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Al concerto degli Speed Caravan

Sabato scorso sono andato a vedere Mehedi Haddab e il suo stravagante ud elettrico… Questo musicista di origini algerine, già noto per le sue collaborazioni con Ekova e Asian Dub Foundation, è un personaggio davvero singolare… Ero proprio sotto il palco a fine concerto e ho potuto notare una certa dissociazione tra la composta calma mistica propria dei suonatori di ud e l’elettricità eccitata, narcisista ed entusiasta propria, per esempio, di un Hendrix. Costui fissa un punto nel vuoto mentre le sue dita si muovono in modo sovrumano e meccanico disegnando frasi nervose e velocissime. Non guardava il pubblico… vedeva i punti di attacco e stacco della cascata irrefrenabile di note. L’ho chiaramente letto nei suoi occhi. E’ stato un vero trionfo di ispirazione e spettacolo… Anche se Mehedi, ne sono sicuro, sarebbe in grado di volare più alto… Il suo limite forse è proprio la mania occidentale per lo spettacolo… Di lui mi impressiona il fulmine che disegna la rapidissima sequenza dei movimenti delle dita… prima che la valanga di note possa travolgere chi lo ascolta.

Arrivano i “barbari”!

Albert Kuvezin, cantante degli Yat-KahUltimamente m’è capitato di sentire un po’ di cose interessanti musicalmente parlando… Del resto non si produce musica originale da un bel po’ in Occidente… Questo è dovuto al fatto che l’innovazione di solito passa per l’invenzione di nuovi strumenti o per l’impiego di strumenti “esotici”, per alchimie ben riuscite e intuizioni geniali, per l’evoluzione tecnologica degli strumenti.

DIGRESSIONE – Per gli amanti dei cataloghi si potrebbe suddividere la musica (semplificando e dando ai termini usati connotati più ampi del consueto) in cinque classi:

  • folk (termine legato al concetto di “popolo”, tradizione, legato ad un determinato territorio, sia esso nazione, regione o paese, con le sue leggende autoctone e le sue nostalgie acustiche… e le sue fantasie riappacificanti regressivo-rurali)
  • pop (legato alle leggi del mercato, dello spettacolo, dell’ideologia e dell’intrattenimento… si intende anche il rock, l’hip-hop e tutti i sottogeneri più diffusi… Anche il jazz – i jazzisti non me ne vogliano – può essere considerato “pop”… colto, molto yankee, ma pop…)
  • world (legato ad un’idea un po’ ipocrita di integrazione, centrato sulla musica occidentale, che ascolta, comprende e assimila l’altro a sé solo se simile… è la musica della globalizzazione)
  • etnica (legato al concetto di etnia e di appartenenza non necessariamente territoriale, non limitato dunque dai confini di una nazione… sorgente viva sia della musica che di paranoie identitarie… sarebbe meglio definirla MODALE, tagliando così di netto il riferimento familistico, genealogico, di stirpe… o chiamarla semplicemente musica… se non ci fosse anche nel termine “musica” un richiamo “etnico” alle muse della mitologia greca…)
  • classica (legata al concetto di “museo”… Peppe Frana l’ha definita ironicamente “la musica etnica dell’Occidente”)

Dicevo dunque che ultimamente ci sono un po’ di invasioni barbariche musicali che ho molto apprezzato nel loro “sincretismo” musicale e che abbracciano trasversalmente più classi tra quelle citate:

1) Il “tuva-rock” degli Yat-Kah, il cui cantante, dal canto gutturale (sciamanico e armonico, “bitonale”) tipicamente mongolo, ha fuso naturalmente le scale pentatoniche etniche con quelle rock. Il risultato ricorda alla lontana, nella vocalità cavernosa, gli Swans… ma vi è una profondità e una ruvidità che viene da più lontano.

2) Un CD “electro-mediorientale” degli Speed Caravan, “Kalashnik love”, in cui il suonatore di ud (elettrico) suona ispirato come un Jimi Hendrix, adoperando persino il wha-wha di tanto in tanto…

 

3) E per ultimi anche gli Asian dub foundation hanno fatto un bel CD… “Punkara”, dalle molteplici influenze, che ricorda tutte le periferie interne ed esterne dell’Impero.

n) Ma Natacha Atlas (sarà “arab-pop”…) è sempre Natacha Atlas…