperato ed individuato le finalità strategiche e le “genealogie”)
  • studiare (parallelamente a strategie più “razionali”, alla costruzione di teorie, interpretazioni e ideologie) tecniche di sabotaggio psichico (nell’attuale guerra psichica o di memi), volte ad orientare le prese di posizione individuali nel senso dell’ideologia e della prassi (agendo dunque simultaneamente, – in termini psicanalitici – sia su un piano immaginario che simbolico… In termini psicanalogici, aprendo uno spazio embolico nel sistema dei segni e delle immagini)
  • progettare un’alternartiva anti-capitalista, non arcaizzante o regressiva (anti-tecnologica e pre-industriale), né autoritaria. All’insegna della responsabilità (in)dividuale e del rispetto
  • ricostruire una dimensione pubblica e un fronte di lotta agli interessi privati (a partire dalla spinta centrifuga della decentralizzazione… dell’autonomizzazione energetica… e della diffusione di un sapere politecnico)
  • invertire i processi di “privatizzazione” con la “riappropriazione collettiva”. Libera traversata dei paesaggi urbani. Riappropriazione degli spazi pubblici (come dei “servizi”, delle tecnologie e dei saperi).
  • Porre fine al feticismo del denaro e del lavoro (di matrice capitalista o meno). Creare nuove forme di scambio, valorizzazione e apprezzamento che tendano a rendere superflua qualsiasi mediazione centralizzata, organismo amministrativo preposto, divisione del lavoro…
  • ecc… ecc…

[*] Danno voce a tentativi di imbellettare di “verde” il Capitale Totalitario… o alle nostalgie di un Terrore giacobino inattuale quanto impossibile (visto che i “cittadini” si sono via via trasformati in consumatori dipendenti….).