videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “seconda morte

Suonare, risuonare e morire.

 Suonare strumenti (a corda, nel mio caso) è una danza di dita cui a tratti si potrebbe andar dietro con la voce… (chiaramente una danza sulle scale imparate e possibilmente dimenticate mentre si sta suonando… la mente è sempre da un’altra parte, per me, quando si suona).

 Viene prima il ritmo (lo sviluppo regolare e ciclico nel tempo di un movimento o di un legame che non distingue ancora tra musica e rumore) poi la simultaneità armonico-timbrica entro cui si sviluppa la melodia (l’emergere distinto delle frequenze regolari e in relazione armonica dal caos del rumore)… che si connette con la voce solo alla fine, deformando laringi e muscoli facciali, rendendo ciò che chiamano “soggetto” una specie di onda formante dell’onda portante (che si produce come ho descritto all’inizio, spingendo collateralmente alla secrezione, circolazione e consumo di umori di ogni tipo).

 Questo non vuol dire che ciascuno degli elementi autonomizzati che ho descritto (ritmo, armonia, timbro, melodia, voce, espressione) non possa riformare l’intero processo a sua somiglianza…

L’estasi (il sono-fuori-di-me, nel senso del suono più che dell’essere).

I musicisti non suonano… sono suonati.

(da “Come vivere senza essere in tre capitolazioni”)

Non sono “consustanziale” al sistema che contesto (non riconoscendone neanche la “sostanza”). Il sistema che fa sì che il mondo sia a noi comprensibile, la razionalità dell’Occidente e del capitalismo globale, si sovrappone ma non coincide col (sog)getto che sono. Non vendo i miei sogni, la mia (in)coscienza, la mia carne, le mie molecole, anche se son già pronti a prelevarmi DNA o a espiantare i miei organi! C’è qualcos’altro che resiste, c’è tutto che resiste (e non è il lacaniano oggetto “piccolo a”, nè un tag “a”). L’eccezione che (io) sono (o suono?) al sistema (anche se partecipo alla sua sostanza ovvero alla sua finzione, al suo spettacolo) non verrà più reintegrata. Come non sono reintegrabili le stelle e l’intero deserto che è la Realtà, per una posizione pur così intransigente e desiderosa di reinvestire.

(da “Chi è senza mercato scagli la prima pietra…”)

 Chi suona non sta suonando e dimentica quel che sa… le mani si muovono da sole… è un esercizio di dissociazione, di spossessamento… dell’autore, del soggetto, del musicista, ecc… che dovrebbe essere suonato prima di suonare… “Io sono”, nel senso di io suono…

 Suonare è sempre risuonare (è un fenomeno senza origine o fine, senza alfa & omega … ri-suoniamo sempre… neanche il silenzio è silenzio finché è possibile udire, finché c’è qualcosa).

 Il silenzio del silenzio, quello definitivo, comunque mi atterrisce… morire non è come addormentarsi… non mi si può dire “non è niente”… è niente… Come accettare allora di vibrare nonostante tutto (o il niente, che è lo stesso)?

Come non capire che vivere è un errore (un errare) che si paga infatti con la morte? forse giusto morendo… o vivendo… che è la stessa cosa… è quel che facciamo, in effetti… oscillando… (nessuno scampo gnostico).

Un brevissimo-lunghissimo riverbero di in-finito… piacevolmente incosciente, dolorosamente cosciente, dolorosamente piacevole, piacevolmente doloroso, incoscientemente cosciente, coscientemente incosciente, ecc…

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *

Con i miei amici dell’ex Volo Notturno, Fabio (autore della linea di piano nel video qui sopra) e Antonello, c’è stata una bella session il 26 dicembre 2012 (purtroppo senza testimonianze audio o video)… erano anni che non suonavamo insieme ma è stato come se non avessimo mai smesso di suonare.

Il metodo consiste in questo: uno comincia una struttura armonico-ritmica, l’altro la perturba con controtempi, rumore e dissonanze, poi si riporta ad un compromesso d’ordine per poi ricominciare con il disturbo… creare il vuoto per far infilare l’altro per poi, una volta che l’altro lo riempie, crearne subito un altro… il movimento sconnesso che consegue è più o meno come l’eracliteo: “Dai discordi splendida armonia”.


E’ ri-morto.

“Questo quadro!…”, gridò il principe, come colpito da un’idea improvvisa. “Questo quadro!…”, ripeté.
“Ma questo quadro può far perdere la fede!”
“Infatti la si può perdere”, confermò inaspettatamente e all’improvviso Rogòzin.

(F. Dostoevskij – L’idiota)

In effetti è un quadro che va persino oltre i peggiori incubi di Quentin Tarantino (poiché rimane indefinitamente lì, in un teatro misero di cui sfonda la quarta parete, senza redenzione alcuna)… Un quadro ateo. La Kristeva ha scritto un saggio a tal proposito in “Sole nero – depressione e malinconia”

RESTIAMO UMANI.

Basta discorsi vittimari. Non c’è bisogno dei “nostri morti” e tanto meno di fratellanza per poter parlare, pensare, emozionarsi, agire. Questo è pasto totemico, necrofilia… quello che il cristianesimo chiama “comunione”. Non vedere il contesto generale, incantarsi a guardare un dettaglio… seguire lo sversamento del mainstream. Sentirsi fratelli. Essere conformisti.

Basta leggere o rileggere qualcosa di Nietzsche, Stirner, Lautréamont o Foucault… per capire come l’umanità sia un’invenzione… una divinità subdola.

Giustamente Nietzsche collocava il tentativo fallito di superamento dell’umano al mercato, in Così parlò Zarathustra… “Tutti gli uomini sono uguali” lo dice il mercato… e lo sono davanti alla merce (prima che alla Legge, anch’essa una merce ideologica, usata da una classe che nasconde continuamente i rapporti di disuguaglianza profonda, se non la violenza più efferata, dietro concetti astratti e “umanitari” appunto). E non a caso Marx parlava del denaro come dell’equivalente generale di tutte le merci… L’uomo liberale, in quanto misura di tutte le merci (più che di tutte le cose), diventa il denaro stesso (o, nella forma peggiore, il capitale, soggettivandolo)… Per l’uomo liberale, borghese, gli uomini diventano il prezzo giusto… merce o denaro equivalente. E si può acquistare il loro tempo e la loro vita, in maniera più o meno giusta. A questo punto la legge della domanda e dell’offerta, la “mano invisibile”, farà il resto… e alcune vite umane finiranno per non valere niente…

L’Umanità, la Fratellanza, le Famiglie, le Nazioni sono delle prigioni, dei bracci della morte… Viviamo in degli “isolati” che ricordano le baracche dei campi di concentramento e ancora parliamo di umanità senza vedere cosa abbia comportato questa livella insensata e indiscutibile… o questa bandiera comune che spesso si sventola, come se fosse neutrale e fosse cosa buona e giusta… Ognuno di noi è differente e singolare, speciale (anche senza specie, senza specchio), irripetibile… questo è il bello. Le combinazioni sono incalcolabili. Eccedono l’immaginazione e le categorie. Questo traboccare scioglie i recipienti astratti, li rovescia sui pessimi inventori delle barriere, dei confini, delle composizioni di classe… Prima di porre l’umanità al servizio della “lotta di classe”, occorrerebbe rivedere le tassonomie di Linneo e quanto siano cadute in disgrazia, grazie all’inclassificabilità dei funghi, per esempio… Ecco, mi cito: “Siamo saprofiti temporaneamente umani”.

Non “restiamo umani”. Noi moriamo. Allo stesso modo, viviamo… temporaneamente… e non c’è trascendenza che tenga…

Ciò che ci avvicina non sono delle finzioni (quelle servono ai p.r. del Circo Barnum della politica o dei social media), ma la consolazione reciproca e occasionale da questa disperazione (questa sì, umana e solo umana) di fondo… o le scosse mortali/vitali dell’orgasmo… Non sentite anche voi come vi lavorano dentro i funghi? Come voi stessi siete in qualche modo già ora i funghi che vi attraversano e vi trasformeranno in concime? Occorrerebbe una macchina per tagliare i nomi astratti dalle nostre teste…

De-composizione di classe…

“Dichiarazione universale dei diritti umani”:
« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».
Fratellanza? Ragione? Coscienza? Nascono liberi e eguali di diritto, ma poi?… se non si sentono “fratelli”? se sono irragionevoli? Se sono incoscienti, matti, idioti?… C’è la galera, il manicomio, la guerra, la repressione, ecc… E quanto alla Costituzione Italiana: cos’è questo umano (che qui si circoscrive al pericoloso e semplice “cittadino”) “senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione” se non moneta vivente, merce su due gambe, merce al lavoro, uno schiavo col contentino della medaglia della “dignità”?… A me l’umanità fa orrore. Ci sono alcune persone… ecco tutto… ognuno si scelga quelle che ritiene più simpatiche e non pretenda di imporre la sua simpatia come un valore astratto valido per tutti… (diffidare dei simpaticoni…). La regola generale, per quel che so e ho visto sino ad ora, è che per lo più ci stiamo tutti reciprocamente sul culo… La fatica è non far sì che questa cosa diventi un problema, con “maggioranze” o “minoranze” (…rappresentanti di una classe) che intendano soggiogare a sé tutti gli altri (inclassificabili soprattutto)… con strumenti e linguaggi comuni (monete, etimi, simboli, immagini, memi, narrazioni, ideologie) concepiti fin dall’inizio per innescare e incentivare competizione, sopraffazione e sfruttamento…

“Per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno di fuoco e di zolfo: questa è la seconda morte” (Ap 21,8).

Ma siamo così sicuri che la morte spirituale (la seconda morte, in quanto la prima sarebbe quella “corporale”) sia una brutta cosa? Forse il cristianesimo esperisce la morte in maniera poco onesta… la fiction improbabile e costruita su paure e puntelli ancestrali che edifica per far accettare l’inaccettabile forse cancella la realtà: la condizione miserabile dell’esistenza umana. Bella quanto effimera… nata come rottura di un equilibrio che non ci prevede mai come entità autonoma e assoluta, ma come vibrazione momentanea… come quella della codina perduta dello spermatozoo che eravamo. Io non credo in una folla di miliardi di spettri in attesa di giudizio. La sentenza è già scritta. Morirete punto e basta. Tutto questo non doveva esserci. Senza considerare che senza una perfetta morte o nerezza non rinasce proprio niente. La nigredo è nigredo. Non altro. Quel che muore è l’umano, la persona che egoisticamente vorremmo durasse in eterno… Ma perché poi? A far che?… Sopravvivono i funghi, le ife, le spore… e la polvere.