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Dopo Hiroshima

“La critica della cultura si trova dinnanzi all’ultimo stadio di cultura e barbarie. Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie”

(T.W. Adorno, dal capitolo “Dopo Aushwitz” in “Dialettica negativa”)

Al di là delle esagerazioni dissonanti della notte trasfigurata che attraversarono gli intellettuali tedeschi scampati alla catastrofe nazista, c’è da interrogare ancora una volta il fondamento di quel che chiamiamo “democrazia” e che a mio avviso non è rintracciabile (secondo Benjamin e anche per me) nella dialettica diritto positivo/stato di polizia o, come Derrida chiama questa seconda istanza, il “peggio”, la “soluzione finale” (della quale ci ammoniva in “Forza di Legge”… un Derrida molto ammaestrato nel tempo e divenuto addirittura un difensore di una democrazia più immaginata che reale, che egli apparenta alla “decostruzione”, contrapponendola a quel cattivone di Benjamin, il quale intravedeva invece nel diritto positivo la stessa violenza contro la nuda vita scatenata poi da uno “stato di polizia” come quello del nazismo).

Non mi pare dunque Auschwitz il mito fondante della democrazia totalitaria attuale (in quanto in continuità sostanziale con le feroci burocrazie naziste… né vale la pena soffermarsi sulla RIDICOLA preoccupazione adorniana che si possano o meno scrivere poesie…), quanto Hiroshima… immenso flash fotografico, spettacolo esemplare, pietra di paragone di qualsiasi scempio che gli sarebbe comunque preferibile, evento che sospende e dissolve qualsiasi umanesimo, qualsiasi critica, qualsiasi diritto, qualsiasi burocrazia, qualsiasi fabbrica, qualsiasi stato, qualsiasi guerra clausewitsiana… Lo sterminio istantaneo del nemico, piovuto dal cielo, pone fine a qualunque confronto, dialettica, complementarità, confine, scelta tra civiltà o barbarie, ecc… è annientamento, nonsenso generalizzato, catastrofe (non soluzione) finale, evento senza causa, apocalisse senza rivelazione, minaccia non più legata ad un nomos, ad un territorio, ad un’identità, a fratellanze, filiazioni e altre cacate ammorbanti del genere… è l’equivalenza generale della vita di fronte al suo annientamento tecnico. Vero segreto del dominio mercantile (capitalistico, monetario) pienamente dispiegato (…mentre il lager era il modello dell’equivalenza generale dei corpi, vivi o morti, in quanto merci).

Non è neanche una metafora, una rappresentazione… è la fine delle metafore e delle rappresentazioni possibili… la fine dello stesso Terrore, della tentazione dispotica, che ha turbato sin dall’inizio le infauste pretese universalistiche dell’Illuminismo (che un Derrida kantianizzato in qualche modo difende, insieme alla critica, al processo di crisi infinito chiamato democrazia, innescato dal modo di produzione capitalista), il surclassamento dell’orrore dell’Olocausto, sventolato ad ogni pie’ sospinto come ciò che la Democrazia deve evitare se non vuole precipitare nell’Abisso… Dopo Hiroshima, la stessa violenza che l’ha distrutta perde di senso, non è più né divina, né politica. E’ il fondamento tecnico di una violenza insensata che ha contaminato tutti e che ha assunto le forme spettrali dell’Occidente… terra del lavoro morto, dei morti viventi, del “denaro morto” (Marx, pag. 67: “Laddove operaio e capitalista soffrono nella stessa misura, l’operaio patisce nella sua esistenza, il capitalismo nel guadagno del suo denaro morto“… o ancora meglio, nella definizione pokeristica: “Le chips di un giocatore inesperto che ha virtualmente nessuna chance di vincere un torneo, vengono chiamate denaro morto“… in pratica il mancato profitto, il debito, il deficit, gli investimenti improduttivi, ecc…).

Il disprezzo per la vita dimostrato dal complesso militare-industriale statunitense (è difficile pensare un soggetto dietro un simile evento catastrofico, anche se ci sono Truman, il suo entourage, fisici per eccellenza come Einstein che tuttora osanniamo ad ogni merdosa scoperta di particelle subatomiche, ad ogni meditazione psichedelica sulle foto di Hubble, ecc…) mette in secondo piano lo sterminio di alcune categorie (definito mitologicamente o religiosamente come “il male assoluto”) e i deliri razziali dei nazisti. E’ più spaventoso, è un orrore senza fine spacciato per prodigio della tecnica, per spettacolo, per inevitabile fine di una guerra che non poteva più esprimere un “peggio”, dopo Hiroshima… Ma non c’è giustificazione per gli statunitensi. L’orrore che hanno prodotto è stato nascosto solo dall’evidenza della loro vittoria e purtroppo sono i vincitori a riscrivere la storia (e siamo ancora una loro colonia)… E ancora oggi continuano a produrre catastrofi cinematografiche per potersi sottrarre a quello che si potrebbe definire una colpa imperdonabile (incommensurabile, a dismisura d’uomo… fotogramma sospeso e incombente della cancellazione della realtà, che cancella anche le dinamiche umane e sacrificali e l’immondizia religiosa relativa… per cui nessuna colpa o perdono può aver luogo, per mancanza di soggetti…) che viene narrata come un destino (“s’è accesa una stella sulla terra”) anziché come la minaccia fondante del totalitarismo… l’assoluto disprezzo per la vita spacciato per Bene, ordine mondiale, che comincia a dispiegarsi pienamente solo ora che la Democrazia si disvela sempre più come menzogna, truffa, inganno, vernice dorata sulle scorie… l’antico logos pienamente realizzato nel suo principio mortifero.

Dopo Hiroshima
l’in-dividuo di Cicerone
(evolutosi nei secoli
fino a diventare,
da liberto,
da famiglio,
da valvassino,
da figlio minore
escluso da privilegi e successioni,
da bottegaio,
un sog-getto privato,
un unico con la sua proprietà)
è ritornato ad essere
a-tomo,

ma dividuabile
in reazioni a catena
incontrollabili,
principio ambivalente
di schiavitù universale
e della fine del sistema,

la posta più alta,
paradigma
del rischio imprenditoriale.

Atomo con
le sue fissioni,
le sue fissazioni,
le sue fiction.

(Niente più croci-,
solo -fissioni…)

Il flusso di capitali
diventa fissile,
radiante,
parte infinitesimale
che distrugge il  Tutto
,
grado zero
del dominio della Tecnica
pienamente dispiegato.

La paura della bomba
che imponeva una
pace armata,
una guerra fredda,
sui due blocchi
che si spartirono il Mondo,
sembra essere scomparsa,

ma è sempre lì…
catastrofe sospesa,
manto nero disteso
sugli infiniti conflitti locali,
sulle operazioni di polizia,
sempre più crudeli,
sempre più insensate,
sempre più estese…

morte nelle nostre tasche,
morte nelle nostre teste,
schermi a bassa radiazione,
un gesto virtuale
un clic

lento processo di sparizione
per rimuovere la minaccia
di una sparizione improvvisa.

E’ il vuoto stesso
del luogo della Verità,
di Dio, del Potere,
dell’universalismo
imperiale e cristiano,
che non ha saputo trovare
altra Forza
se non la distruzione totale
per poter giustificare
la persistenza del suo delirio.

Nessuna Democrazia moderna
potrà mai ricoprire
di astrazioni e “valori”
la contaminazione letale
su cui si è fondata.

E nessuna giustificazione
potrà mai esserci
per il canceroso ed orrido
Truman show
e per i meta-Stati Uniti
che verranno.

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L’Italia è appesa ad un filo…

Immaginate che quella donna sia l’Italia… Chi sarebbero gli aguzzini? Probabilmente questi stessi italiani così innamorati della “finanziarizzazione” dell’economia e delle sue porcherie, da far rientrare denaro sporco dall’estero (come da manuale al “punto b8”)… manovra che viene definita come “disperata” dal Fondo Monetario Internazionale. Tremonti corregge  la “disperazione” nell’espressione latina “extrema ratio”. Che, “tradotta”, vuol dire che “siamo alla frutta”. Che non c’è più un soldo in cassa. Che non c’è produttività sufficiente per una “ripresa” (stando appesi in quel modo precario… con le braccia slogate e senza altra idea che non sia quella di urlare). Non si possono aggiungere altri “pesi “(il debito pubblico di 1.800 miliardi di €…) o la poverina schiatta
L’intero schieramento politico non vuole capire o fa finta di non capire, insistendo a ballare sul Titanic, confidando nel propellente psicologico di un ottimismo da “Truman show” o da vecchi rimbambiti. La sinistra si ostina ad ostentare le carcasse di idee mummificate, che si ispirano ad un “sociale” che non c’è, che non interessa più all’economia (irrimediabilmente liberale o liberista)… che va espulso, esposto a supplizi… e forse se lo merita, visto che quell’idea (che esista uno spazio “sociale”, magari contrattabile…) è il principio dell’irresponsabilità individuale, la più vigliacca, ipocrita e mistificatoria delega di potere che la storia umana abbia prodotto. E che persino la “lotta  di classe” (si parla di scaramucce…) ha contribuito ad oliare, accelerando le ristrutturazioni del capitale…
E fu per leggerezza (o prostrazione) che la poverina accettò una marea di soldi in prestito come una Liberazione, come un gesto magnanimo dei suoi nuovi dominatori (dopo che aveva provato a concorrere alla marcia dell’industrializzazione forzata della prima metà del Novecento con arrogante e grottesca presunzione, con la ferocia fascista, bellicosa e colonialista).
Dunque chi sono i suoi aguzzini? che l’hanno riempita di testate nucleari e che la tengono appesa ai loro sadici voleri? Ovviamente gli americani… Quelli stessi che con leggerezza auspicano ancora le mitologiche “riforme”… che tanto somigliano al pittoresco Piano di Rinascita Democratica, il golpe bianco in atto da decenni in questo Paese, che prevedeva una serie di “innovazioni”, volte (lo si desume) ad una salda presa del potere e ad una privatizzazione (lobbistica) del “pubblico” (la negazione stessa delle premesse implicite nell’espressione “res pubblica”, che attualmente suona ipocrita nelle sue pretese di imbellettare i reali interessi del capitale dietro la maschera tradizionale di un interesse collettivo, di un bene comune). la "stella fiammeggiante" della massoneriaE qui tutti a parlare di P2 come il male occulto dell’Italia (es.: Lucarelli di recente su RaiTre)… senza mai ricordarsi di Gladio, del progetto sovversivo cui partecipò anche un Presidente della Repubblica (Massonica anche nel suo simbolo… tanto simile alla “stella fiammeggiante” qui accanto)… chiaramente ispirato da neo-conservatori d’oltre oceano, anti-comunisti con la bava alla bocca, deliranti, se non assassini (in quanto probabili mandanti occulti delle stragi degli anni ”70-’80 o ispiratori della strategia della tensione)… o, più prosaicamente, semplici curatori degli affari di una Nazione e della sua economia di guerra.

La povera Italia, in mano ai suoi “liberatori”, è ancora una colonia… straziata da debiti e ricatti (che son sempre preferibili ad un conflitto decisamente asimmetrico… ma è proprio qui il “ricatto”…).
Sia ben inteso… Non me ne frega niente dell’Italia in quanto nazione. Io esprimo solo un’istanza di libertà e di autonomia (delle singole persone che vivono in Italia come in altri stati). Di fuga dai poteri nazionali e sovranazionali… che si vorrebbero imporre come globali. Auspicando e sostenendo magari una loro “abdicazione”, più che un loro rafforzamento. La tecnologia stessa sembra muoversi (astutamente, si badi bene) secondo questa direttrice centrifuga e reticolare (con questa idea comunque molto discutibile, e molto virtuale, delle “community”…). Non c’è altra strada. E invece si insiste a coalizzarsi e centralizzare i poteri (classicamente e in modo anacronistico) e a cedere ulteriormente “sovranità” verso l’alto, sperando, in modo puerile, nella magnanimità delle istituzioni europee, per esempio…
Di questo passo non mi meraviglierei se ci si ritrovasse in una dittatura a tutti gli effetti, magari sovranazionale, senza neanche capire come sia stato possibile… grazie all’incredibile vuoto apatico e accidioso di strumenti di analisi e di critica che ha saputo produrre (quel che mi ostino a definire e linearizzare come) la Sinistra… e che sembra ogni giorno che passa solo una differente strategia di marketing politico messa in scena, di volta in volta, dagli stessi soggetti di Destra che (tornando all’allegoria della donna torturata) godono come matti a tendere i cavi… e a sbirciare, nel contempo, con interesse, il culo della poveretta…


Chi è senza mercato scagli la prima pietra…

Io, qualche anno fa...come al solito, prima di una qualsiasi azione (compreso il lancio di questa pietra filosofale), ci penso un bel po'...

“Comprendere significa inquinare l’infinito, e l’essere dell’infinito è stato sempre di non essere un essere se non a condizione di essere finito”.

(Antonin Artaud)

Capita a volte di imbattersi, leggendo i blog altrui, in post interessanti, filologicamente rigorosi e con pari (se non superiore) dignità rispetto a libri e autori accreditati… Eschaton è uno di questi.

Quel che mi ha colpito della sua riflessione sulla mercificazione universale (nicchie di mercato e negatività comprese) è il suo non lasciare scampo. Ammiro la sua attenzione genealogica alle tentazioni risorgenti della “metafisica” (e della proteiforme e strisciante cultura di “destra”). E’ un “derridiano ortodosso” (archivista e “neo-kantiano”, promotore di un “neo-soggetto-trascendentale” con grande passione per la catalogazione… e tanto di cappottone alla Matrix). Quando leggo i suoi post mi risuona il ritornello che tanto mi fa dannare: “Non esiste alcun fuori testo”… Che Eschaton estende al mercato capitalistico e a tutti i possibili sistemi. Dunque: nulla sarebbe estraneo al sistema…neanche (e soprattutto) ciò che gli si oppone…

Nell’esergo del suo post sottolinea sardonicamente il suo essere inscritto nelle logiche di mercato sottese anche alla fruizione di un oggetto culturale quale può essere un suo post, nella speranza che qualcuno noti le sue innegabili doti, quel che lui stesso definisce le sue “non comuni qualità”… Leggo un po’ inquieto (ma divertito) la sua dichiarazione circa “l’impiego prolungato e sapiente di una massiccia quantità di violenza” su chi svolge in sua vece le “attività produttive primarie” onde garantirgli “ampio tempo libero”…

Insomma un certa ironia narcisistica la fa da padrona come nei proclami di Tristan Tzara… Narcisismo da cui neanche io in parte mi esento, per carità… fa parte della “governamentalità”… (dall’altra parte, ripenso alla ferita al capo dei personaggi del film di Ruiz che ho visto l’altra notte).

– Ma allora questa pietra la vogliamo lanciare o no? E contro chi o cosa soprattutto?

Dicevo, quel che non mi scende giù e mal sopporto (direi a livello personale, delle mie pratiche quotidiane), è l’affermazione che non ci sia un “fuori” (“[…] non è detto che esista qualcosa al di fuori di essa [dell’industria culturale]”). Perché, se da un lato sono favorevole ad un tentativo di comprensione generale delle genealogie e della struttura dei prodotti culturali e dei segni (“Se non i segni, cos’altro ci muove?”) e di attenzione al livello di compromissione del proprio agire, dall’altro mi chiedo che ne è di ciò che è singolare… Non riconoscendo alcuna universalità (dunque opposizione universale/particolare) e preferendo la coppia generale/singolare (o plurale/singolare), mi chiedo:

 “Che ne è di me?
…delle dita che digitano in questo momento
e che pur ci sono in qualche modo,
indipendentemente dal loro impiego?”.

Che ne è del terzo lato della moneta, che oltre a mostrare l’effigie dell’autorità da un lato ed il suo valore nominale dall’altro, resta pur sempre un dischetto di metallo?…

Non sono “consustanziale” al sistema che contesto (non riconoscendone neanche la “sostanza”). Il sistema che fa sì che il mondo sia a noi comprensibile, la razionalità dell’Occidente e del capitalismo globale, si sovrappone ma non coincide col (sog)getto che sono. Non vendo i miei sogni, la mia (in)coscienza, la mia carne, le mie molecole, anche se son già pronti a prelevarmi DNA o a espiantare i miei organi! C’è qualcos’altro che resiste, c’è tutto che resiste (e non è il lacaniano oggetto “piccolo a”, nè un tag “a”) . L’eccezione che (io) sono (o suono?) al sistema (anche se partecipo alla sua sostanza ovvero alla sua finzione, al suo spettacolo) non verrà più reintegrata. Come non sono reintegrabili le stelle e l’intero deserto che è la Realtà, per una posizione pur così intransigente e desiderosa di reinvestire.

Occorre a mio avviso fare (anche) un passo indietro rispetto alla razionalità strumentale, scientifica, tecnologica, economica, informatica, capitalistica, democratica, etc… Il nostro terreno comune è fatto di ciò che non è catalogabile, della forza… che certo è misurabile in joule, ma, così considerata, non è l’indefinibile “forza”. Il movimento che precede e anticipa i segni. Ecco cos’altro ci muove. Oltre che l’assoluta contingenza di QUESTO corpo, di QUESTO verbo che siamo, di QUESTO mondo che viviamo (nel mio linguaggio: non ci sono che varchi, fulmini e -gettitraducibili, per esempio, nella lingua di Derrida con l’“enigma di carne” di cui parlava a proposito di Artaud ne “La scrittura e la differenza”).

Certo, mi si potrebbe dire che cerco scuse nobili per sottrarmi ad un sistema di cui non voglio essere complice (pur essendolo ovviamente)… Anticipo questa ipotesi definendomi “ibrido” per costituzione. Per questo insisto nel ritmare, ripetere, cantare, far risuonare, ciò che non può essere catturato dalla prigione del “soggetto universale”. Amo ciò che non si scambia. Il “questo” di ogni cosa.

Detto ciò, ribadisco la stima nei confronti di chi si sforza di rintracciare le provenienze e le genealogie di ogni linea di pensiero. Ma non basta per uscirne.

Io gradirei un (sog)getto eccentrico, spiraliforme, centrifugo, “eccezionale”, in linea col pensiero necessario di una “decentralizzazione” generale.

– Lei che prende?


 Verticalmente:

Jim Carey in "The Truman show"

Il Cielo si stende su Questo Mondo come un coperchio su una pentola piena d’acqua in putrefazione. E’ un Cielo fatto di paradisi fiscali e di una fede che è anche moneta, per la gente là sotto.

Del resto si dice: “Il Diavolo fa le pentole non i coperchi”…

Ci sarebbe una grossa esigenza di prendere una boccata d’aria e distillare l’acqua…

 



PS: “Il migliore dei mondi” è la risposta di Raffaele Ventura (“Eschaton”) a questo post.