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La “questione femminile” sepolta tra legislazioni d’emergenza, retorica dei “diritti umani” e “riformisti”.

Io sono stata sempre contraria all’introduzione del femminicidio come reato in Italia, così come dell’aggravante di femminicidio, per i motivi, di carattere giuridico, sociologico e politico che ho ampliamente spiegato in varie mie pubblicazioni.
Gli interventi adeguati che dovrebbero essere posti in essere in materia, sono quelli già segnalati come urgenti alle Istituzioni italiane dal Comitato per l’applicazione della CEDAW nel luglio 2011.
Ritengo tuttavia, sotto il profilo della tutela penale, che la legge Mancino andrebbe estesa anche alla discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale. […]

Se oggi l’ONU (e di conseguenza l’informazione di massa) parla di femminicidio anche in relazione all’Italia, è perché ci sono state donne che qui ed oggi, da anni, hanno reclamato il riconoscimento anche per le donne, in quanto donne, di quei i diritti umani affermati a livello universale, ed in particolare del diritto inalienabile alla vita e all’integrità psicofisica.  […]

 E allora il nostro ruolo è fondamentale per far si’ che la violenza contro le donne rimanga tra le priorita’ dell’agenda nazionale.

(da “Perché si chiama femminicidio” di Barbara Spinelli)

Basta anche leggere solo le conclusioni (o le citazioni qui sopra) di questo articolo sul “femminicidio”… per capire che si insiste troppo (del resto è una giornalista di Repubblica… e non solo!…) sulla questione dei diritti umani universalmente riconosciuti (a prescindere da una certa enfasi emotiva sul dispositivo vittima/colpevole che piace tanto al mainstreamsensologico a 360°)… che sarebbe una testa di ponte per porre la violenza contro le donne all’attenzione dell'”agenda nazionale”… Io temo che le donne rischino di dimenticare completamente la loro questione (ma è senza dubbio questo lo scopo recondito), se rincorrono tali “riconoscimenti”… Ma qual’è la “questione femminile” (che evidentemente non tutto il femminismo pone) se non il conflitto contro la riproduzione del dispotismo patriarcale, dell’ordine familiare e del capitalismo?… A me sembra che ormai quasi tutte le sedicenti “femministe” chic che si agitano per un posto a tavola, questo lo ignorino completamente… quando non cercano di neutralizzarlo con cagate imperialiste come l’ONU… che istituzionalizza la liberalizzazione o la lottizzazione degli orientamenti sessuali dei generi, in un senso che oscilla tra porno-catalogismo e nuova pedagogia sentimentale, con i corpi de-colonizzati dal patriarcato lasciati liberi di autodeterminare la loro nuova schiavitù, di rivendicarla… come buona norma universale di uguaglianza al cospetto di un mercato “globale”, decisamente iniquo e criminale o come grimaldello per il consenso interno in chiave anti-islamica, guerrafondaia o repressiva… Una duplice necessità di ristrutturazione basata sulla differenziazione delle merci e sull’allargamento al ribasso della base di capitale variabile, quello umano, di cui disporre… da tenere in waterboarding, tra l’universalità astratta dei “diritti umani” e la violenza fisica privata…).

 (Certo… Poi arriva l’ANSA, ripresa anche da altri giornali, come segnala FaS, che fornisce delle scuse incredibili ad un sarto che non avrebbe potuto trovare di meglio per uscire dal suo “tunnel” che accoltellare sua moglie infermiera che voleva tornare in Puglia… il lessico usato è davvero allucinato. E’ evidente dunque che c’è un problema di comunicazione… da parte dei media… che si fanno agenti di una continua intimidazione implicita rivolta a tutte le donne… come i femminicidi, gli assassini in questione, sono in fondo una sorta di corpo speciale di volontari, cani sciolti, agenti di una polizia privata irregolare, per il mantenimento di un ordine pubblico e simbolico che resta fondamentalmente, come si diceva una volta, fallogocentrico…).

 C’è poi chi scrive un manifesto (tradotto qui) che invoca un’internazionale femminista, contro il colonialismo, le destre risorgenti (un classico spauracchio dell’“intellighenzia”, che si solleva per lo più per far accettare i peggiori compromessi “riformisti”…) e le strumentalizzazioni neoliberiste (insomma si invoca ancora un welfare in decomposizione, inevitabilmente, per effetto della macchina capitalista, non solo neoliberista, inceppata… e che si vorrebbe infinito, nel tempo e nello spazio, indipendente dalla suddetta macchina… ancora il “diritto”, dunque ancora richiesta di leggi ad hoc, garantite nientedimeno che da s. Holland, dunque dalla marcita retorica del socialismo europeista, che si preferisce in questo caso alla forma astratta dei diritti fondamentali… che qui sono per lo meno messi tra virgolette…).
In Italia invece, a detta dell’ANSA, in modo decisamente delirante, si invoca l’ONU davanti a Montecitorio per i femminicidi…
La rete in questione è questa… che richiede, tra l’altro come molti altri (tra cui i negriani), il reddito di cittadinanza… ovvero la resa al totalitarismo che ingloba tempo di lavoro e tempo libero, patteggiata con un’elemosina di stato (certo… non dico che non risolverebbe qualche problemino… almeno distribuirebbero un po’ di fiches per partecipare a questa roulette… Ma per me il problema resta – e deve restare – quello di come non partecipare a questo gioco coatto, come rovesciare il banco, come non sedersi alla mensa del Signore in attesa della resurrezione del valore).

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