videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

Padella o brace?

Ma se l’Italia si dice sia fondata sul Lavoro, perché mai non dovrebbe esserlo sulla prostituzione, che è un po’ la stessa cosa? Cosa ci sarebbe di etico e morale nel vendere a rate la propria vita e funzioni del proprio corpo mediante salario o matrimonio, rispetto al fugace rapporto prostitutivo (che comunque non sostengo)?
Più in generale in questo Paese (tendenzialmente feudale, mafioso, familista, clientelare…) qualsiasi impresa (prostitutiva per definizione) viene ostacolata in tutti i modi, come se non dipendessimo dalla distribuzione delle plusvalenze di lavoro (se non denaro) morto in regime di economia capitalista. E’ un Paese schizofrenico e schizogeno… un carcere preventivo di massa. Questa presunzione di colpevolezza dell’evasore (ormai diffusa, con potenti campagne virali, come un contagio tra le orde di coglioni e stronzi che chiamano “società civile”, “cittadini”, “popolo sovrano”, che ha portato per esempio a invenzioni demenziali come gli studi di settore per l’anticipo dell’IVA) è assurda… A queste condizioni di salasso, può guadagnare (forse) solo chi di soldi ne ha già in abbondanza… Chi ha fatto fallire la sola, del tutto apparente, via di fuga che hanno propagandato per decenni per poi di fatto impedirla (la cosiddetta “auto-imprenditorialità“, la pratica oscena dell'”inventarsi un lavoro”, che poteva liberare i prostituti per lo meno dalle angherie dei papponi di turno, per lasciare che la violenza del rapporto sociale di sfruttamento si distribuisse in modo omeopatico, psichico…) sono i fan delle tasse, dello Stato, del Meta-stato dell’Euro(pa)… e del Mercato, da quello contenuto, condizionato e militarmente difeso… che inevitabilmente, demenzialmente e ferocemente, genera concentrazioni, monopoli e altre decorative merdate imperiali.

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Una Risposta

  1. (Si parlava della non neutralità del giocarsi a dadi il pluslavoro altrui in Borsa e delle sue ripercussioni sulla realtà… e del fatto che anche ai tempi dei faraoni c’era chi sgobbava e chi no…).
    Un mio amico dice: “E’ sempre stato così”.
    Credo che naturalizzare fattori culturali, anche se dall’apparenza antropologica, non esima dal cercare un modo per slogare il dispositivo che produce certi comportamenti… essendo noi stessi un prodotto, se non una merce… e spesso sono frasi che si dicono per giustificare comportamenti non proprio eticamente corretti.
    In genere si aggiunge il mimetico: “Lo fanno tutti… lo faccio pure io”.

    Si scagli pure la prima pietra… credo che siamo tutti compromessi… quasi per forza, se non per scelta… “quasi”…
    Si è in un vicolo cieco, non si può fare altrimenti, se parallelamente a quello che gli odiosi rapporti sociali prospettano, non si compie ogni volta l’immane sforzo di relativizzare l’attuale passaggio storico e cambiare paradigma e coordinate mentali… a partire da se stessi (il solo campo d’azione per cui non si deve chiedere permesso) e possibilmente inventando nuovi strumenti e nuove prassi per scardinare certi meccanismi.

    E ad ogni modo “giocare” in Borsa (ovvero lavorare per qualche ora davanti a dei grafici, come se si fosse in un videogame), “campare per scommessa”, è più in linea coi tempi, rispetto a qualsiasi altra attività lavorativa… che sembra diventare ogni giorno più inutile, rarefatta e fuori dalla realtà dell’attuale demenziale produzione di valore. Qui in Italia per esempio si è davvero troppo ignoranti in materia… troppo ipocritamente francescani… è malattia, decadenza… come tutto quello che ha che fare con Cristo e la Mamma (questa tremenda e potentissima religione pagana ancora così diffusa nel Mediterraneo…).

    9 novembre 2013 alle 13:25

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