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A proposito di french & italian theory

Nei contenitori approssimativi di “french theory” e “italian theory” quello che non va è sia la determinazione nazionale (“french” o “italian”, comunque declinata all’angloamericana, vista cioè da quell’angolazione) che la “theory”, la processione, la passerella, la sfilata di pensieri… belle analisi (e neanche tanto) ma (che rendono) incapaci di una costruzione pratica (o, più semplicemente, di una prassi qualsiasi) che abbia un senso indipendente dal sistema vigente (che nutre e si serve sapientemente e ferocemente anche del pensiero opposto ai propri interessi… compreso quello della french o italian theory). Io ammiro invece la capacità degli “americani” di pensare e progettare strategicamente la complessità… (guarda un po’ che ti dico!…). Non mi piacciono chiaramente le premesse “cristiane” di quella strategia totalitaria da “glory, glory, hallelujah” (che ingloba la violenza del sacrificio, in ogni aspetto della vita e della visione del mondo), ma non si può non fare chapeau di fronte ad una simile tremenda efficacia… Loro ci insegnano che non è possibile trascurare nessun aspetto… che non ci si può limitare all’economia o all’ideologia… infatti hanno costruito per ogni disposizione umana un dispositivo… che, in ciascun caso, riconferma e generalizza la santità della proprietà, della violenza individuale ed universale… anche contro l’identità e i suoi software collaterali (Amore, Libertà, ecc… che i “soci” devono continuare ad avvertire come “naturali” e come le sole cose che contano…). Il “figlio di puttana” (“rovinare i propri amici è la regola numero uno”) non ha ideologia… crea (e detta) le condizioni perché vi sia quella che più gioca a suo favore… costruisce contenitori di contenitori (es.: navi, treni, ecc… con container… ma anche scuole, con classi, con libri, con studenti che diventano figli quando sono nel contenitore-famiglia, ecc… e finanziamenti, database, centrali energetiche, che inscrivono il tutto… questa totalità dall’esistenza probabile fatta statisticamente, equivalentemente e generalmente di bei rapporti sociali tra individui che si vendono, si alleano, si succedono e si replicano, al di qua di un filo spinato e con le armi del loro o dell’altrui fortino perennemente puntate contro… anche se si fa finta di niente, per non farsi troppo ribrezzo).  Mai ci fu un padrone più servo o un servo più padrone. E, a cascata o per contagio, in quanto più o meno consapevolmente assediati o in ostaggio, lo siamo diventati un po’ tutti…


PS: Un erede di quella bizzarra scuola (mi riferisco alla french…), come l’equilibrista e clownesco (“universalista”, pseudo-hegeliano, leninista!…) Žižek provò a spingere l’idea degli “organi senza corpo (OsC)” in polemica con certe stagnazioni dello schizofrenico ed artaudiano “corpo senza organi (CsO)”, divenuto una delle figure predilette dal duo Deleuze-Guattari, che vi avevano montato su nientemeno che macchine desideranti!… A dispetto di certi amanti del corpo pieno, continuo a preferire quell’impensabile aborto concettuale freudiano che fu la pulsione di morte (con il Lyotard della “circonversione” e la Kristeva del “soggetto zerologico”) e le sue vitalissime pulsazioni ritmiche, le sue forme insensate quanto apollinee, “barocche”, il -getto, il futuro, ecc… la relazione che spezzetta, divide i sog-getti senza individuarli… di-vergente, di-vertente, munista, de-capitalizzata, de-centralizzata, ecc… (le cose, tra l’altro, sarebbero molto più semplici di quanto sembrino a parole… ma va bene così, per ora…).


Due esempi di “jeune-fille”

PRIMO ESEMPIO (Nadezda delle Pussy Riot)

“Maschere di de-individualizzazione, di anonimato liberatorio. […] È il sacro dovere di tutti noi evitare che le coraggiose persone che compongono le Pussy Riot non debbano pagare sulla loro pelle il prezzo del loro diventare un simbolo globale.”

(Slavoj Žižek)

Tutti sensibili, Žižek compreso, alla meglio gioventù (purché lontana) che rischia di pagare per diventare un simbolo… (che è un po’ quello che facciamo tutti noi! quando giochiamo/recitiamo – ambiguità presente per esempio nel termine inglese “play” – un ruolo d’attore sociale qualsiasi!… dagli Anonymous alle Pussy Riot, dai banchieri agli impiegati, ai tassisti, ai pizzicagnoli… C’è qualcosa che non va in ciò che circonda questa brutta vicenda).
Inoltre non tutt* gli/le arrestat* per reati d’opinione, blasfemia o associazione, in giro per l’Europa e nel mondo, sono di bell’aspetto come Nadezda, per esempio… (su cui si è concentrata l’attenzione morbosissima dei media… al punto che, se dovessero essere liberate, una loro tournée mondiale magari sbancherebbe… ma non credo proprio che cedano a tentazioni commerciali idiote come quelle che sono state proposte, considerando le loro idee… Tutti gli altri detenuti politici – anche in Italia – invece, si fotteranno e basta… senza proclami in inglese e manifestazioni di alcun genere… è anche questo che non mi torna: la non consapevolezza che non c’è un regime dispotico solo in Russia… anche in Italia ci sono evidentissime tracce di repressione preventiva o su nessuna base reale, basate su  leggi fasciste, e comunque tutte supportate da una folla incredibile di giornalisti-servi, che nessuno o quasi osa additare a pubblico ludibrio o criticare… appunto perché viviamo anche noi in un regime, in cui l’auto-censura performa anche meglio della dura repressione vecchia maniera… A rigore da noi la repressione s’è fatta più furba… e neanche consente la “via di fuga” di diventare star mediatiche, dei “natural born killers”simboli, nuova merce da immettere sul mercato “alternativo”… si narra, al limite, di inimitabili, enigmatiche e molto circoscritte istallazioni artistiche come “Il ragazzo con la pala”, “Il ragazzo con l’estintore”, ecc… o nella maggior parte dei casi non se ne parla affatto e si preferisce far marcire in galera…).

Ecco qui per esempio uno scatto mediaticamente perfetto (e conforme paradossalmente con quanto richiesto dalla società della jeune-fille)…

In quello sguardo ci leggo anche uno lampo di gioia, orgoglio e consapevolezza di amplificare enormemente il gesto del pugno alzato (in risonanza storica con la scritta da anarchica spagnola del 1936 sulla maglietta e in contrasto con decenni di un ormai lontano passato di burocratico pugno alzato sovietico) alla vista dei fotografi. Nonché una certa tristezza e preoccupazione per il processo in corso… che forse le farà pagare tre anni della sua giovane vita [ndr: alla fine saranno 2 anni, ma in un gulag in Mordovia, a 1.000 km da Mosca]… davvero un’enormità per aver cantato in chiesa una canzone punk contro Putin…

Dunque: Libere/i tutte/i!


SECONDO ESEMPIO (Alice di “Resident Evil” ovvero Milla Jovovich)

“As I got stronger, the human race became weaker”

“Mentre diventavo più forte, la razza umana diventava più debole”
(Alice di “Resident Evil”).

Il trionfo globale della jeune-fille (clonabile, replicabile, invincibile, attraente)… il complesso militare-industriale, bio-tecnologico, pienamente dispiegato a difesa della merce (che è) produce “morti viventi” (consumatori della “merce su due gambe” che sono, ecc…). Ed appare spettacolarmente sia come malattia che come cura (salvezza, “sicurezza”, ecc…) inestricabilmente e schizofrenicamente combinati tra loro… un pharmakon (veleno-cura)…
Ci tengono a sembrare intellettuali à la page questi americani… Se moriremo a causa dei loro deliri, moriremo secondo un criterio estetico francese, post-moderno, raffinato… très jolie, charmant… riletto dal loro spirito di bifolchi armati con il gusto pacchiano degli effetti speciali (come dei “corpi speciali”, noti anche da noi…).
Ma a guardar meglio i lineamenti di Milla sono “unni”… sanno di steppe asiatiche, nomadismi fatali… come quelli che attraversano questa vecchia “civiltà” in declino… L’impero ha sempre cercato di sussumere i suoi barbari… non vuole fare la fine di Roma… eventualmente si trasformerebbe in saccheggiatore anti-imperialista, pur di trasmettere il suo patrimonio (il gene, il meme, il seme, ecc… del capitalismo).