videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

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Elogio del divorzio

…considerazioni che potrebbero seguire a Per l’abolizione del matrimonio.

Il matrimonio non ha niente a che fare con l’amore, ma solo col patrimonio e con i figli cui si intende trasmetterlo. Successioni… sono “cose che succedono”… nessuna ierogamia o congiunzione astrale o cerimonia di “personae” può pretendere di nasconderne il contenuto reale. È il tentativo malriuscito di naturalizzare un rapporto sociale, tra soci, un rapporto economico-politico, giuridico, benedetto dalla legge. È la violenza della legge sui corpi, che può più o meno essere interiorizzata: prostituzione a vita, come modello di tutte le altre prostituzioni. Nulla a che fare con il “di-vorzio”, che, etimologicamente, viene dal latino “di-“ + “vertere” (=allontanarsi in altra direzione)… che intenderei anche come “di-vertimento”, di-versità, di-versione, ecc… Dunque oltre ad essere contro l’istituzione del matrimonio, sono decisamente a favore del divorzio, anche se non si è sposati. Il “di-vorzio” è una condizione esistenziale che ci accompagna a vita: ci si separa dal seno materno con un rigurgito, con re-pulsione… e si procede così fino alla morte (quando è la vita stessa a divenire re-pellente), per scarti successivi, diversioni frattali, come l’asina di Balaam, ma senza bisogno di angeli o demoni che si mettano di traverso. Non c’è una linea retta, divina.
La massa è finita. Andate a zig-zag.

Se divenissimo un gas, agitato dal moto browniano dei suoi atomi, solo la musica potrebbe modularci. Lievi pressioni, seguite da movimenti elastici… onde… Nessun principio, nessuna fine. Io sòno

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Metonimie

Le “cose”, si sa, si capiscono solo alla fine. Perché non ribaltare queste “cose”, capendole sin dall’inizio, scambiando il futuro con il presente-passato, gli effetti con le cause?

 Intermezzo di metafore

Nel frattempo le “bombe d’acqua” e i “mostri in prima pagina” del mainstream servono solo a nascondere, per esempio, la pioggia di bombe in est Ucraina (e prossimamente in Iraq) e i mostri tutti interni alle coscienze occidentali… a cominciare da quelle dei “padri di famiglia” in crisi (psicotico-economica) o di altri agenti sociali, individui colti da raptus “meteorologici” che sembrano accadere per destino, non perché siano i semplici esecutori semi-umani di una macchina di sterminio.

Economia degli affetti (un’allitterazione e un ossimoro)

Mi chiedo (tra norma e libertà, tra formalità e informalità, tra rapporto e relazione, tra immaginario e simbolico) se sia possibile distinguere tra affetti e affettazione
Forse è meglio assecondare (solo tatticamente) la tendenza sociale ad essere affettati, ad essere degli attori… lasciar parlare il calcolo (lo stretto indispensabile… solo per meglio dissimulare l’incalcolabile, la dismisura di relazioni assolute, senza vincoli… quelle che nessuno degli androidi in giro capirebbe o ci consentirebbe di praticare pacificamente… e che dovremmo imparare, intelligentemente e strategicamente a progettare, moltiplicare, modulare…).


E se fosse tutta solo “muzak”?

Insomma, facendo un rapido giro (tra noti, meno noti o del tutto sconosciuti) tra le musichette più originali che si sentono ultimamente, direi che si viaggia un po’ barcollanti tra dark dubstep piuttosto sexy (come quella di FKA Twigs, con look da cosplayers…), elettronica molto analogica dall’immaginario goth sadomaso…

…e dream pop (qui in un video dei “Washed out” al minuto 1:38 , anche se il gruppo non mi entusiasma in quanto detesto ciò che assomiglia anche vagamente al brit pop, che ci ha ammorbato per un paio di decenni, sembra che parta un ritornello con battimenti binaurali sui 4 cicli al secondo – potenziate da un autopan che rimbalza il suono tra i due canali stereo – come le onde theta, quelle che normalmente produce l’attività elettrica celebrale nel sonno profondo… Per una persona in stato di veglia una brusca immersione che sottolinea quella frase melodica in modo più psicoacusticamente incisivo… Ma a proposito di dream pop mi viene in mente anche l’ultima fatica dei Goldfrapp, più folk, malinconica, sinfonica e vintage o gli ultimi scampoli dell’etichetta 4AD, che tanto ha influenzato noi musicisti 40enni, con i Grimes)… o comunque suoni elettronici iper-compressi, frequenze pompate a tutte le altezze, nuovi synth a layer di campioni disegnabili e manipolabili a piacimento (come in Iris di iZotope, per esempio), tanti trucchetti sulla fase per spazializzare i suoni ben al di là del tradizionale doppio canale stereo e tanto becero erotismo… vedi pure le robe commerciali (Britney Spears, Miley Cyrus, Rihanna, ecc…). Ed ora si aggiunge anche Asia Argento (con un penoso CD di collaborazioni dal titolo comicamente pretenzioso: “Total entropy”!) che per l’ANSA sarebbe “rock duro”… una roba da licenziare l’esperto che ha commentato l’evento epocale

E va be’… poi ci sono i rumori indistinti della drone music (tipo la segheria davanti a casa mia) di cui abbonda la produzione indipendente (non quella truccata da indie ma facente capo alle major che riciclano anche l’immondizia musicale, ma quella che nessuno produrrebbe… a volte perché priva di un valore conforme al mercato della morale acustica comune… o perché il valore della musica su supporto digitale in generale, per svariati motivi, è prossimo allo zero, dunque ci si può permettere, finché ce lo si può permettere, di esplorare orizzonti più ampi e casuali o inventare sonorità estreme…) cui si può attingere, per esempio, su piattaforme come Bandcamp… (tra rumori analogici piuttosto scorrettiossessioni metal drone di Gnaw their tongues, un tipo olandese che mixa il caos con sonorità da death metal suonato in un garage e ascoltato da sottoterra…). Oppure, senti un po’ che delirio questi Æthenor

Ah… a parte tanto ritorno dell’analogico (simulato dal digitale o meno)… c’è un certo ritorno della psichedelia più o meno esagerata (vedi i lunghissimi e a tratti durissimi trip dei Flaming lips, dei Causa sui o degli In Zaire…). Comunque, per il resto, un più generale ammosciamento e ripiego intimista, esclusa qualche rabbiosità industrial stile Nine Inch Nails o EBM… tipo Diezel Xzaust

Insomma forse sarebbe meglio suonare e mixare a cazzo… come viene viene… (e visto che il messaggio sembra essere il media che usiamo, come diceva Mc Luhan, forse sarebbe proprio il caso di sabotare il messaggio per renderlo mediaticamente e mediamente inservibile… certo, purché costruisca relazioni, più o meno sghembe, al di là dei rapporti sociali dati e consolidati nel campo di concentramento in cui ci ritroviamo, ecc…).


E se fosse tutta solo Muzak? anche quella che ascoltiamo di proposito o produciamo?… Neanche col silenzio ci si può liberare… perché “Silence is sexy”, come cantava Blixa Bargeld (dunque anche gli spazi vuoti, la morte che si insinua nel circuito produttivo, le battute a vuoto, persino le negazioni del capitalismo… possono piacere e divenire merce). E lui faceva parte di un gruppo, gli Einstürzende Neubauten che, apparentemente, sembrava l’antitesi della muzak, specie dopo il film-manifesto “Decoder”

I dispositivi acustici svolgono così lo stesso ruolo che nell’arredamento si definisce di «prevenzione situazionale»: essi organizzano i comportamenti nello spazio pubblico, forzano i riluttanti all’evitazione e operano infine – afferma il compositore e ricercatore del Cresson Henry Torgue – per «una modulazione attraverso il suono della condotta, del consumo e dei flussi».

Siamo forse diventati tutti situazionisti preventivi?… come Lynch?… come coloro che invece di carcerare preventivamente ciò che puzza da lontano di disarmonia e sabotaggio delle regole costituite (come sembra andare di moda, a prima vista), preferiscono codificarle, impacchettarle e rivenderle?…  Insomma… quanto siamo estranei al pizzardone virtuale, alla psicopolizia, ai precog, ecc…?


uSSSy riot!

E poi (con la modernizzazione rapidissima di certe terre di confine) c’è un vero ritorno del rimosso centrasiatico e post-sovietico (di cui avevo già scritto… potrei giusto aggiungere le ipnotiche litanie armene dei Deti Picasso, un gruppo vagamente ethno-prog che mi piaceva molto finché cantava in armeno – lo ascoltavo per ore in cuffia sugli autobus – poi ha preso un’altra strada, con l’avventura dei fratelli Arutyunyan nei Wattican Punk Ballett), questa volta in salsa noise (psichedelica e pure piuttosto espressionista e dissacrante)… Vedi un po’ che “chitarra elettrica”! e che accordatura!

Questo disco ha momenti persino solenni in mezzo al casino… tipo un’incredibile Internazionale di Tuva


POSTLUDIO

La musica è aria che vibra, sollecitata da corpi elastici che vibrano… energia meccanica… imitabile per analogia dalle frequenze elettriche, dagli amplificatori… e codificabile, digitalmente, con campionamenti di singoli istanti, di discontinuità (44.000 o 48.000 volte al secondo, comunemente, come spiega una mia canzone… probabilmente basandosi sulla frequenza – convenzionale, e di riferimento per l’intonazione delle scale – del LA a 440 Hz…) che l’orecchio umano non percepisce… forse le cellule, sì… ma cosa importa delle mutazioni e delle sofferenze cellulari in un contesto di generale indifferenza alla distruzione delle forme di vita?… Ad ogni modo è una vibrazione capace misteriosamente (in realtà secondo precise regole, ignote ai più…) di modificare il nostro umore (più di qualsiasi sequenza di vita simulata cacata dal caca-luce al cinema).

Osservando la tendenza ostentatamente kitsch degli esempi che ho riportato nei commenti, penso che siamo di fronte ad una sorta di materialismo dei feticci... Non c’è più alienazione se si è alienati, se si gioca ad essere un personaggio dei manga, una pornostar o un avatar di chissà che… Alieni che si godono la “vita”… Restano solo il sesso e i soldi, lo scambio dei liquidi, il traffico di sostanze chimiche che ripetono lo stesso messaggio attraverso il medium del corpo, ovvero che il corpo è molecolare, modificabile, sotto l’involucro di pelle tesa che nasconde gli organi… anch’essi trafficabili con i paesi più poveri… o percepiti come pelle invaginata, superficie ripiegata, anch’essa visibile, monitorabile… è il vecchio Capitale che ti lecca la schiena… (che in realtà pensa di squartarti pur di ampliare i suoi orizzonti) che fa del sesso (ancora!.. oltre ogni soddisfazione, oltre ogni nausea!…) la sua arma d’appeal più riuscita… I ragazzi “nativi digitali”, sono campionabili come la musica… sono corpi elastici che vibrano… E’ come danzare sull’abisso senza vederlo… nessuna realtà se non “aumentata”… solo tante allucinazioni, ultimo escamotage per sopravvivere, nella consapevolezza (confessata solo in pochi squarci “rivelatori”, che sembrano apocalittici, perturbanti, ma che farebbero la nostra gioia…) che prima o poi (per collasso sistemico, sotto la spinta di nuovi “barbari” arrembanti o per somma di resistenze o per flussi più forti e intensi, regolati diversamente, che per ora non si vedono) tutto questo finirà (è già finito in realtà). Violenza fascista, informale, mafiosa, del rapporto prostitutivo di lavoro (You better work bitch!), che diventa superficiale, che viene diffusa come droga e sesso… per aumentarne la dipendenza… per creare bisogni più docili all’esigenza di estrazione del di più… Si dovrebbero moltiplicare i weak spot… i contro-memi… far saltare la pubblicità di questa Macchina (mutandone nello stesso tempo l’aspetto “privato”… rimontando i giunti con altre regole… altrimenti non collasserà mai, senza prima seppellirci…).


“Afterwards”

Ho scelto questo pezzo dei Van Der Graaf Generator (che considero una delle più belle canzoni di sempre) per questo esercizio di montaggio video e di…”canto”. Cercavo una possibile strada all’espressione più “graffiata” della voce, dopo che casualmente, dopo aver accordato il mio laùd tutto in diesis (col basso in D#), mi sono ritrovato a provare gli accordi di questa canzone… Lo so, ci sono imprecisioni, ma in fondo l’ho cantato, suonato (laùd, chitarra elettrica che simula il basso, chitarra elettrica con effetti e darbuka), missato e montato su video in un solo giorno e senza troppe pretese…

Ci sono anticipazioni di altri video futuri e materiale ripreso da precedenti video.

Sing along…

AFTERWARDS (di Peter Hammill)

You stare out in yellow eyes larger than my mind;
in viscous pools of joy, relaxing, we glide…
it’s all too beautiful
for my mind to bear
and, as we shimmer into sleep, something’s unshared.

But, seeing the flower that was there yesterday,
a tear forms just behind the soft peace of your shades….
The world’s too lonely
for a message to slip
but between the dying rails of peace
you trip.

The petals that were blooming are just paper in your hand;
your eyes, which were clear in the night, are opaque as you stand.
It was too beautiful
for it to last…
these visions shimmer and fade out of
the glass.

The petals that were blooming are just paper in your hand.


“T.I.N.T.A.” o “T.I.N.A….T.D”

Sono acronimi da me inventati per l’occasione che stanno per:

There Is No Thatcher Anymore

o

There Is No Alternative… To Death

Era colei il cui ritornello più noto risuona ancora oggi nelle parole di Draghi, per esempio… quel reiterato:

There Is No Alternative

(“non c’è alternativa”)… o quell’altro aforisma (condivisibile, anche se dall’altra parte della barricata):

There is no such thing as society“.

(“Non esiste una cosa come la società”). Insomma un ipotetico generatore automatico di aforismi thatcheriani dovrebbe iniziare con “There Is No…” qualcosa.

Eccola qui sotto insieme all’altro morto con cui ha edificato il delirio neoliberista che, dopo un breve periodo di molto relative vacche grasse (per la borghesia capitalista o per i Paesi Occidentali: il cosiddetto welfare state sorretto dal deficit spending keynesiano, sostenuto dal parassitismo neocoloniale e dall’“estensione della riproduzione” del capitale), ha posto le basi (*) dell’attuale disperazione strutturale (frutto di un mix letale di nuove strategie militari, industriali, monetarie, finanziarie, cui hanno contribuito anche le teorie di economisti come Friedmanvon Hayek, ecc… nonché le ultime tentazioni anarcocapitaliste in pieno sviluppo, da Rothbard in poi…):

E qui qualche esempio in musica della gioia anticipata per la sua dipartita, da me velocemente raccolto in una playlist (play it loud, dance and have fun!):


(*) Per meglio dire: la strategia keynesiana precedente aveva già prodotto sicuramente pessime illusioni sulla natura “sociale” dello sviluppo capitalista… ciò non toglie che la Thatcher non sia stata una figura storica odiosa. In realtà, per trovare le “basi dell’attuale disperazione strutturale”, almeno per me, bisognerebbe scavare fino a strati risalenti a millenni prima… (che so? la nascita del cristianesimo… e più in là la trasformazione dell’individuo da anima indivisibile e contratto di successione in “cittadino”…).


La guerra in Mali è dunque (in)finita?… ed è più “world” o “etno”?

Continuo le mie riflessioni sulla guerra in corso iniziate nel post precedente
Bisogna spulciare tra i video prodotti all’estero per poter vedere come sono abbigliati, quali bandiere sventolano e quali armi usano i fantasmi alqaidisti contro cui le forze armate francesi (con quelle italiane e statunitensi in appoggio) sono in guerra nel Mali (checché se ne dica…). Qui un riassunto dei prodromi di questo conflitto. Innanzi tutto sembra che non si tratti di fantasmi del tutto incorporei (probabilmente l’improbabile nettezza dello schieramento alqaidista così come viene narrato dai media internazionali, fa sembrare questi padroncini del deserto piuttosto  finti nel senso etimologico di plasmati… fabbricati e confezionati ad hoc per le TV e l’immaginario securitario di tutto il mondo, sempre oscillante tra il paranoide e il terrorizzato dal bau bau di turno). Certo, un news network “indipendente” (finto alternativo e un magari zeppo di “infiltrati”) come The real TV di stanza a Washington, con collaboratori come Chomsky, è da prendere comunque con le pinze… Per esempio, c’è l’idea ricorrente che i gruppi che hanno occupato il nord del Mali provenissero dalla Libia e siano stati armati dalla recente guerra per uccidere Gheddafi (probabilmente da inglesi, francesi e quatarini, su suggerimento della nuova strategia obliqua del Pentagono… la stessa che sembra aver ideato il recente colpo di stato in Mali, operato da ufficiali maliani formatisi in USA, come sostiene il video di the real TV…). Io credo che sia un po’ troppo complottista però l’idea che svariati gruppi di “integralisti islamici” siano tutti infiltrati dalle strategie oblique statunitensi… Si considera troppo potente un impero che si dimostra invece piuttosto “mean”, meschino, nei mezzi e, militarmente parlando, non troppo sagace e raffinato… è tutt’al più capace, anche per risparmiare qualche dollaro, di suscitare il caos – shakerando prima dell’uso le divisioni etniche (che hanno pur sempre una base razzista, sono un po’ il razzismo politically correct in tempi di democrazia…), nazionali e religiose di una data regione – vedere come evolve la situazione con i compagni di merende disposti o in azione sul campo e, giusto se le cose non vanno come pianificato, intervenire con la stessa enfasi che ultimamente pervade le previsioni meteo (tendono a dare nomi roboanti, tratti dalla mitologia o dal peggiore metaforismo, sia alle operazioni militari che alle perturbazioni o agli uragani, forse per suggerire un senso di ineluttabilità, astratta fatalità e predestinazione alle missioni “liberatrici” del complesso militare industriale o postindustriale)… o intervenire con la stessa logica fondante della civiltà sorta dopo Hiroshima… che solitamente prima bombarda e molto dopo sbircia coprendosi gli occhi o mangiando patatine, tutto ciò che si incenerisce per terra. Ritengo che in quella regione di nessuno che è il deserto, in questo caso il Sahara occidentale, dove per decenni  sono state ricacciate popolazioni (cui in alcuni casi è persino stata cancellata la nazione di provenienza con un tratto di penna, cui sono stati bombardati villaggi col napalm!), possano trovare temporanee alleanze moltitudini erranti (anche nomadi) di guerriglieri e individui che odiano di un odio viscerale gli “occidentali” (e dunque gli americani che ne sono il referente principale, più potente ed egemone), con le loro mire imperialiste, l’accaparramento delle risorse naturali e l’impoverimento programmatico delle popolazioni locali, che hanno la sventura di avere sotto il suolo giacimenti di petrolio, uranio, oro e compagnia bella… Sì, possono essere odiati… non sono irresistibili, non sono il mondo migliore che possa esistere, come si raccontano, quello che assimilerà tutto ciò che si oppone loro, non sono quel popolo benvoluto e continuamente god-blessed che credono di essere… tuttalpiù una moltitudine (pur sempre particolare e storicamente determinata) di macchine-umane variamente assemblate e in miserabile competizione tra loro. Si eccitano, si elettrizzano e si entusiasmano così…


Lyotardiano nello stigmatizzare gli africani, cui piacerebbe libidinalmente essere schiavi, diretto nell’accusare di terrorismo di Stati Uniti, sagace nel sospettare che il vero obiettivo degli USA è probabilmente l’Algeria di Bouteflika (aggiungerei io: dati i suoi rapporti con la Cina e la non sufficiente, secondo la strumentale opinione degli Stati Uniti, collaborazione nella “guerra al terrorismo”), feroce nei confronti del presidente del Mali installato dopo il golpe che ha subito invocato l’aiuto degli ex-colonizzatori, l’uomo nel video qui su (un simpatico africano residente in USA credo, dall’aspetto quasi presidenziale ma dai toni molto più incazzati dell’attuale comandante in capo delle forze armate USA) per altri versi pone le basi, con i suoi discorsi di autodeterminazione armata panafricana  (ma non c’è mai stata una comunità continentale africana, come del resto non è possibile che ci sia una comunità unita di tutti i viventi presenti un continente anche altrove…), di una potenziale guerra su basi etniche (se non razziali) o di un conflitto con gli arabi, che sarebbero senza alcun dubbio, secondo lui, tutti pagati dalla CIA per destabilizzare stati altrimenti pacifici…

Volevo solo far notare come anche nell’opporsi alla violenza globale del dominio statunitense e “occidentale” si rischia di formulare giudizi del tutto interni allo stesso paradigma che si intende contestare… si agitano sempre spettri, fantasmi di qualcosa che non c’è (come le etnie, le comunità, le identità, i generi, i diritti, le divinità varie) in nome del quale battersi, uccidere, morire… Semplificare in questo modo non è certo la via più efficace per uscire dall’attuale pantano… Ho un’altra idea di semplificazione, che magari tenterò di spiegare in altri post…


“In Mali non è finita”, dice il professore Chester Crocker dell’Università di Georgetown, assistente alla Segreteria di Stato per gli affari africani nel 1980 ed esperto di sicurezza internazionale e gestione dei conflitti.

“Se le forze africane presidiano le città, ciò significa che il resto del territorio sarà nelle mani del nemico”. Ecco come parlerebbe un vero paranoico…
Senza contare che “sarà fondamentale che i francesi, così come gli americani, i britannici e i vicini africani, siano in stretto coordinamento con gli algerini, essenziali in questa storia.
Naturalmente all’interno delle cellule islamiche di cui stiamo parlando molti sono algerini, non Tuareg del Mali o della Libia, sono algerini“. Lo dicevo che questi mirano a destabilizzare l’Algeria!… (del resto i media facevano il tifo per le primavere arabe e si dolevano per la poca spettacolarità e il fallimento delle sommosse in Algeria… o in Marocco).

Pure rousseaiano il professore yankee quando dice: “Quello che richiederà tempi lunghi sarà piuttosto la necessità di ricucire e ricostruire il tessuto politico e il contratto sociale del popolo”
Fino ad ora il Mali in America era conosciuto più che altro per il film in cui Martin Scorsese sosteneva la panzana che lì fosse nato il blues… (ma si sa, gli americani mandano avanti prima Hollywood… l’hanno fatto anche con noi… Pensano a come rendere profittevoli le risorse culturali locali… lo fecero col neorealismo… Prelevano solo quegli elementi che possono essere messi in comune col loro modo di vedere… danno una chance… e nel frattempo pensano a dove installare basi militari).

Tra l’altro questa faccenda del blues è stata impiantata pure nelle popolazioni saharawi (quelle di cui parlavo prima, bombardate col napalm dai marocchini nel 1975… dopo il dissolvimento della colonia spagnola del Sahara Occidentale)… Furono ricacciate in un campo profughi dipendente dagli aiuti ONU che si trova in Algeria poco sopra il Mali (ci deve essere qualcosa che proprio interessa, da quelle parti)… Mariem Hassan, che in questo video, che incrocia in modo un po’ forzato blues e litanie saharawi, canta accompagnata da chitarra elettrica, dai campi profughi è finita a fare concerti in giro per il mondo…

A proposito di fronte frattale del conflitto.

Anche io mi sono dedicato ad “Alchimie etniche” in musica, ma più per trovare punti di contatto tra culture e sensibilità diverse, aprire le limitate strutture occidentali ad elementi nuovi o, più probabilmente, per mischiare materiali sonori senza un centro che si potesse definire “etnico” o “world” (anche se oggi avrei chiamato il CD “Alchimie modali” per non incorrere in equivoci)… e “world” è una sorta di “centro di recupero” globale per anomie locali… queste operazioni le fanno altri per colonizzare… per assimilare culture e popoli nella Grande Macchina della Competizione… Così come fecero con gli schiavi negri nei campi di cotone: come hanno confezionato tessuti dal cotone raccolto, hanno anche confezionato il blues da chi raccoglieva cotone… e comunque sempre roba grezza per farci altre robe più raffinate su cui farci soldi è (nel mio caso, il mio pezzetto di cervello in affitto, la percentuale coloniale del 50% sull’insano privilegio dei diritti di proprietà intellettuale del “vivaio di musicisti” della Rai, come lo chiamava un funzionario di quelle parti…). Non posso dirmi “innocente”… gli “scopi nobili” vanno sempre a farsi benedire, quelli ignobili restano… (del resto alla Rai non potevano essere interessati se non avessero percepito un principio di malvagità in quello che ascoltavano… “più percussioni”, suggerivano… “più musica suonata con le mani, meno loop”… ma io non avevo nulla di autoctono, di originale, di tradizionale, da proporre… la mia immaginazione non ha un territorio, una legge (forse delle regole del gioco, sempre mutevoli)… mi avevano scambiato per qualcosa che non sono (non avevo alcuna intenzione di travestirmi da arabo o turco o indiano come si usa fare tra molti musicisti attratti dall’esotico per estrarre tradizioni pure con lo stesso spirito del WWF nei confronti degli animali in via d’estinzione… o sistemare tappetini da ginnastica e altarini Ikea come fanno certi fissati con lo yoga e le religioni orientali… che non sono certo sadu)… ma senza né Tradizione, né piena conformità alla moda – o allo sfruttamento – del momento si rimane in una terra di nessuno, che è appunto la mia… e quella del branco di post-moderni sparsi per la società postindustriale con tante idee e capacità, ma poche relazioni produttive indipendenti… e non parlo di nicchiette culturali… Insomma più che un “vivaio”, a me sembra una tonnara… o un deserto).


In sintesi… | del digitare e infine di onde nere e dragoni alchemici

“Ho lasciato il mio gruppo
 faccio tutto da solo”

In questi due versi milioni di biografie (compresa la mia)… la controrivoluzione digitale ci ha reso “sociopatici” (per usare una parola che potrebbe includere o recludere chiunque… ma prima ancora si era già perso il gusto di mettere soldi e strumenti in comune e litigare)… tutti questi nuovi dispositivi portatili hanno lo scopo preciso di spezzare le connessioni reali e mediarle in modo poliziesco affinché tutti imparino in qualche modo a (cercare di) metterle a profitto (senza riuscirci nella stragrande maggioranza dei casi)… affinché si estenda la fabbrica di merci inutili e nocive (persone incluse) a dismisura… l’importante è spacciare la (governa)mentalità, trasformare tutti in dipendenti di una fabbrica di nulla che si regge su un letto di morte altrui (per ora)…
Era un modo gentile di dire: organizzatevi voi, se ci riuscite… vi diamo i mezzi di produzione… a noi interessa solo il profitto… la merce (culturale) è merda, non rende un gran ché… vi diamo i gingilli, giocateci voi… dobbiamo dismettere questa fabbrica…
Per il resto dei lavori produttivi continuano come al solito ad usare la violenza e gli eserciti.

Ultimamente hanno pure semplificato le cose, per i più recalcitranti, con le app dei tablet e i-pad vari… “Giuoca! giuoca!”, diceva la Butterfly…

In luogo del “De hominis dignitate” di Pico della Mirandola, il “De hominis digitate”… In luogo de “Il piacere del testo” (Roland Barthes) vi sarà “Il piacere del tasto”… come per la gorilla Koko che pigia tasti compulsivamente e forse anche a casaccio in questo video

P.S. Vi lascio qui una poesia… diciamo…


ONDE NERE

Nulla da perdere,
nulla da sperare,
nulla da lasciare in eredità.

Io ve l’ho detto:
siamo finti,
siamo macchine,
siamo dividui.

E soprattutto:
tutto ciò è uno scherzo bizzarro,
inconsistente,
perché è qualcosa
in un incommensurabile
niente.

Siamo comici
alla periferia di una gravità
che mette in ordine il caos
fino a renderlo assurdamente
autocosciente
(per 2/3).

Riverbero di c’è, non c’è e stasi.
I primi vagiti,
l’esalazione finale.
Qualcosa in mezzo.

Oceani di nulla,
onde nere.

macchine sideranti:

(nell’acceleratore)
le particelle
si scontrano e compaiono…
In realtà, noi come loro
(al rallentatore),
ci incontriamo e scompariamo.


Infine, anche se non c’entra molto, ecco un esempio di come la materia inorganica a volte paia vivente (ma potrebbe anche essere il contrario…).

esperimento con solfocianuro mercurico dato alle fiamme

Si tratta di trasformazione chimica particolarmente velenosa… Immagino che un alchimista vedendo un simile spettacolo possa aver inventato la faccenda del dragone nel matraccio… o la lotta tra zolfo (S) e mercurio (Hg) per il tramite dell’azoto (N) e del carbonio (C)… quest’ultimo facilmente rintracciabile in tutti i viventi…

I tre principi alchemici rappresentati nel dragone tricefalo, Zoroaster, Clavis Artis, XVII sec., Biblioteca dell’Accademia dei Lincei, Roma

Un’ultima riflessione sulla mia passione per l’inorganico:

“Sembra che il nostro principale compito biologico sia quello di trasformare animali, vegetali e minerali in merda… e l’acqua o altre bevande in piscio… Ma era proprio così necessaria questa variazione animale? Non era meglio un mondo di soli minerali e piante? (ma anche queste marciscono… meglio solo minerali)”.


Che cosa è il CROWDSOURCING? | ovvero Grillo e i poteri taumaturgici della Rete

Col CRAULSURSIN… costui vuole creare posti di lavoro!… Ovviamente si riferiva al CROWDSOURCING, quello per cui, per esempio, Repubblica ha pubblicato un annuncio in cui si cercano videoreporter a 5 euro lordi… anzi no… a 0 €!

Elogia il lavoro in rete, il ricco comico genovese!… il lavoro gratis o quasi… tutto a favore delle imprese ovviamente… c’è assai poco da ridere e applaudire a Lecce come altrove…

 Mi ero già espresso al riguardo:


“I vicoli di Velletri – tra borgo ed estrema periferia metropolitana” (2012) | un video di Valerio Mele

Colonna sonora:
“Ud song” (Valerio Mele, Emma Giannotti)
“Autumn” (Fabio Mariani, Valerio Mele)

In una dimensione sospesa tra rievocazioni storiche e solitudini da estremo confine metropolitano, inizia un viaggio esplorativo ed emotivo attraverso i vicoli di una cittadina che mostra ancora le sue ferite aperte (es: la “casermaccia”, il convento medioevale bombardato durante la II guerra mondiale, nascosto dalle erbacce e dall’incuria). Il punto di vista (dell’Autore) è quello di chi si è trasferito dal sud Italia per andare a vivere al confine della provincia romana in un modesto monolocale, dati gli elevati costi degli affitti nella capitale. Così, mentre Velletri ricorda un po’ annoiata e indifferente la sua storia con il suo folklore (e una comunità prova a compattarsi stancamente attorno ai suoi riti posticci), la contemporaneità vorrebbe degradarla a città-dormitorio di pendolari, priva di qualsiasi senso comunitario (che comunque è anche regressivo, identitario… “reazionario”, se vogliamo). In questa dicotomia di fondo si inserisce la poetica del video, la sua ricerca appassionata (in/dividuale, non comunitaria… non comune, né fashion…) della bellezza nascosta, dell’incanto, dell’imprevisto, di una realtà più seducente ed esteticamente attraente della banalità e dell’indifferenza quotidiane… La sfida ad entrare nel dedalo dei vicoli misteriosi del borgo, l’affidarsi all’angolo sconosciuto sempre da svoltare, divengono così chance, apertura alle possibilità della vita, all’esplorazione di sé… e della propria Ombra (rivelata, infine, allo specchio, proprio da questo onnipresente schermo che ce ne preclude la visuale e l’esperienza).

Così, mentre c’è chi celebra l’eco di riti d’esorcismo del “male” (come quelli ancestrali che vanno dalla festa di S. Antonio Abate alla fine del Carnevale… incanalando la violenza nei soliti stereotipi) per poter continuare a vivere la sua comunitaria realtà di cartone, c’è chi decide di affrontare l’oscurità… senza la pretesa di fondare alcunché…


Il video del funerale in mare di Osama Bin Laden


“L’8 marzo tutto l’anno” | il mio video del corteo notturno a Roma

Colonna sonora:
Sainkho Namtchylak – “Dream Of Death”
Katastrophy wife – “Gone away”
Bikini kill – “Rebel girl”
La mia traversata del corteo serale (organizzato da Centro Donna Lisa, Donnedasud, le Facinorosse, Infosex-Esc, Lucha y Siesta Action-A, le Malefiche, la Meladieva, le Ribellule, SuiGeneris) dell’8 marzo 2011 a Roma, dalla Bocca della Verità fino a Campo de’ Fiori, all’indomani delle notizie circa lo stupro di una donna in una caserma dei carabinieri, avvenuto in un contesto di politiche reazionarie e razziste avviate da tempo dal governo italiano e dal sindaco Alemann0… e altrove rispetto ai fiocchi rosa di altre manifestazioni più edulcorate e ripulite (che rispolverano addirittura la “nazione” nelle loro rivendicazioni radical-chic) del femminismo d’accatto e superficiale radunatosi intorno alle esternazioni di Concita de Gregorio, alle tesi de “Il corpo delle donne” e di “Se non ora quando”
Io, personalmente, ho partecipato volentieri in quanto trovo insopportabile la pressione di questo stato sulle vite e sulle libertà individuali dei soggetti più esposti alla crisi epocale del capitalismo che stiamo vivendo (…anche se forse è proprio nella crisi che il capitalismo si esalta maggiormente e scopre la sua “verità” più violenta… e, localmente, dispotica… es.: in alcuni stati chiave, nelle relazioni private, nelle forme mafiose del capitale, ecc…).
Donne, migranti, precari, disoccupati… il fronte si allargherà man mano che la crisi avanza… Non sarà più solo una questione di diritti civili… e non ci sarà manipolazione mediatica che tenga…
E’ il momento sia di agire in modo più efficace, modificando direttamente i rapporti sociali, che di spremersi le meningi per pensare e costruire le regole del gioco di un futuro radicalmente diverso da quello che vorrebbe prospettarci questa classe dominante elitaria e senza scrupoli… (che non è una “casta”, una “cricca”, una “lobby”… come se da qualche altra parte potesse esserci invece un improbabile capitalismo buono e virtuoso…).
Il mio servizio fotografico della manifestazione… 

Grazie, Enrico.

Enrico Menichini

Ieri ho saputo che è morto Enrico Menichini di Collepino (PG), comparsa indimenticata del mio video “Tutti giù per Terra!“…

Ci fornì la corrente per girare a Collepino… partecipò alle riprese con grande ironia e spontaneità… e ci vendette a poco (7 € il litro) un olio extravergine d’oliva che non ha avuto eguali con nessun altro che abbia mai assaggiato su bruschetta… 

Grazie, Enrico… Abbiamo vinto anche grazie a te… con “Beatroce”, cortometraggio tratto da “Tutti giù per Terra!”, un contest organizzato da Userfarm

Aggiunta del 4 maggio 2012

Ho ricevuto da suo figlio una bellissima email che che m’ha fatto piacere e m’ha pure un po’ commosso, mannaggia…

In allegato c’è una poesia del caro Enrico, scritta di suo pugno, una sorta di lettera dall’aldilà, che conferma decisamente l’impressione positiva che ho avuto di quest’uomo… Purtroppo ce ne sono pochi così…


“E’ Natale!”

Ormai come è tradizione annuale, posto la mia solita canzoncina punk anti-natalizia…


Liberarsi del cristianesimo… | Basta strategie vittimarie!

Una foto emblematica (circolata sul web) del perché la protesta tramite impilamento su torri, tetti o gru attecchisca nell’immaginario italiano, che tanto è catturato (per omnia secula seculorum) dall’immagine della sofferenza e della tortura.

Per quanto riguarda poi le proteste pro-regolarizzazione degli immigrati, c’è da ricordare che gli immigrati non sono entità astratte… e che la loro presenza in Italia è soprattutto evocata da esigenze imprenditoriali (incentivate certamente da politiche razziste, ma anche da quelle legalitarie, dato che la troppa burocrazia e l’eccessiva tassazione spinge comunque ad evadere verso forme di attività meno vincolate…) di schiavizzazione, di nuova manovalanza a basso costo (vedi le teorie di Von Hayek, che piace tanto a Porro, per esempio)… coperte (a sinistra) da vaghi sogni di solidarietà transnazionale senza alcuna realtà, atti ad coprire in realtà la cattiva coscienza della borghesia italiana… vago umanitarismo (il sogno ipocrita multiculturalista) che va a braccetto con il razzismo e lo schiavismo contemporanei…
La regolarizzazione vuol dire “integrazione”, quella stessa che tanto declama la nuova destra “liberale” (del sempre fascistone e “futurista” Gianfranco Fini). Un’altro topos della sinistra poi, la lotta al lavoro nero (che non vuol dire mafia o camorra ma è l’unica forma di lavoro possibile quando non c’è più lavoro), per lo più serve a sindacati (servi), alla ricerca di nuovi iscritti… oltre che a tassare il più possibile (senza restituire servizi ormai).

Ma come? Io non mi integro, non mi ritengo integrato (e non lo sono) e poi sento il prodursi di discorsi conservatori, di voglia di legalità (che introiettano, come fosse una cosa che parte da loro) proprio in bocca agli immigrati fermi a prendere l’autobus con me? La mia posizione al riguardo è quella di dis-integrare, quella di mettere in discussione l’attuale forma-lavoro (altrimenti siamo alle chiacchiere da salotto o da curia)… non chiedere, come di consueto fa questo cavallo morto della sinistra italiana, la legalità e lo stato contro il liberismo cattivo, cinico, padronale, ecc… Solo nello scambio solidale, nello scambio culturale, nell’invenzione di nuove forme di “socialità”, nella sessualità extra-clan ed extra-patriarcale, de-territorializzante, anti-identitaria, nel considerare gli stranieri davvero degli (in)dividui (non dei simboli cristici), nella creazione collettiva con gli stranieri potrebbe esservi una novità che rompa i confini… Non certo spiegando come ci si adegua alle leggi razziste italiane… o protestando per un’integrazione più facile…
Meno controlli e vessazioni, diritto di essere sans papier, casomai… non comportarsi filantropicamente come col figliol prodigo… Consideriamo la nostra mensa (anche mediatica) sempre qualcosa che sta sopra, che accoglie coloro che non sono come noi… che sono figliuoli sfortunati, che hanno vissuto troppo distanti dal Dio denaro, che vanno recuperati ed inscritti nel benessere di Crapulonia in crisi (che sogna disperatamente di essere ancora ricca e di mantenere i suoi privilegi sul resto del mondo senza cambiare assetto economico e politico… al limite spruzzando sopra un po’ di sentimentalismo e di afflato fintamente cosmopolita, che si rivela essere il solito abbraccio mortale, che NON VEDE L’ALTRO…).
Che porcata duplice il cristianesimo di sinistra!…

Puntare dritto contro la forma-lavoro contemporanea, il potere centrale, quello che manovra la fiction politica… De-centralizzazione e autonomia… relativista, anti-identitaria, individualista (nel senso di una sottrazione alla governamentalità (*) – che ora tende perfino e soprattutto ad appropriarsi dei discorsi antagonisti, d’eccezione o bizzarri, anomali – e alla disciplina dell’individuo, propagandata con tanto di pronomi personali – “Yes, WE can”, “I-pod”, “La coop sei TU, la “banca costruita intorno a TE, ecc… – che ricentra il mercato proprio sui singoli pro-sumer, convergendo su forme parodistiche di protagonismo, competitività, auto-promozione, cooperazione e perfino lavoro gratuito!… fino a pensare l’esternalizzazione definitiva dell’intera società, che chiamano, col solito termine anglofono che fa tanto eccitare le masse, crowdsourcing (**) Insomma tocca aggiornare le analisi e le vecchie dicotomie… se non si vuol finire con l’ascoltare le “narrazioni” di Vendola… manco fosse Gerard Genette).

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(*) Consiglio vivamente di vedere questo programma svizzero su Foucault… molto chiaro e riassuntivo. Qui altri programmi di MicroMacro.

(**) Un mio video, a proposito di crowdsourcing, che è stato escluso da Userfarm perché non dava un messaggio “positivo”… 🙂


Le mie foto dei castelli romani

http://www.flickr.com/photos/17094843@N02/sets/72157625190024627/show/

Avendo acquistato una videoreflex, la panasonic GH1, e in attesa di nuovi pregevoli video, ecco alcuni miei scatti, presi qua e là… Ovviamente non sono pubblicati alla massima risoluzione, ma rendono l’idea… Buon viaggio.

Un assaggio della qualità del video anche a luce bassa è questa mia prova con l’ud di “Scenes of Instanbul” di Omar Faruk Tekbilek.


“NOI NON LO ACCETTIAMO!”.

 

Ecco la macchina de-sensualizzata di noi giocatori di flipper (es: noi davanti al computer…), privati di tutti i sensi eccetto il tatto (come Tommy… gli altri sensi sono tutti digitalizzati…). L’importante è che il contatore del flipper impazzisca, che il divertimento non abbia limiti, che i profitti salgano… Il film di Ken Russell è davvero feroce… nella sua cupio dissolvi… diciamo pure nel raccontare il fascismo e il fascino ambiguo dell’icona messianica, della rock-star, della persona osannata dalle masse, di colui che introduce religiosamente e militarmente al culto della “macchina”… che è poi anche l’ascesa e la decadenza (l’epopea) dell’individuo borghese, del suo talento ignobile (il pinball wizard, il “mago del flipper”, che fa il suo discorso della montagna su un mucchio di palle)… che alla fine ha come unico sbocco, per il sarcastico regista o un vago misticismo imbecille (con tanto di autoesaltazione e autodistruzione in un effetto speciale di dissolvenza) o una distruzione generalizzata, rabbiosa quanto senza futuro…


T.W. Adorno, vai a dodecagare…

Questa evocazione di riti tribali, il neopaganesimo di Strawinskij, furono visti come nazisteggianti da T. W. Adorno, tutto impegnato a promuovere la premiata ditta dodecafonica… che, per carità, aveva i suoi bravi compositori espressionisti e astratti (Webern il mio preferito). Lo stridere delle tonalità e la polifonia sembrarono troppo violente ad un teorico tutto sommato hegeliano, che preferiva conservare nei frantumi la nostalgia e l’eco del sistema perduto, conservare la costruzione dell’armonia nella dissonanza… Noi che siamo ormai in frantumi non possiamo che vedere nell’apertura politonale e modale di Strawinskij la degna fine della musica classica, ormai diventata una pippa per intellettuali dalla trista figura. Per chi suona (come me con l’ud…) senza armonie verticali i modi mediorientali, Adorno è davvero un trombone insopportabile (più dei pernacchioni di Strawinskij). Sebbene sia da leggere e conoscere, ovviamente.

Vado a sentirmi l’Estate di Vivaldi e a mangiarmi una pizza quattro stagioni… in attesa della “Sagra della Primavera”.


“Tutti giù per Terra!” – finalmente in DVD

Dopo svariate vicissitudini, ho finito di auto-produrre, con l’aiuto di Ugo Innamorati, questo video di quasi mezz’ora, disponibile in DVD e sia per intero (qui sotto) che  in piccoli estratti su YouTube. Estratti:

 

“Tutti giù per Terra!” – un video di Valerio Mele.

Dopo “Scarpe diem” (video in cui si narra della sua fuga dalla civiltà e della sua mancata rieducazione) il commendator Ugo Filippi (Ugo Innamorati) prende a delirare.
Il suo “fido” maggiordomo Porfirio (Valerio Mele) asseconda ognuna delle sue differenti personalità, con svariati travestimenti, per carpire insieme alla sua misteriosa fidanzata (Cristiana Elle) dove abbia nascosto i suoi soldi…

Tratto da un soggetto nato da lunghe ed esilaranti conversazioni telefoniche tra i due attori protagonisti, il video è stato girato, tra l’altro, nella cornice medievale della splendida Collepino…

Qui sotto, di seguito, prima la seconda e poi la prima, le due puntate de “La saga del commendator Filippi”… ed altro materiale…

Per contatti: Valerio Mele, Ugo Innamorati.

PS: Vi ricordo che come gadget c’è il Calendario 2010


“Bold Marauder”, interpretata da Kendra Smith

Kendra Smith

Ecco una traduzione di una bellissima canzone di Richard Fariña , Bold marauder (di sapore celtico, che in qualche modo precorre il cosiddetto folk apocalittico), cantata dalla voce tetra di Kendra Smith, una cantante (della neo-psichedelia) di cui si sono musicalmente perse le tracce e che, a quanto pare, vive in una roulotte senza elettricità nel nord della California…

E hi, ho, hey, sono un'impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché ti mostrerò oro e argento, ti porterò il tesoro,
sventolerò una bandiera di vedovanza e sarò la tua amante
e ti mostrerò una grotta, una fossa e un altare sacrificale
e ti mostrerò sangue sulla pietra e sarò la tua mentore
e Notte sarà la nostra amata e Paura sarà il nostro nome
 
E hi, ho, hey, sono l’impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché ti porterò per mano e ti condurrò dal cacciatore
e ti mostrerò il tuono e l’acciaio e sarò la tua istruttrice
e porteremo l'elmo e la spada, e immergeremo la lingua nel massacro
e canteremo una canzone di guerrieri e leveremo lodi all'assassinio
e Cristo sarà il nostro amato e Paura sarà il nostro nome
 
E hi, ho, hey, sono l’impavida predatrice
e hi, ho, hey, sono la bianca distruttrice
perché inasprirò i venti di lassù e insozzerò il fiume
e brucerò le sementi nel campo e sarò tua Madre
e infurierò e ucciderò, e andrò a saccheggiare
e prenderò in moglie una Furia, e sarò tuo Padre
e Morte sarà la nostra amata e Paura sarà il nostro nome.

 


Beatrice Antolini al Circolo degli Artisti | 19 febbraio 2010

Venerdì scorso ho visto un bel concerto (mi è piaciuto molto… era da un bel po’ che non si sentiva qualcosa di originale) di una cantante piuttosto ispirata, vivace e talentuosa anche come musicista. Le influenze della sua musica sono tantissime… pop, new wave, psichedelia, progressive, punk, salsa… i brani cambiano atmosfera più volte al loro interno, in una sorta di remix e di divertissement post-moderno… Ecco un piccolo assaggio in video:


Qui un’altro video della serata… C’è da dire che le ultime performance testimoniano di un sensibile miglioramento rispetto alle registrazioni su CD e ai concerti anche solo di un anno fa… Tutto questo lascia presagire un’evoluzione anche più interessante nel futuro…

Batteristi, percussionisti e ipocriti di tutto il mondo, unitevi!



Bel video!
Guardate c’è Stewart Copeland, Nick Mason!
Un pezzo dei Police e dei Pink Floyd!
Annullatevi in questa ennesima causa ipocrita,
barattate il vostro stupido desiderio di apparire
con lo scarico di responsabilità
per le guerre e le devastazioni
che il sistema occidentale garantisce e incentiva,
specialmente in Africa.
Basta
spedire un video del vostro esibizionismo
e il Sudan, dove ci si scanna anche per motivi
religiosi,
continuerà a farlo scandendo più forte con i machete.
Che senso ha andare bene a tempo
ritmare convintamente in tutte le salse etniche,
mentre ci si scanna per il petrolio nel sud del Sudan
senza mettere in discussione la sete di benzina
dell’Occidente?
Che cos’è questa farsa multiculturale
quando si sa benissimo che
non si vive di percussioni e bacchette?Specie ora che tra l’altro abbiamo capito,
dopo il terremoto di Haiti,
che le catastrofi muovono più a compassione
se non sono causate dagli uomini
(non occorre neanche sborsare
i soldi necessari per la distruzione…).

Il nostro modo di vedere,
la presunzione, il protagonismo,
l’emulazione, la spietata concorrenza,
non vengono minimamente messi in discussione.
Si chiede clemenza agli stessi governi
che hanno incentivato
direttamente o indirettamente
questo scempio.
E così in Sudan, come altrove,
potranno, indisturbati, continuare
a morire ammazzati…


Il calendario 2010 di ‘Tutti giù per Terra!’ | scaricalo GRATIS!


Il calendario è in formato .doc ed è predisposto per la stampa.
Clicca sulle immagini o scaricalo da qui:
CALENDARIO 2010 "Tutti giù per Terra!" (20Mb) – FREE DOWNLOAD

Qui è invece disponibile una versione light da desktop (1,3 Mb) con le JPG dei vari mesi.


Videocronaca del No-B day | contiene 3 domande ad Ezio Mauro

La videocronaca delle mie impressioni al No-B day… Giornata di una moltitudine caotica e politicamente non rappresentata (animata in alcuni casi anche da basse pulsioni giacobine)… Amaro segno dei tempi bui e senza idee che viviamo… La gente stufa di B. e del berlusconismo era tanta e questo fa piacere. Tanti corpi. La massa. Gnu in transumanza ideologica. E gioventù inafferrabile… gioiosamente trasversale.
Estranea (o quasi) a chi ha il diritto di parola dal palco.
Non è più tempo di chiedere più soldi (anche se è una tentazione irresistibile…“THAT’S WHAT I WANT!”, cantano gli Avengers all’inizio del video), giustizia, lavoro, democrazia… Il sistema è malato. Drogato da una mercificazione capillare e globale… del regno minerale, vegetale e animale. Bisogna inventarsi qualcos’altro… E che la smettano di parlare di “riforme” da fare necessariamente, quando in realtà, con questa parola, si intende completare lo sfascio neo-liberista della cosa pubblica, del welfare e della società… Occorre calma, responsabilità e riflessione. Delegare il meno possibile. Meno scemenze. Meno rancore.

Dis-credito (capire il cui prodest di ogni azione, parola o cosa e regolarsi di conseguenza)… Non: celebrazioni degli “eroi”, dei martiri civili o entusiasmi patriottardi in difesa di una Costituzione sacralizzata e intoccabile.

Per il resto si può in buona parte essere d’accordo con le analisi di

Francesco Raparelli di Global ProjectPS.: Il colore viola mi ha ricordato quello delle occupazioni dell’87 all’università di Bari (lì vi era l’ambiguità dell’invito a violare, “vìola”… Anche se avrei proposto l’arancione visto che ha portato bene alla rivolta popolare di Rajoelina in Madagascar ed è un colore più vivace…).

E ancora… Basta con lo slogan: “Fuori la mafia dallo stato!”… Non vorremmo mica che le istituzioni si svuotino!… Con ciò voglio dire che la mafia non è cosa così diversa dallo stato. E’ solo un esercizio non convenzionale del potere… come quello dei servizi segreti e delle riunioni (cene, incontri informali di politici, di good fellas, meeting di lobby, ecc…) fuori dai luoghi deputati (es.: il “Parlamento”). Nel capitalismo il “gioco sporco” è implicito. La sua posta in gioco è prevaricare, rastrellare il lavoro vivo altrui, fregare il prossimo, con l’inganno (e se non vi si riesce, con la forza…), non essere delle mammolette, mi pare… E uno stato capitalista non può non ricorrere di tanto in tanto ai proverbiali “estremi rimedi”, coperto dalla sua spettacolare apparenza democratica…



Agonia e suicidio di una formica rossa…

…per protestare contro la sua trasformazione in pixel di una ripresa in High Definition (HD).



Pur nella morte infatti, quella formica trovò le forze per gettarsi da un gradino, scomparendo così alla vista di una videocamera crudele e forse persino compiaciuta… come il “turismo di guerra” che osserva da terrazze i territori di Gaza, per assistere all’azione dei cecchini israeliani contro l’inerme popolazione palestinese.

Di chi è la responsabilità di questa tecnologia che ci rende indifferenti alla realtà, insensibili all’altrui sofferenza? La morte in HD è forse meno “mortale”?

Quel che volevo dire l’avevo già scritto in una poesia della raccolta “L’apocalisse” (ormai introvabile per la tiratura limitata e perché le copie andarono letteralmente a ruba):


IL CICLO DELLA VITA

Erbivoro distratto,

col tuo zoccolo

hai distrutto

un formicaio.


Con questa poesiola volevo evidenziare come vi sia ineluttabilmente, tra i viventi, un destino sanguinante, in perdita… e non un armonico e fasullo “cerchio della vita”… Per me vi è più che altro una spirale centrifuga

Perdiamo tutto, sempre e comunque

(salvo accogliere il movimento,

il -getto che mette in moto

il vortice delle forme

e della loro dissoluzione).


Siate una galassia.

Abdicate alla vostra sovranità e siate responsabili(*).

________________________

(*) “capaci di rispondere”, con parole e azioni, a voi e agli altri…


Scarpe diem – ovvero la Rieducazione di un Selvaggio (DVD)

Su YouTube il video completo!

Scarpe Diem (DVD)Trattasi del mio primo DVD (della durata di 28 minuti), cui verosimilmente ne seguirà un secondo, come sceneggiatore, regista, attore, operatore, tecnico audio, addetto al montaggio, autore delle musiche, ecc… girato in due giorni (“E si vede!”, qualcuno potrebbe giustamente dire…) con il grande Ugo Innamorati, amico e attore, nonché, per alcuni eretici, anche una sorta di divinità, come ho già raccontato in altri postLa trama del video è pressoché questa:
“Un Finanziere, il commendator Filippi (interpretato da Ugo Innamorati), perde la memoria e fugge via verso il bosco, inselvatichendosi.
Ritrovato dopo diverso tempo, dovrà reimparare i modi del vivere civile, aiutato nell’arduo compito da un misterioso Educatore (interpretato da Valerio Mele), del tutto identico al suo maggiordomo Porfirio, che si fa chiamare Jean Jacques e che lo ribattezzerà col nome di Emile.
Ma nonostante gli sforzi, qualcosa non va come dovrebbe…”.


Sul sito dei Supersenior, c’è anche una recensione di Nicola Giudetti.

Scarpe Diem (copertina DVD)E’ una sorta di parodia trash, grottesca e un po’ naif dell’Emile, la celebre novella pedagogico-filosofica alquanto insopportabile, di Jean Jacques Rousseau… Qui, anziché essere un bambino, Emile è grande e grosso e non approda alla civiltà dopo un lungo tirocinio a contatto con la Natura, ma compie il percorso inverso. Tutto il contrario di un individuo mite e naturalmente incline alla virtù, egli cerca l’isolamento non per migliorarsi, ma per una sorta di felice, quanto motivato, rifiuto del Mondo e dei suoi grossolani inganni, sintetizzabile appunto nel grido di battaglia: “Scarpe diem!“.
(L’idea è nata anche dal lancio di scarpe da parte di quel famoso giornalista iracheno…).
Su YouTube è possibile vedere l’intero video
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