videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Articoli con tag “sog-getto

La speranza è l’ultima a morire (purtroppo…)

Chi di speranza vive, disperato muore
(mio nonno)

La peggiore delle attitudini umane, la droga più potente… quella che fa avere le traveggole, fa credere alle allucinazioni, sbilancia la realtà verso un solo lato, la fa collassare verso un centro che non c’è… cerca di porre fine a qualcosa che fine non ha… è solo una funzione del tempo in cui sono immersi i viventi, l’attitudine ad una falsa preveggenza, che prevede, individua, solo il presente-passato, predestina tutti ad un destino miserabile di imbecillità generalizzata, cancella il futuro, invece di accoglierlo… Saremo sempre senza speranza, disperati. Possiamo giusto avere una certa grazia, frattale, geometrica, simmetrica… avendo dentro al contempo la disgrazia, la distruzione delle forme, il caos, l’asimmetria.

A-venirei -getti nei sog-getti e negli og-getti… variamente condensati, rappresi nel fondo del vaso di Pandora.

– Fuggi, fuggi, Speranza…

P.S.: Inventeremo una nuova lingua fatta di lacrime, che chiameremo “desperanto”.

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To be a roll and not to rock

…ma potrebbe anche intitolarsi: unstabilized vs steady.

Esse est percipi aut percipere.
 (George Berkeley)

A proposito di visione periferica, cui si accenna oltre: fissando uno dei quattro punti arancioni, dopo pochi secondi, gli altri scompariranno dalla vostra vista.
Questo perché la visione periferica non è in grado di rilevare molti dettagli e predilige il catturare il movimento.

Facciamo così… cambiamo titolo…

FUORI QUADRO

Sono le nostre percezioni a non avere uno scorrimento verso il basso (eccetto quando stiamo cadendo) o un oscillazione nell’interpretazione neurologica delle percezioni così repentina come nelle riprese “mosse” e nel montaggio frenetico (massimo un secondo prima del taglio successivo) di tanti film d’azione, per esempio… Queste due variabili (blogroll o riprese “mosse”) dipendono solo dal quadro (il frame che incasella, cataloga e scherma tutto il resto). Basterebbe rompere con le cornici e i frame, esercitare diversamente e consapevolmente la vista, per liberarsi di questo condizionamento cognitivo. O sviluppare strumenti meno compatibili con l’ideologia dominante.

Perché “su” dovrebbe essere più cosciente, aggiornato, presente, attuale? mentre “giù” è il luogo della memoria, della dimenticanza, delle tracce che (si) cancellano? Perché quando mi sveglio ho la netta impressione di riemergere e, al contrario, quando mi addormento, mi sembra di sprofondare nel sonno? Mi pare un po’ limitante… non sono un sub-iectum.
Perché oscillazioni repentine e tagli continui del flusso percettivo dovrebbero comportare concitazione, surplus emotivo, ecc.? Tutto ciò avviene nella realtà continuamente, ma l’assenza di quadro, quando non stiamo davanti ad uno schermo, rende  molto meno preoccupanti certi movimenti precari e incerti (come anche la cecità intermittente dovuta alle saccadi…).

Dunque, relax

P.S.: La tecnologia attuale (sempre attenta a prevenire e sussumere il possibile sovvertimento dei suoi paradigmi e dei suoi programmi) tende ad estendersi al di là della cornice e del quadro (o estendere il concetto di frame per meglio mascherarlo) con i nuovi schermi avvolgibili, che potenzialmente avvolgono lo spettatore a 360° costringendolo ad una visione sempre più simulata della realtà (così non sfugge neanche la visione periferica!)… Ancora più spinta l’idea totalmente spettrale delle teleconferenze con ologrammi… e del molto probabile  sesso con ologrammi prossimo venturo…


La coscienza

ovvero

 a proposito di “ghiribonzi”, di “aùro” pugliese e “ìndico” velletrano.

– da un dialogo su FB –

IO – Abbiamo un nemico interno, ma non è la corruzione (come sbraita Piero Pelù)… sono i ghiribonzi. I “ghiribonzi”, familiarmente detti anche “pali”, sono esseri notturni che abitano nei corridoi, come anche l'”aùro”, sorta di troll peloso presente, oltre che nei racconti popolari pugliesi, anche in qualche quadro di Füssli, in forma di succubo. Hanno presumibilmente gambe corte, altezza che varia dai 60 ai 200 cm, andatura lenta durante lo svolgersi degli incubi notturni, capace però di aumentare considerevolmente, in simultanea con l’esito horror del finale dei suddetti incubi, quando divengono invisibili e infine si avventano sul sognatore, cinturandolo con una scossa elettrica paralizzante al ventre.
PS: Si possono annientare solo riuscendo a parlare, gridare o, ancora meglio, soffiando col naso… dato che risulta difficile, da “paralizzati”, svolgere la “manovra di Valsalva”.

CM – A Velletri lo chiamano Indico!

IO – Ecco:

“L’ìndico” (di Roberto Zaccagnini)

Erno dó’ mesi che Filomenaccia
tenéa l’Indico, ma ’o tenéa de brutto …
de notte ‘n piommo a ’o stommico, poraccia,
’n sapéa che fa’: era provato tutto!
I stròleghi ’era ’ntesi tutti quanti,
fina che u’ llegramante de Schinetta
glie disse: “Filomè, ’n ce stanno santi,
te l’hai da còglie da ’sta casa infetta.
Chisto, ’o vé’? è tarmente aradicato
che nu’ lo scoti manco si vè’ ’o prete.
Gnente acqua santa, zorvo, né ramato …
da’ retta a mmi: meglio che v’’a cogliéte”.
Cossì areddusse i commedi ’a mmatina,
e ’o marito ce revempì ’a cariola.
’O bammoccio portéa ’na concoglina
co’po’de badanai e dó’ lenzola.
Filomenaccia era abboticciato
drento a ’na canestra ’o matarazzo,
s’’o misse ’n capo, ma arivà ’o cuinato
e se fermàne là denanzi ’o stazzo.
Dice: “Che v’’a cogliéte?” – “No, pe’ ’n cazzo ..!
Che glie pigliésse ’n corbo andó se trova!”.
E l’Indico da ’n cima ’o matarazzo:
“Gnamo, cuinà, che gnamo a ’a casa nova!”.

(“ìndico”, dal colore indaco; anche specie di folletto che, nella credenza popolare, immobilizza gli arti alle persone durante il dormiveglia).

CM – Si esatto, proprio lui. A mia nonna appariva di notte, immobilizzandola e “succhiandole il respiro” come sosteneva lei… L’unico modo per mandarlo via era mangiare qualcosa sulla tazza del cesso e recitare: “Indico, vie’ a magna’!”, cosi lui, schifato, andava via…

L'ìndico secondo Cristiano Mancini

IO – Taluni psicologi (un cognitivista, in particolare) sostengono si tratti di narcolessia. Ipotizzano che certi effetti paralizzanti durante la fase REM del sogno, siano dovuti a meccanismi autoimmunitari impazziti, che finiscono per bloccare il respiro regolato proprio dal “midollo allungato”… e aggiungono (comicamente) che certi sintomi durano tutta la vita. Per me la malattia di cui parlano costoro, ciò che si comporta troppo spesso da parassita del corpo, ha un solo nome: “coscienza”… e le cause di certi fenomeni non sono solo biologiche come vorrebbero far credere (perché così sempre più siamo considerati… materia biologica da utilizzare in qualche modo per l’altrui godimento). Così non ne verranno mai a capo. Non si possono comprendere certe esperienze se non si combattono e spezzano le relazioni ana-logiche (il legame insistente, ripetuto, “profondo”) tra determinati rapporti sociali (familistici per lo più), associazioni mentali, emblemi culturali, immagini del corpo, etc…
Questa “scienza” inesistente (questa lotta contro gli spettri, anche culturali) l’ho chiamata “psicanalogica”.

CM – Sì… anche secondo me, il rapporto di questi eventi con la nostra natura profonda, con le credenze e le connessioni familiari/culturali è inscindibile… per questo bisogna scavare nei miti!… Si ritorna al discorso dei nostri nemici interni.

IO – Esterni si spera! (Non a caso l’esorcismo di tua nonna veniva pronunciato sul cesso… sono nemici che vanno evacuati da sé e dati in pasto alle tante coscienze di merda che vagano come nervi vaghi, a mettere ansia… ma probabilmente si può solo oscillare tra coscienze di merda, parassitarie, ansiogene a sproposito e coscienze in sintonia con i -getti che le compongono e scompongono, con l’ambiente, il paratesto, che le fa emergere  come sub-iecta o, piuttosto, le rigetta, lascia che si presentino, come triade giudice-protagonista-pubblico, su una specie di proscenio o di specchio o di schermo… riparo provvisorio dalla linea di fuoco tra futuro e presente-passato).


L’ipotesi perversa III

non un “di più”, una finzione, una plasmazione, un’aggiunta… ma un reiterato lavorio della morte applicato a punti precisi secondo un pro-getto (non un sog-getto o un og-getto) emblematico d’e-sistenza (stesso etimo di “estasi”: ēx=«da» o «a partire da» + sistere, forma secondaria del verbo sto, -as, stĕti, stātum, -are=«stare»)… non una genesi d’argilla, ma sculture, disgiunzioni, divisioni, insiemi complessi scavati nei sistemi… tutt’altra cosa che, semplicemente, sfasciare, devastare, distruggere, annichilire

qui la prima e la seconda parte

Una certa nausea e un certo disgusto 

Come fanno i pensatori critici quando scrivono di rapporto di “dominio” (accanto al meno equivocabile “sfruttamento”) a non leggervi qualcosa di perverso?… è scandaloso (o, meglio, noioso e prevedibile) che alla fine, per lo più, si goda di ciò che si critica (=si declina in tutte le salse, moltiplicandone le possibilità, le affinità, la capacità penetrativa… ops!). Per fare un esempio di dividue tra le più dominate: non intrattenevano forse le streghe (nel demanio) rapporti col demonio-dominio? Parte dell’energia impiegata nel dominare viene scaricata (con brevi soddisfazioni che si pagano care prevalentemente per chi è dominato) in sesso, orge preparate, organizzate, pianificate  (come per esempio nelle dark pool o nelle rivoluzioni colorate o nei bombardamenti, nelle stragi mirate)… va a puttane. Ma solo per ricaricarsi, per pompare nuova tensione da scaricare. Le politiche della dilazione libidica, della sua negazione fino allo spasimo (dal sesso taoista all’austerity, etc…), degli strozzamenti (“breath control”) o strozzinaggi, servono a questo.
Verrebbe voglia di non godere (e criticare) più… e non so se per troppo appagamento o troppa lucidità. Altri comunque, più sprovveduti e ingenui o affamati, sognerebbero ad occhi aperti rapporti “kinky” o “fetish” e ripartirebbe la sex machine. Anche dopo milioni di morti, se dovesse prevalere temporaneamente la soluzione frigida (più che finale) tra chi comanda e domina.

Il problema è dunque la macchina… da S-LOGARE, riassemblare con giunti diversi secondo un progetto (munista, dividualista, decentralizzatore, anomico, anti-identitario, anti-umanista, anti-universalista, ecc… illegibile per i fan dell’Essere e dei suoi sistemi, a-linguistico) che predisponga a RISLOGARE… non dando il tempo né di godere, né di criticare… mutando il giogo in gioco, senza lamentarsi amleticamente dei tempi “out of joint” in cui viviamo. Usare ripetutamente l’ascia (per spezzare i giunti e le articolazioni che impediscono o costringono i movimenti nel giogo della macchina o dividere i blocchi, squarciare i contenitori, insistendo con precisione sul punto che si è cominciato ad attaccare fino a liberare nuove forme) come suggerisce in questa intervista una incredibilmente sorridente Diamanda Galas (nonostante parli di morti violente, genocidi dimenticati e antiche maledizioni, del “crescere contro” qualcuno). Minuto 8:20 a proposito di Henri Michaux:

Dice così:

“It’s a axe. Michaux believed that in order to actually effect the axe you had to hammer it. He really tried to make it real, not just in artistic statement, but really…”.

Più o meno:

“[Defixiones] è un’ascia. Michaux, credeva che per rendere efficace un’ascia occorre martellare. Cercò realmente di rendere questo reale, non solo in senso artistico, ma realmente”.

 

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Allego una lettura da J.F. Lyotard, capitolo “Il Negozio” da Economia libidinale che mi ha fatto pensare sulla questione del meccanicismo (vi ho letto in tralice anche una critica al suo amico Deleuze) e del senso con cui non si dovrebbe intendere la “macchina”, come struttura in gioco  (si suppongono noti i termini “isonomia” rispetto all’anello centrale delle leggi, lo zero anale per Lyotard, dell’agorà che riunisce i guerrieri sapienti… così come la “circonversione”, etc):

In particolare, questa operazione politica determina l’istituzione del clivaggio fra valori d’uso e di scambio. I corpi in gioco nella politeia, e in Aristotele i beni e i bisogni in gioco nella koinonia, se possono essere scambiati in base alla legge dello zero finale, è perché hanno subito inizialmente la rigida «educazione» libidinale che permetterà di non lasciare in piazza, sull’agorà, sul mercato, che segmenti di banda in cui il godimento sarà istanziato convertibil­mente. L’equivalenza mercantile è il doppione dell’omosessualità politica; i segni del più e del meno possono essere applicati a questi pezzi di corpo e ai flussi che li attraversano, poiché, essendo stati posti come omogenei, sono quantitativamente stimabili. Quel che Aristotele, primo degli economisti politici, chiama bisogno, chreia, è ciò che la carica pulsionale che spinge al godimento diventa in un segmento del corpo isonomico, circonverso. E il valore d’uso di un bene, che nelle condizioni del cerchio è il suo valore in godimento, sarà la capacità che questo bene ha, innestan­dosi sul segmento del corpo desiderante, non solo di condurlo alla scarica, ma di rendere il prodotto di questa nuovamente ripiegabile sul mercato, e annullabile nella compensazione finale delle perdite e dei guadagni. Di conseguenza, valore d’uso immediatamente subordinato al valore di scambio, godimento più nel senso degli econo­misti che in quello degli erotologi.
Questo non vuol dire che non esista, che sia illusorio o alienato. Nient’affatto, e noi ostentatamente voltiamo le spalle a questa vecchia critica. Ancora una volta, per sostenerla, bisognerebbe poter parlare di un corpo libidinale totale di una banda o di una collezione di organi investibile in ogni punto, atta a godere ovun­que senza residuo, in rapporto alla quale ogni godimento istanzia­to qui o là non lo sarebbe che al prezzo di una vera e propria amputazione. La riconosciamo, questa vecchia fantasia, noi econo­misti libidinali, non si tratta tanto del godimento come fantasma (idea tutto sommato triste e nichilista), ma piuttosto dell’immagi­nario della totalizzazione, di un Eros senza pulsione di morte (o riconciliato con essa, Marcuse), di un’unità senza perdita. Idea non lontana, per strano che possa sembrare, dal meccanicismo: perché in questo, come in ogni teoria fisica del movimento, è assente l’ipotesi che un disordine insopprimibile, irreprimibile, possa, in momenti imprevedibili e secondo modalità non valutabili, sregolare le organizzazioni dei movimenti e smembrare i corpi meccanici. Al contrario, la pulsione di morte di cui parlava Freud, che sostiene il nostro economismo libidinale, implica un fantastico caso (non in se stessa, ma per la sua indiscernibilità), e Freud la chiamava di morte proprio perché questo caso comporta inevitabilmente la rottura dei dispositivi in atto, la loro necrotizzazione, così come il «buon funzionamento» di questi dispositivi – ad esempio quello dell‘isono­mia dei cittadini e delle merci – soffoca con la sua musica armoniosa lo stridere e le grida dei segmenti del corpo-banda, privati della circolazione dei flussi libidinali, prosciugati, sterilizzati, raggriccia­ti: gli evertiti fuori circonversione.

 

 


Dividualismo e diritto internazionale

Il diritto internazionale deciderebbe dello stato d’eccezione dell’eccezione. Nasce in negativo, a partire da atti violenti (militari) e per legittimare nuovi atti violenti (militari). È la tautologia della violenza tra le nazioni. Può esistere un diritto alla guerra quando la guerra è la violazione di quello stesso diritto? una “guerra giusta”, come la chiamò Obama nel discorso che tenne in occasione del suo immeritatissimo “premio Nobel per la pace” (tramutatasi nel tempo in diritto di ingerire negli affari interni di qualsiasi stato o individuo, in sorveglianza e spionaggio a 360 gradi, in strategie “light footprint” di condizionamento e destabilizzazione di stati poco collaborativi e nel diritto di uccidere chiunque e ovunque nel mondo, mantenendo un rapporto formale di non belligeranza tra stati)? Chi sostiene i “diritti umani” non sono forse le stesse nazioni che hanno posto delle norme per legittimare la loro violazione di quei diritti? Chi può stabilire se una guerra sia legittima o illegale se non vi è un terzo giudicante neutrale (o, meglio, un arbitro imparziale più potente delle nazioni, un governo mondiale, una costituzione mondiale,  invece di un insieme di consuetudini messe su appositamente per essere violate…)?
Tutto questo farsi guerra tra nazioni fino ad ora sembra che sia la premessa logica di un futuro paranoide governo mondiale… della perfetta distopia totalitaria, della violenza sistematica globalmente dispiegata.
Ci si dovrebbe decostituire come eccezione dell’eccezione dell’eccezione. E dato che i soggetti del diritto internazionale sembrano essere gli “individui”… il primo passo sarebbe quello di decostituirsi da individui in dividui.

Individuare delle comunità (prevalentemente su basi nazionalistiche, etniche – termine politicamente corretto per “razziali” – e religiose) per riunirle in continenti-contenitori da inglobare ulteriormente, come in una matrioska, sembra essere il loro gioco. Estendere l’appropriazione e la privazione (regolata per es. dai vari diritti privati) universalmente… (internazionalmente non basta).

una foto scattata da Milla Jovovich, presumibilmente nella cameretta di sua figlia


L’ipotesi perversa II

[Qui la prima parte].

Questi («ma chi?… i “cittadini”? i “consumatori”? i “lavoratori”? gli “utenti”? i “pro-sumer”?») non sono dei sentimentali (niente tragedie, sacrifici, violenze, paure, sacralità, Girard, Hobbes…), ma dei goduriosi (che godono per conto terzi senza venire mai, fingono grottescamente di godere o, dato che sono finzioni essi stessi, è di questo che godono)… governano coi tasti “mi piace” e “condividi”La macchina statale s’è fatta social. Ci aderisce per trasparenza, come un layer sovrapposto personalizzato, ci fotoritocca, ci sottopone al riconoscimento facciale, ci simula…

…una palpatina, una molestia, un insulto, un furto d’identità, un drone con cannoncino… Non si incarcera e non si uccide più: si banna (occultando le spiacevoli conseguenze di cui sopra che di tanto in tanto riemergono come snuff…).

Le telecamere piazzate un po’ ovunque sono per voyeurismo simulato non per controllo… Alla lunga ci si stanca pure a sorvegliare o sorvegliare diventa impossibile (addio Foucault e Deleuze) e si ricorre ad algoritmi interpretativi, macchine predisposte all’eccitazione. L’importante è (far) godere dell’attimo intenso in cui viene ripreso l’atto sanzionato dalle leggi-LOL. Possibilmente sgranato e fuori fuoco al punto giusto… con un tocco di mistero… qualche pixel di desiderio da aggiungere (voglia di hi-res, HQ, iconcine animate, loop). Il massimo sarebbe riprendere alieni, mostri, zombie, vampiri, mutanti… erotizzerebbero anche l’orrido… anzi, l’hanno già fatto.

Un capitolo a parte meriterebbero le simulazioni audio (musica, colonne sonore, muzak, jingle, suonerie, bip, etc…). Ma ci sono anche odori, superfici tattili, sapori… tutto concorre a renderci una finzione (“ciò che viene plasmato”) adeguata al modello perverso totalitario… Il brutto è che alla perversione sembra che non si sfugga se non a costo di disordini schizofrenici… di distruzioni strutturali. Io stesso parlo a partire da una posizione “perversa”. Non c’è un’origine pura… Non sto predicando come un Ezechiele biblico. Tutto ciò è preziosa conoscenza… da utilizzare eliminando (rendendo ancora più astratto e inefficace) il Terzo che gode al posto della finzione che siamo o moduliamo. È la sola follia (“gnostica” e dualista senza trascendenza) che vorrei.

Dal “perverso polimorfo” al feticismo fuori standard

Non ci sono che “oggetti parziali”… e sarebbero da mettere in relazione anomica (anti-identitaria, deterritorializzata, dividuale, modulare, ricombinabile) tra loro, con degli spartiti variabili che modulino produzione e consumo senza troppe dilazioni, tramite accordi politico-economici dividuali, rendendo progressivamente inutile e inefficace il Tutto (il fantasma d’Origine, il Padre Immaginario, l’Immagine del Corpo, la Persona, la Grande-Testa-fabbrica-organi) che li avrebbe parzializzati.

Non si capisce?… Non fa niente. Avete già afferrato abbastanza.

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Mani occhi testa bocca tetta piedi figa cazzo culo… il “perverso” qualcosa (per esempio mangiando con gli occhi, mantenendosi al di qua del cannibalismo) afferra e incorpora (come “antropologicamente” suggeriva un bellissimo capitolo, “Afferrare e incorporare”, di “Massa e potere” di Elias Canetti che sembra coinvolgere chi legge in una lotta corpo a corpo tra cacciatore e preda)… c’è solo qualcosa

…che si stacca dal fantasma totalitario (pur necessario, ma solo come fantasma, a mantenere una sorta di equilibrio non solo psichico) dell’immagine del corpo.  Diversamente, cosa più che comprensibile, ci si rifiuta di camminare e di collaborare pur di non sorreggere l’eccitazione erettile… le gambe cedono… ci si rannicchia come pupetti, irrigiditi come catatonici. Politica decisamente più intransigente e in accordo con le più potenti devastazioni cosmiche, ma del tutto immobile, negatrice anche di quel poco che ci anima in quanto animali o animazioni cinematiche…

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Com’è l’amore tra “falsi sembianti”?

Si ama per riconoscere (ri-presentare) la propria e l’altrui immagine allo specchio, per proteggerla dall’abisso di “nulla” (di incoscienza, di “non Io”) che quella sostituisce, tracciando approssimativamente o marcando dei segni (un corpo, un volto, una bocca, un occhio, un seno… penso al trucco, alle statue greche colorate, alle ragazze divinizzate, alle divinità divenute umane, al porno… una pantomima che nasconde il vuoto… giusto gli Aztechi, quando spellavano vive le vittime sacrificali e se ne vestivano, potevano indicare qualcos’altro, di più orribile, di irriducibile alla coscienza, che giace nel mezzo della carne e delle cellule che muoiono e si rigenerano più volte durante una vita).

Ovvio che sia molto meglio gioire perversamente dei dettagli, delle parzializzazioni che siamo… delle intensità ibride intagliate sul vuoto, sulla vertigine, sulla confusione… ma quella paura resta sul fondo di ogni ritaglio… di ogni angolino tranquillo che ci si ritaglia per far circolare delle intensità.
Ecco, le intensità… i -getti nei sog-getti… schizzi di nessuno… inorganico che sprizza… Chi mai può pensare di mettere tutto ciò in un recinto, in un serraglio? Non siamo capi di bestiame, caro capitalista… né vi è pro(i)stituzione ab origine. Non tutte le nostre membra sono organiche al tuo organico.

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Fonmaentadmlente caiapmo l’izinio e la fnie delle praloe

Stessa cosa dei corpi (da capo a piedi o tra capo e coda) e delle case (tra porta e finestre). Il contenitore viene intuito fantasmaticamente prima delle parti. Ma sono le parti ad essere più del tutto. Non ci sono che parzializzazioni e feticci (anche svincolati dal tutto).
Le intensità semplici (es. quelle individuabili, contenibili tra inizio-fine) fanno il gioco della forma complessiva.
Solo le intensità complesse non si lasciano sussumere e comprendere dalla forma complessiva.

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15/03/2014

Ci voleva Lyotard stanotte (causa insonnia… Capitolo “il Negozio” di “Economia libidinale” in cui tratta della cerchia dei sapienti-froci-guerrieri greci che avevano costruito il centro della polis e il loro pregiatissimo “logos” su di un grande zero, a forma di moneta, per tutti coloro che erano fuori dal cerchio – stranieri e donne compresi – o a forma di buco di culo, annullatore e appagatore dei loro bisogni) per farmi notare come l'”ANello” fosse un “piccolo ANO”… Anche la “collANA” magari, con un calibro più grosso, proviene dalla stessa ANALogia…

Egli vedeva inoltre, nella tensione e nella scarica, le potenze che attraversano la banda pulsionale (con un solo lato, senza un interno ed un esterno, come il nastro di Moebius)… Figura del polimorfo su cui si innestano i vari oggetti parziali… alcuni dei quali forniscono lo spunto per i deliri totalitari che Lyotard tanto detestava (che nell’antica Grecia sono appunto incentrati sull’ano, sulla pulsione sterile che azzera gli scambi e scarta l’eteronomo e il barbaro). Anche io sono della stessa opinione…

Per non parlare dei giochi di parole tra “annullare” e “anulare”…
L’idea che la “culla” della civiltà occidentale fosse in realtà un “culo” è assai comica…

08/05/2014

Il carry trade, il godimento dei differenziali di titoli e divise monetarie intorno al Grande Zero (orrido e attraente insieme… buco nero, buco di culo). L’intero sistema capitalista fa il surf su quest’onda… C’avevano visto giusto i Butthole surfers

Hanno solo imitato la “natura”… questa morte-che-vive piazzata dentro ogni vivente… sabotata, bistrattata, scongiurata, esorcizzata, crocifissa, surrogata da suoi simulacri depotenziati…


A proposito di french & italian theory

Nei contenitori approssimativi di “french theory” e “italian theory” quello che non va è sia la determinazione nazionale (“french” o “italian”, comunque declinata all’angloamericana, vista cioè da quell’angolazione) che la “theory”, la processione, la passerella, la sfilata di pensieri… belle analisi (e neanche tanto) ma (che rendono) incapaci di una costruzione pratica (o, più semplicemente, di una prassi qualsiasi) che abbia un senso indipendente dal sistema vigente (che nutre e si serve sapientemente e ferocemente anche del pensiero opposto ai propri interessi… compreso quello della french o italian theory). Io ammiro invece la capacità degli “americani” di pensare e progettare strategicamente la complessità… (guarda un po’ che ti dico!…). Non mi piacciono chiaramente le premesse “cristiane” di quella strategia totalitaria da “glory, glory, hallelujah” (che ingloba la violenza del sacrificio, in ogni aspetto della vita e della visione del mondo), ma non si può non fare chapeau di fronte ad una simile tremenda efficacia… Loro ci insegnano che non è possibile trascurare nessun aspetto… che non ci si può limitare all’economia o all’ideologia… infatti hanno costruito per ogni disposizione umana un dispositivo… che, in ciascun caso, riconferma e generalizza la santità della proprietà, della violenza individuale ed universale… anche contro l’identità e i suoi software collaterali (Amore, Libertà, ecc… che i “soci” devono continuare ad avvertire come “naturali” e come le sole cose che contano…). Il “figlio di puttana” (“rovinare i propri amici è la regola numero uno”) non ha ideologia… crea (e detta) le condizioni perché vi sia quella che più gioca a suo favore… costruisce contenitori di contenitori (es.: navi, treni, ecc… con container… ma anche scuole, con classi, con libri, con studenti che diventano figli quando sono nel contenitore-famiglia, ecc… e finanziamenti, database, centrali energetiche, che inscrivono il tutto… questa totalità dall’esistenza probabile fatta statisticamente, equivalentemente e generalmente di bei rapporti sociali tra individui che si vendono, si alleano, si succedono e si replicano, al di qua di un filo spinato e con le armi del loro o dell’altrui fortino perennemente puntate contro… anche se si fa finta di niente, per non farsi troppo ribrezzo).  Mai ci fu un padrone più servo o un servo più padrone. E, a cascata o per contagio, in quanto più o meno consapevolmente assediati o in ostaggio, lo siamo diventati un po’ tutti…


PS: Un erede di quella bizzarra scuola (mi riferisco alla french…), come l’equilibrista e clownesco (“universalista”, pseudo-hegeliano, leninista!…) Žižek provò a spingere l’idea degli “organi senza corpo (OsC)” in polemica con certe stagnazioni dello schizofrenico ed artaudiano “corpo senza organi (CsO)”, divenuto una delle figure predilette dal duo Deleuze-Guattari, che vi avevano montato su nientemeno che macchine desideranti!… A dispetto di certi amanti del corpo pieno, continuo a preferire quell’impensabile aborto concettuale freudiano che fu la pulsione di morte (con il Lyotard della “circonversione” e la Kristeva del “soggetto zerologico”) e le sue vitalissime pulsazioni ritmiche, le sue forme insensate quanto apollinee, “barocche”, il -getto, il futuro, ecc… la relazione che spezzetta, divide i sog-getti senza individuarli… di-vergente, di-vertente, munista, de-capitalizzata, de-centralizzata, ecc… (le cose, tra l’altro, sarebbero molto più semplici di quanto sembrino a parole… ma va bene così, per ora…).