videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Dividualismo e diritto internazionale

Il diritto internazionale deciderebbe dello stato d’eccezione dell’eccezione. Nasce in negativo, a partire da atti violenti (militari) e per legittimare nuovi atti violenti (militari). È la tautologia della violenza tra le nazioni. Può esistere un diritto alla guerra quando la guerra è la violazione di quello stesso diritto? una “guerra giusta”, come la chiamò Obama nel discorso che tenne in occasione del suo immeritatissimo “premio Nobel per la pace” (tramutatasi nel tempo in diritto di ingerire negli affari interni di qualsiasi stato o individuo, in sorveglianza e spionaggio a 360 gradi, in strategie “light footprint” di condizionamento e destabilizzazione di stati poco collaborativi e nel diritto di uccidere chiunque e ovunque nel mondo, mantenendo un rapporto formale di non belligeranza tra stati)? Chi sostiene i “diritti umani” non sono forse le stesse nazioni che hanno posto delle norme per legittimare la loro violazione di quei diritti? Chi può stabilire se una guerra sia legittima o illegale se non vi è un terzo giudicante neutrale (o, meglio, un arbitro imparziale più potente delle nazioni, un governo mondiale, una costituzione mondiale,  invece di un insieme di consuetudini messe su appositamente per essere violate…)?
Tutto questo farsi guerra tra nazioni fino ad ora sembra che sia la premessa logica di un futuro paranoide governo mondiale… della perfetta distopia totalitaria, della violenza sistematica globalmente dispiegata.
Ci si dovrebbe decostituire come eccezione dell’eccezione dell’eccezione. E dato che i soggetti del diritto internazionale sembrano essere gli “individui”… il primo passo sarebbe quello di decostituirsi da individui in dividui.

Individuare delle comunità (prevalentemente su basi nazionalistiche, etniche – termine politicamente corretto per “razziali” – e religiose) per riunirle in continenti-contenitori da inglobare ulteriormente, come in una matrioska, sembra essere il loro gioco. Estendere l’appropriazione e la privazione (regolata per es. dai vari diritti privati) universalmente… (internazionalmente non basta).

una foto scattata da Milla Jovovich, presumibilmente nella cameretta di sua figlia

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5 Risposte

  1. 14/03/2014

    L’impressione è che il “mondo” (o, meglio, il suo equivalente universale) stia affondando inesorabilmente. Ad ogni modo sono tutti molto ben armati… per evitare che il gioco di rimpiazzarlo con titoli equivalenti della realtà finisca. Sanno come eccitare gli animi e gli atomi, all’occorrenza.

    L’ANSA mostra la “furbizia” imperialista (per conto terzi…) di chi cerca il suo “spazio vitale” espandendosi ad est con lo stesso criterio dell’annessione della DDR rischiando di mandare in fumo contratti miliardari per le forniture di gas di mezza Europa… (dove non riuscì Hitler e Napoleone…):

    – La grande mediatrice Merkel aveva messo in chiaro: senza segnali concreti sulla crisi Ucraina, siamo pronti lunedì a passare al secondo livello, con misure economiche che danneggeranno innanzitutto la Russia. Mosca reagisce subito: “Risponderemo con decisioni simmetriche”.

    (…si sottintende “alla guerra asimmetrica”).

    Sempre l’ANSA, molto morbida con la Merkel dipinta quasi come una zia benevola:
    Ci sarà da “tenere il fiato sospeso a lungo”, ma “un conflitto militare non è una opzione – ha scandito Frau Merkel – lo dico ha chi ha paura e ansia in queste ore”.

    Ma no… ma dai…

    Ciò conferma la natura individuale del diritto internazionale… Non si dichiara più guerra, ma si interviene con gli eserciti per “difendere” singoli “cittadini” (o categorie di questi, prese per l’etnia, la lingua o la religione predilette… meno volentieri per nazionalità, che porterebbe a scontri old style). E’ la “rottura della simmetria” dei conflitti (analogamente a quanto si sente dire in “meccanica quantistica” a proposito della materia).

    La nota poesia di William Blake stampata da lui stesso...

    21/03/2014

    Mi piacciono questi “espropri proletari” su larga scala… (in realtà è una specie di saccheggio 2.0… in concreto, al di là delle cazzate sulla legalità eretta a partire dall’ossimoro “diritto internazionale”, l'”Occidente” è questo…).

    (Ovviamente anche l'”Oriente” è la stessa cosa).

    27 marzo 2014 alle 19:03

  2. La trasgressione di una legge ne esalta l’intensità. La pratica di una regola non scritta, non pubblica, elide quella legge.

    Anche se, più che altro, sono gli stessi stati che elidono (o eludono) le loro leggi per poter “funzionare” (es.: tramite i servizi segreti, le organizzazioni criminali, ecc).

    Non potremmo iniziarci a cose come i misteri eleusini, perché ci verrebbe da ridere… per ora mi limito a fare il cosplayer di Valerio Mele in un gioco che ancora non c’è e le cui regole sono orali, misteriose e piuttosto incerte.

    Viviamo già come nei campi elisi (…dal verbo “elidere”).

    27 marzo 2014 alle 19:29

  3. Enlarge Plato’s penis

    (Dopo la chiusura di Twitter da parte di Erdogan… e le voci che si levano contro la sua censura).

    Inseriranno tra i “diritti umani” anche il diritto a Twitter?

    Qualora ci chiudessero tutti questi social network, dovrebbero comunque sondaggiare per sapere che pesci prendere… è molto più difficile governare e comandare senza sapere cosa c’è sotto, cosa vuole, desidera e come si riproduce il capitale umano… Ciò che sembra un diritto umano appare sempre più come un diritto di produrre l’umano a regola e misura di Legge… l’ὀρθότης platonica del cazzo… ciò che è giusto e appropriato all’occhio cieco della sua cippa filosofica… sempre un pochino “di più” di quel che è… con vari trucchetti penosi…

    27 marzo 2014 alle 19:46

  4. Pingback: Volano gli stracci… | Valerio Mele

  5. Da un certo punto in poi la “comunità” è diventata “comunicazione” (è più facile controllare e modificare dei segni che delle persone… che comunque sono segni, solo più “incarnati” in un impasto complesso e stratificato di segni).

    Quello che è da cambiare è probabilmente la modalità della produzione, dello scambio e del consumo di segni.
    La comunità in “munità”, la comunicazione in “municazione”.
    Impedire la sussunzione categoriale del senso e del sensibile. Fare guerra alle categorie.

    – Aristotele, Kant… siete circondati!

    22 luglio 2014 alle 01:06

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