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Al di là dei simulacri e degli spettri politici

– aforismi contro il PD e non solo –

I piddini sono la perfetta sintesi degli altri schieramenti: sono incapaci come i grillini (ma con molta più prosopopea e presunzione) e corrotti come i forzisti. Trovo allucinante che si considerino “di sinistra” e che la gente (la borghesia) creda a questa cazzata… Sono la caricatura di una caricatura (che è poi quella confluita nell’accozzaglia di finto-sinistri della Lista Tsipras).
Ma come fanno a perdere così tanto tempo a fingere di prendersi sul serio?
Ma come fanno codesti “elettori“a non sputarsi addosso invece di discutere di nulla sul nulla, quando per esempio parlano di Renzi, di “fiducia”, di “speranza“?

C’è da aggiungere che corruzione e incapacità sono caratteristiche assolutamente adeguate al sistema borghese vigente… che opera in buona parte al di là delle sue stesse leggi formali e sempre più spesso con il precipuo scopo di disfunzionare… D’altro canto, gli opposti valori del rigore morale e della competenza tecnica (di certi altri bacchettoni) sono solo delle coperture ideali di leggi formali e regole informali tutte protese a modulare vizi e virtù, dépense e produttività, e continuare di fatto a proteggere (proprietà, divisione del lavoro, rendite, profitti, interessi, ovvero) l’accumulazione, l’espropriazione, il ricatto… lo stupro, l’avvelenamento, ecc… la violenza strutturale (la mercificazione di ogni cosa e di ogni vivente e la sua correlata passione sadomasochista), garantita dalla milizia, dalla minaccia del carcere, della tortura, ecc…

Ma davvero c’è gente che crede che il lavoro dematerializzato, cognitivo (nel senso di cultural-impiegatizio) sia più indispensabile di quello legato alla produzione, all’industria, all’agricoltura? Ma davvero c’è gente che pensa che la legalità, la Costituzione o Papa Francesco siano il rimedio di una società (solo!) moralmente corrotta?
Ecco si incontrano troppo spesso queste due specie di prototipi umani: il feticista della tecnologia (che fa finta che i computer siano fatti d’aria), fiducioso nell’automazione e nel progresso basato sugli impiegati e sul lavoro fine a se stesso, e il “religioso” che crede nella bontà universale della violenza strutturale su cui poggia il suo culo borghese

La “sinistra” è letteralmente infestata da questi due prototipi… Poi ci sono quelli che rivendicano più diritti individuali (continuando a privilegiare l’astratto sul concreto, essendo loro stessi “astratti”), più lavoro (abbattendone il valore per eccesso di domanda), un reddito di base (vendendosi per due spicci ad un sistema prostitutivo e mercificante che tutto sommato accettano), ecc… equamente distribuiti tra entrambe le categorie… Sono le infinite trasformazioni di una stessa cosa mostruosa (vagamente sintetizzabile nella parola “borghesia”, ma non è solo quella ad essere mostruosa…).

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Poi dovrebbero spiegare la cazzata che occorrono riforme politiche (la composizione del Senato, i criteri elettorali… ma cosa c’entrano???) per contrastare la competizione al ribasso dei prodotti asiatici e la difficoltà crescente (per motivi bellici e per trattati transnazionali e interessi egemonici statunitensi) di reperire risorse energetiche a basso costo… Come se non bastasse, vogliono risolvere il problema locale dell’oggettiva convenienza delle merci asiatiche con la Speranza, la Fiducia, con il “made in Italy”, la ricerca e l’innovazione con le stampanti 3D? Almeno questo è quanto di miserabile e patetico propagandano per coprire di luccichii (si fa per dire…) intenzioni evidentemente reazionarie e impopolari (quelle del “ce lo chiede l’Europa”).

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Un partito totalitarista che si rispetti deve governare e indire scioperi contro il governo, polarizzando la pantomima dello “scontro” su temi secondari e poco significativi (e ovviamente deve propagandarsi come “democratico”, magari inserendo tale dicitura nel logo).
L’opposizione “capitale/lavoro” che rivela la sua storica complementarità con stile auto-caricaturale (vedi Bersani: “Siam sempre quelli lì, eh!”).

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3 Novembre 2014. Ha persino peggiorato quanto già detto da Poletti, il Rensi: “Non esiste una doppia Italia, dei lavoratori e dei padroni: c’è un’Italia unica e indivisibile e questa Italia non consentirà a nessuno di scendere nello scontro verbale e non solo, legato al mondo del lavoro”. Curioso che il giovane vecchio reazionario, rottamatore dell’eventuale e improbabile “nuovo”, che tenta di spegnere il conflitto capitale/lavoro (che tanto serve al Capitale, comunque…), lo rinfocoli in realtà ogni giorno che passa… (proprio in quanto funzionale alla governance violenta dell’estensione e dell’intensificazione dello sfruttamento, appunto… “Come te la ficco la carota nel culo, se non ti bastono prima?”).

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Dopo Odessa e l’orrore che verrà…

…c’è anche chi non intende dar credito né all’Europa, né ad un’Altra Europa… A poco serve imbellettare di socialdemocrazia (…perché di questo si tratta, non di politica turistica pubblicizzata a bordo di barchette o di “ironia”) l’Europa dei conflitti transpolitici scatenati dalla competizione globale e della guerra frattale nella “società civile”… che comincia a seminare di morti un fronte sempre più vasto di Paesi periferici (Egitto, Libia, Mali, Siria, Turchia, Ucraina) tutt’intorno alla Fortezza Europa

nessuna divisa, solo dividui

 

(Forse questo meme allude alla “nuda vita” di cui scrive Agamben o al fatto che si svolge sotto i nostri occhi “un film già visto”… ma è solo per rispondere in qualche modo, singolarmente, alla comunicazione mainstream e alle sue auto-replicanti jeune-fille… Come? Lo sono anche io?… Non so… non sto vendendo, né sto chiedendo nulla… non è mia intenzione sollecitare pulsioni per propagandare forze “democratiche” o merci di qualsiasi tipo… ma solo suscitare re-pulsioni per certi fantasmi che tolgono il respiro, bastonano, incarcerano, uccidono, carbonizzano corpi…).

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E comunque non si tratta di parteggiare per i russi e Putin (come fanno i rosso-bruni) quanto di contestare la complicità UE-USA con i nazionalisti ucraini. È come se ai tempi della guerra nella ex-Jugoslavia la NATO si fosse schierata a favore di Milošević!…

E se non si vuole contestare, almeno si constati che le democrazie occidentali non hanno mai avuto niente di “democratico” (specie se accompagnate da questa squallida e avvilente retorica della “sovranità del popolo”, bieco riflesso degli orridi stati-nazione…).
Non ha senso neanche più opporsi sterilmente, senza inventarsi nuovi giochi con nuove regole e strumenti (per produzione, scambio, consumo, ecc…). Di questo, nonostante la situazione molto critica, ancora nessuno parla… Il sapere umanistico si limita discettare di fini (anche i più spettrali… e là muore e lascia morire… al massimo fa della sagace quanto nauseante ironia… si compiace della sua saccenza… maschera e imbelletta la sua impotenza più o meno volontaria…).

Lo stupro quotidiano di media e dei social media riproduce personalità apatiche o affette dalla sindrome di Stoccolma (anche omeopatica, che è più tollerabile e annichilente). Incapaci di inventare alcunché al di fuori del paradigma stantio che replica questo continuo e fastidioso cicaleccio.

C’è solo rumore, nessun segnale. Saturazione di ogni frequenza. Il silenzio sarebbe la condizione per poter produrre qualsiasi modulazione… la rarefazione dei segni, non la “semiosi infinita” che ci invade (o la “memiosi”, l'”iconosi”)… visto che i segni non rimandano che a loro stessi. Ormai neanche di metafore e doppi fondi, doppie articolazioni (struttura-sovrastruttura, inconscio-io, essere-apparire, ecc…) si ha più bisogno… il rincoglionimento è completo… nessuna profondità.
Solo superficie saturata e rumorosa… che ottunde i pochi non ancora ottusi.


Culi al caldo

“[…] è una lotta fratricida in seno alla classe media, a colpi di quattrini”.
(RAV)

Uhm… forse avrei dovuto girare dei corti tratti dal decalogo “Come fottere un lavoratore atipico” girati in grandangolo alla Lynch… (sarebbero stati validi sia come suggerimento per il compratore di un servizio che come spunto per correre ai ripari da parte del venditore di un servizio…).

 Molto più blanda, superficiale e senza suggerimenti pratici la versione che sta facendo condividere a molti i video del gruppo Zero (che hanno creato la campagna no budget #coglioneNo)… che cerca di dare una “dignità” di retribuzione ai “lavori creativi” (decisamente svalutati per mille ragioni) pari a quella attribuita a idraulici e giardinieri. Ma il punto è: perché chiamare “lavori creativi” condizioni di lavoro atipiche inquadrabili a stento da partite IVA, lavori a progetto, ritenute d’acconto, prestazioni a nero per lo più, che in Italia vengono definite (da chi è “sistemato”, dai borghesi col culo caldo o con la strizza al culo, data l’ondata montante dell’esercito di riserva che potrebbe rimpiazzarli) con l’assai squalificante termine di “lavoretti”?
Patti chiari prima col cliente o committente di turno. Capacità di riconoscere chi può fotterti. Qui in Italia si tende a buttarla sempre sul vittimistico… “Poveri cuccioli questi freelance… diamo loro una mancetta…”. Ma questa è una guerra… e, soprattutto, un bordello. Non ci si può aspettare comprensione. Capire, prevenire e combattere chi vuole fottere gratis o quasi il tuo tempo di lavoro è il punto di partenza per poter rimanere in piedi. Nel frattempo si possono solo cercare nuove relazioni di scambio che sfuggano a questo rapporto sociale prostitutivo… e, si spera, non per servire meglio i sistemi che gestiscono la guerra e il bordello in questione… anche se la qualità delle relazioni è spesso assai scadente e per lo più modellata su ruoli da zombie, soci e macchine umane…

(Fermo restando che quel che si fa in tempi di crisi è vincolato ad una domanda sempre più scarsa e che non vuole fronzoli o prodotti superflui, autoreferenziali, non è detto che prodotti superflui e autoreferenziali non siano a maggior ragione ricercati dalle élite e dai culi caldi che dispongono ancora di un budget da sprecare… non fosse altro che per continuare a sognare ancora sull’onda dei bisogni e desideri posticci che li compone e li anima… persino i miserabili nutrono simili mostruosità al loro interno e vogliono apparire come merce spettacolare, ingellandosi le unghie, andando in palestra, partecipando ai contest, spendendo le loro restanti misere fortune al gioco nella speranza di accedere al paradiso dei ricchi, ecc… Insomma sembra che l’incantesimo dei simulacri di senso e valore resti in piedi nonostante il disincanto e le crepe che cominciano a farsi strada ovunque… Tutto sembra procedere per inerzia, sia pur rallentando… fino alla catastrofe… al sogno dei sogni… al Gran Finale… come disinnescare questa porcheria? questa pacchianata di sapore persino teologico, apocalittico? che poi non è che la pacchianeria per eccellenza…).

Ci sono parecchi apocalittici e integrati (comunque tutti malcelatamente frustrati) in giro.

(Ora, vi avviso, comincia un invettiva).

Il reazionario e assai semplificatorio “va a lavurar pelandrun” di chi ha il culo al caldo continua ad agitare gli animi di una borghesia (=il nulla condensato che mastica diuturnamente il suo culo fingendo serietà e impegno o sfoggiando ironie e saccenze) spettralmente autoreferenziale, schizoide, spaventata dai suoi falsi sembianti (“sfigati”, “coglioni”, “fannulloni”, “evasori”, ecc). Taluni “intellettuali” invitano (da quale pulpito viene la predica!) ad andare in fabbrica per difendere strenuamente la loro posizione assisa da frustrante lavoro d’ufficio, emorroidi inclusive. Invitano ad andare a lavorare in fabbrica come se il lavoro in fabbrica non fosse merce persino più rara di quello creativo, nell’epoca del trionfo della fuffa formativa, della cassa integrazione, della delocalizzazione, della modernizzazione tecnologica impossibile in un territorio dove prevalgono rapporti feudali, nepotistici, mafiosi e clientelari e un asservimento cieco e imbecille all’alea dei flussi del capitale finanziario (“occidentale”, quello che va in giro per il mondo a seminare orrore, cui affidare le sorti collettive come si farebbe con un videopoker, nella speranza di una “mancetta”, di un TTIP, di un’elemosina delle quote di plusvalore continentalmente e digitalmente generato dalle aspettative di profitto delle quote atomizzate o accumulate di capitale fittizio scambiato a velocità di nanosecondi)… come se la merda piddina non intendesse riversare fiumi di denaro europeo in progetti tragicamente farseschi, neoliberisti o  keynesiani in ritardo massimo come quello delle “smart city”, delle “città metropolitane” (da rivalutare, “gentrificare”), “sostenibili” nel senso di piene di puttanate legate ai nuovi media, all’e-commerce e alle merdate che piacciono tanto agli hipster più o meno barbuti dei vari associazionismi paraculi, amici dei comuni… che intratterranno i pochi benestanti rimasti con stronzate colossali iper-tecnologiche o meno, gare, corsi, contest, eventi evocanti tradizioni anacronistiche e inventate, magari anche un po’ cattoliche, pittoresche solo per i pochi turisti rimasti che giustamente rideranno della coglionaggine e sboronaggine estrema degli italiani, pur nella miseria di massa che monta, con tutta la pericolosità sociale che questo comporterà e sta comportando… E se la meritano tutta! Ma non si aspettassero una rivoluzione colorata, no!… un ennesimo occupy su cui scrivere fiumi di merda digitale o inchiostrata, ma più probabilmente il diffondersi a livelli messicani di una criminalità che s’è già impadronita di intere filiere produttive… Fanno finta di non vedere… Il capitalismo arriverà comunque, legalmente o meno, a liberare ad ondate sempre più insostenibili i suoi flussi di merce e persone a bassissimo costo. E non ci sarà stato, privilegio, funzionario o burocrazia che potrà arginarlo.

Oppure prevarrà (temporaneamente) qualche forma di autoritarismo fascistoide… il più duraturo dei made in Italy… abbondantemente preannunziato dalla gramigna legalitarista, forcaiola, giustizialista che infesta qualsiasi dibattito e chiacchiera da bar.

“[…] il capitalismo per conto suo ha saputo interpretare il principio generale secondo cui le cose non funzionano bene se non a condizione di guastarsi” (Deleuze-Guattari, L’anti-Edipo).


Un post moderno (l’ermafrodito Mosè-Miriam riemerge dalla forma-stato del codice napoleonico)

E’ la modernità che scrive post si “aggiorna” (dopo una lunga latenza di “pre-“, sfociata nell’invenzione dello stato napoleonico, dacché la Rivoluzione Francese fu solo un botto iniziale molto confuso)… non c’è qualcosa che si possa definire postmoderno o post-postmoderno o post-post-postmoderno, ecc… Siamo solo nell’era dell’assicurazione, del debito, dell’attesa della “terra promessa” come dice il caro leader… abolire le province in questo contesto, fare “le riforme”, inventarsi centri metropolitani sostenibili (o altre parole infilate a cazzo) è solo una riedizione del vecchio codice napoleonico… è solo un rassicurarsi che lo stato continui a fare da mamma-papà, da garante della successione di miserie e ricchezze (comunque individuae… individuabili e individuali, patri-matri-moniali…), da Mosè ermafrodito col suo bastone rigido (legnoso) o moscio (serpentiforme) che balla la tarantella come Miriam, suo soprannome, sull’altra sponda… E come si divertiva a far tormentare il suo popolo coi morsi dei serpenti… (si potrebbe leggere grottescamente e psicanaliticamente questa vicenda come un giocare a incularella…). Sono le gioie della trans-politica (TTIP e TPP), di chi passa allegramente dall’una all’altra sponda, purché vi sia diletto (sopra i “sacrifici” e le macerie che verranno) di un Terzo disincarnatoil Capitale transnazionale o Dio, poco importa…

PS: Di questa ambiguità ne avevo già parlato a proposito del mito di Attis


Dagli spioni dell’imperialismo digitale al PIL come effetto speciale (passando per l’apatia e l’austerità)

Lo spettacolo della potenza potentissima del sistema di sorveglianza statunitense viene “rivelato” da alcuni leaks (e ci si serve all’uopo di una romantica narrazione, per accontentare i desideri condizionati dei dipendenti dello spettacolo, e di un’ennesima scheggia impazzita… ma già lo sapevamo benissimo di essere spiatissimi e che la democrazia fosse un involucro carino per coprire delitti, truffe e sfruttamenti vari)…

Un potente dissuasore, forse, la paranoia generalizzata… Se poi non dovesse funzionare, appaltano un po’ di terrore o bombardano (coi droni o alla vecchia maniera)… Anche in Italia ci hanno provato, dicendo che le parole hanno un peso e di fatto limitando la libertà di parola con velate minacce ufficiali da parte delle istituzioni… (secondo me sono tutte cazzate quelle che seminano… coscienze sdoppiate, schizocapitalismo, destabilizzazioni da imperialismo psichicosindromi da assedio… non attacca… siamo troppo amorfi e annoiati…).

A.C.S. = Apatici Contro la Sensologia

Bluffare è sempre più economico… (ammesso che abbiano tutta questa potenza di stoccaggio dati che dicono, poi chi li analizza? anche l’intelligenza artificiale non è che mi sembri così intelligente… l’importante è far credere che stanno spiando tutti… un po’ come i francesi fecero credere di avere un loro sistema di comunicazione per i militari… sempre in queste infrastrutture “segrete” che tutti però sanno dove sono… e se non lo sanno, ne viene strombazzata a destra e a manca la collocazione sulle mappe di google…).
– Ehiiiii… guardate qui! questo è un edificio segreto di un servizio segreto! è un segreto eh!

Un mash-up di Debord & Baudrillard: spettacolarizzare il segreto…

segreto inteso come simulazione di una verità sottostante che (comunque) non c’è… non come simulazione (di una simulazione che nasconde una verità sottostante) per nascondere una verità nascosta da qualche altra parte… ma l’ambivalenza resta e la scommessa pure… e questa è la sola cosa che regge la baracca (…obama).

In definitiva: esiste un valore da qualche parte? lavoro vivo/lavoro morto (come il gatto di Schrödinger)… produttivo/parassitato-estorto-accumulato… Cina/Usa?
Io vedo solo titoli cui non segue alcun contenuto… figuriamoci un valore!

Trasformare i titoli dei film di Hollywood in titoli di stato è la sola “hope” di sopravvivenza… tutto il capitalismo si regge sulla sequenza, sul plot e sul comPLOTto… sui “movimenti”, sulla cinetica del cinema in cui siamo immersi in prima persona… Io-Poddo, Io-Paddo, Io-Phono

Lo stato d'”eccezione culturale” del cinema europeo e l’aumento del P.I.L. come effetto speciale

…avrà qualcosa a che fare con la curiosa idea statunitense che il cinema, l’arte e la Cultura siano investimenti e non spesa? (qui un link in lingua originale) …con questi curiosi trucchi di montaggio del bilancio che scambiano le uscite con le entrate, questi effetti speciali che aumenterebbero magicamente il PIL nazionale non solo agli USA ma anche agli stati che asseconderebbero l’invasione di blockbuster? Si tratta di alcuni aspetti dei nuovi segretissimi e per niente dibattuti accordi tra Europa e USA (TTIP)

Anche l’attuale premier italiano, tra l’altro, nel suo piccolo, stava provando a convincere gli austeri (*) teutonici della bontà di certe idee… trasportato da questa ventata di surrealismo economico proveniente dagli USA…

Ma sembra che, per quanto riguarda il cinema europeo, vigerebbe una sorta di stato di “eccezione culturale”:

Tutelare l’industria culturale europea è più importante dei guadagni che potrebbero derivare dal libero scambio in questo settore. Questo il parere del Parlamento europeo che oggi [ndr: 23 maggio 2013] in plenaria ha votato per chiedere l’esclusione del settore culturale e degli audiovisivi dal nuovo accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti. A grande maggioranza gli eurodeputati hanno dato il via libera all’inizio dei negoziati, che cominceranno a giugno, per quello che viene definito come il più grande accordo commerciale del mondo. In una votazione separata hanno però anche approvato (con 381 voti a favore, 191 contrari e 17 astensioni) il paragrafo di una risoluzione comune per escludere dal mandato i servizi audiovisivi. Obiettivo: salvaguardare la diversità culturale e linguistica dei Paesi dell’Ue dalla possibile cannibalizzazione del colosso a stelle e strisce.
A sostenere la posizione adottata oggi da Strasburgo anche quindici Stati membri: Italia, Francia, Germania, Spagna, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Slovenia. Insieme hanno recentemente scritto una lettera alla Commissione europea proprio per chiedere di applicare la cosiddetta ‘eccezione culturale’. Non solo. Sul tema si è mobilitato anche il mondo del cinema con 80 registi tra cui Michael Haneke, Pedro Almodovar, Mike Leigh, Ken Loach e i fratelli Dardenne, che hanno sottoscritto una petizione inviata a Bruxelles.

(Eeeeeeh ma noi ci dedichiamo alla storia mitologica delle nostre famiglie, mica a Batman…).

Orgogliosi ad ogni modo di trasformare la fame di molti in fama di pochi… molto neorealista, molto pittoresco…

Il film come moneta… da titolo per il pubblico a titolo pubblico… davvero geniale…

“Ti pago in Terminator o in Spiderman?”.

Comunque credo che, tutto sommato, si possa fare a meno del cinema “impegnato” o “d’essai”… ormai andiamo verso altre forme artistiche, più da video (=”io vedo”, come esclamerebbe un’illuminato, un indi-video, che contempla le radiazioni dell’Iper-uranio)… meno proiettive e da caverna platonicasono già pronti sensori dalla definizione più che cinematografica


(*) L’austerità, retoricamente considerata, è una menzogna moralistica che ricalca modelli narrativi di espiazione pseudo-religiosa, bi-sogno (alienato) dei dominati costruito dai dominanti, dall’alta borghesia, per conservare lo stesso stile di vita e potenza imprenditoriale di prima della crisi, in mancanza di idee e di voglia di cambiare abitudini… ed è anche una litote per mascherare la riduzione in povertà di un terzo della popolazione.
La novità della risposta statunitense sembra invece essere un monetarismo (altro che estenuanti dibattiti tra liberisti e keynesiani!…) più allargato e sempre più spinto, spettacolare, schizofrenico, che include (dopo i derivati) anche le opere d’arte e i brevetti come fossero moneta, nonché un ulteriore sbilanciamento verso la produzione “immateriale”, i brevetti e il dominio digitale… Occorre inoltre ricordare che le “bolle speculative”, per il capitalismo, non sono un male, sono proprio il capitalismo… il resto è chiesa protestante.

(Ovvio poi che lo scoppio delle suddette bolle speculative produca, localmente o con effetti sistemici, miseria, declino e distruzione… che nessuna morale o retorica “austera” può tamponare… Le risposte possono dunque solo essere sistemiche, paradigmatiche… per questo sarebbe necessario inventare giochi d’insieme, non sistemici, del tutto diversi dal Gioco Totale in atto… altro che ritocchini al calcolo del PIL…).