videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “società gassosa

“Peto della mia verga”

Quando dico:
Merda, peto della mia verga,
(con tono imprecatorio, quel peto, eruttando sotto i colpi di stivale della polizia),
quando dico orrori della vita, solitudine di tutta la mia vita,
cacca, segreta, veleno, GENIA DI MORTE,
scorbuto di sete,
peste d’urgenza,
dio risponde sull’Himalaya:
Dialettica della scienza,
aritmetica del tuo usufrutto, esistenza, dolore, osso raspato dello scheletro del vivere contro Aziluth
al quale,
io,
io dico ZUT

(Antonin Artaud)

“Lunga storia che condurrà il corpo del despota assassinato, disorganizzato, smembrato, limato, nelle latrine della città. Non era già l’ano a staccare l’oggetto delle altezze e a produrre la voce eminente? La trascendenza del fallo non dipendeva forse dall’ano? Ma esso si rivela solo alla fine, come ultima sopravvivenza del despota scomparso, il retro della sua voce: il despota non è più altro che questo «culo di topo morto appeso al soffitto del cielo». Gli organi hanno cominciato con lo staccarsi dal corpo dispotico, organi del cittadino drizzati contro il tiranno. Poi diventeranno quelli dell’uomo privato, si privatizzeranno sul modello e sulla memoria dell’ano destituito, estromesso dal campo sociale, assillo di puzzare. Tutta la storia della codificazione primitiva, della surcodificazione dispotica, della decodificazione dell’uomo privato è inclusa in questi. movimenti di flusso: l’influsso germinale intenso, il surflusso dell’incesto reale, il riflusso d’escremento che conduce il despota morto alle latrine, e ci conduce tutti all’«uomo privato» di oggi – la storia abbozzata da Artaud in quel capolavoro che è Eliogabalo. Tutta la storia del flusso grafico va dal flutto di sperma nella culla del tiranno, fino al flutto di merda nella sua tomba-fogna – «ogni scrittura è porcheria», ogni scrittura è questa simulazione, sperma ed escremento.
Si potrebbe credere che il sistema della rappresentazione imperiale sia malgrado tutto più mite di quello della rappresentazione territoriale. I segni non vengono più iscrittti nella viva carne, ma su pietre, pergamene, monete, liste. Secondo la legge di Wittfogel della «redditività amministrativa decrescente», ampi settori vengono lasciati semiautonomi, in quanto non compromettono il potere di Stato. L’occhio non trae più un plusvalore dallo spettacolo del dolore, ha cessato d’apprezzare; si è piuttosto messo a «prevenire» e sorvegliare, a impedire che un plusvalore sfugga alla surcodificazione della macchina dispotica”.

(da “L’anti-Edipo” di Deleuze-Guattari)

“Ti hanno tagliato la parte…”, diceva un tale nelle pause di non-lavorazione di un film.
Il punto è che nessuno saprebbe cosa fare nella vita reale… sembra che ci sia solo questa recita, questo récit, questo gioco di ruolo, la cui regola principale è:
“Non si esce…”.
La seconda è ri-petere (ri-chiedere-per-ottenere), più che ri-cantare la me-lo-dia del se-lo-prenda. O forse si dovrebbe dire più propriamente “ri-petare”… se è vero (come notavano Deleuze e Guattari) che ad ogni elevazione corrisponde un peto.

Insomma ci si aspetta sempre qualcosa di consonante, melodioso, armonico… il che vuol dire con ogni evidenza che ci si eleva su una base di dissonanze, ensemble pletorici, disarmonie… o meglio, proprio di rumore… scorreggioni insomma. Non si canta (o recita) di testa, di gola o di diaframma… ma di culo. La prima divisione del /dividuo è questa: Io e Cacca. Non dunque i vapori acquei e l’anidride carbonica della voce, ma i gas sulfurei e il metano della fermentazione intestinale… (che è più o meno quello di cui odorerebbero i panciuti pianeti gassosi… o la flautulenta, corrosiva e nuvolosa Venere… mitologicamente nata dai genitali recisi del Tempo… da cui la sintesi poetica di Artaud… circa il “peto della mia verga”…).

La tempesta su Saturno, per esempio, è un immenso peto pluri-tonante che si avvolge in spirali e perturbazioni titaniche…

Ebbene sì… il sublime Saturno, divoratore dei suoi figli, dio dell’età dell’oro, Tempo personificato, depressione plumbea, falciatore di gambe (specie quando si tratta di fissare il volatile Mercurio), scorreggia come un colossale ragazzino impertinente…

Per fortuna ci sono i fulmini

Annunci

Pluriball, unabomboler e gasssssssss…

“Nella società del controllo l’impresa ha sostituito la fabbrica, e l’impresa è un’anima, un gas”.

(Gilles Deleuze)

Il corpo sociale putrefatto fermenta e il metano che si libera gonfia le bolle finanziarie. Ma prima o poi, quando il corpo si saponificherà, si sgonfieranno tutte… (già sulla superficie maleodorante si formano piccole reti informatiche che tentano di organizzare in produzione il tempo libero con lo stesso beneficio collettivo, reale o virtuale, che potrebbe avere far scoppiare le bolle d’aria degli imballaggi di plastica, del cosiddetto pluriball…). E’ chiaro che in questo caso la strategia dei funghi sarebbe la più lungimirante… Preparerebbe persino l’humus dell’erbetta nuova.


Se acciuffano l’unabomboler magari la “società civile” (quella del cordogliodei “piccoli angeli” e della Koesione®) avrà modo di cimentarsi in un linciaggio… (meglio espellere da sé quello che sotto sotto si è… meglio il gas in rete che quello delle bombole… fa niente se soccombono economie di interi paesi, per lucrare sui gasdotti).
Del resto il moto browniano delle molecole di gas mi pare una metafora (e non solo!) più idonea a definire i movimenti di compravendita di titoli (sotto “pressione”) sui mercati… la “liquidità” è cosa superata, roba da petrolio… roba da Bauman… Ora è il momento del gassssssssssssss… dalla società liquida alla società gassosa

C’è una guerra sottotraccia sul gas greco… per via di un paio o tre progetti di gasdotto (per le varie percentuali e destinazioni di sfruttamento dei progetti South Stream e Nabucco)… Quando si parla di crisi e di cifre miliardarie si parla di asset strategici, mica di somme di azionisti che piovono dal cielo… (la finanza si illuderà pure di essere autonoma, di produrre D’ da D, denaro dal denaro… ma sempre su un corpo mefitico si innesta).

PS: La decentralizzazione energetica diventerà sempre più una questione di vita o di morte… (non è solo una questione politica). Dovesse andar male potremo sempre consolarci facendo scoppiare le bolle del pluriball sotto i ponti, come in foto…