videomaker, fotografo, musicista e sound-designer

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Inumanisti

copertina del reportage

…non condivido affatto queste usanze barbare di seppellire i defunti… né quella di porre lapidi, identità fittizie, scolpite sulla pietra come se dovessero durare per sempre, labili memorie kitsch di corpi che, nel frattempo, nella realtà, si decompongono e si sbriciolano rinchiusi in contentitori… come i vivi nelle loro case, nelle loro auto… Nomi, identità, contenitori… questo chiamano “civiltà” gli “inumanisti”… quelli che si aspettano che lieviti, risorga qualche surplus (o surpus) di vita dal liquame ben conservato delle loro anime…

Cristiano Mancini, Arcimboldo pop della materia invisibile.

In questo video, il mio reportage di una mostra a casa di un talentuoso pittore, che, sperimentando la sua arte in un angolo incantato della campagna velletrana (o “veliterna” che dir si voglia), si muove tra figurazioni astratte, ben delineate e coloratissime, che si animano sulla tela come moltitudini di singolarità che distruggono, corrodono, le identità tassonomiche di animali a rischio d’estinzione, creature mitologiche e veri e propri mostriciattoli… feroci e giocose parodie delle rassicuranti iconizzazioni cui certi cartoni animati (giapponesi, per lo più) ci hanno abituato negli ultimi decenni. Corrosione delle identità (che presumono) normalizzanti dunque, ma senza drammaticità, giocando piuttosto con le forme al punto tale da rendere indistinguibili se non per vaghe allusioni i soggetti/oggetti rappresentati… Sono piedi? occhi? fantasmini? gocce? bolle? fluidi? L’allegra psicosi che devasta le identità dell’illuministico quadrillage (inquadrate perfettamente o quasi dalla forma quadro) e che irride le tavole di Linneo, non arriva subito all’osservatore… Sono opere che sedimentano, alterano la “normale” percezione dei segni, rassicurano dell’instabilità del tutto… decorano lo sfacelo con gioia. Avanti così. Pattern decorativi caoticamente e armonicamente insieme per sorprendenti affinità e contrappunti cromatici. Senza rumore, tagli o graffi… Arcimboldo pop della materia invisibile. Dividui negli individui che si moltiplicano a dismisura, incomprensibili ai più, per ora… ma non per molto… La bella costruzione di linee e colori di Cristiano è in quelle “forme di vita”, pronte ad esplodere ovunque e gioiosamente in superficie, che la contemporaneità si ostina a negare.

PS: Si è mangiato benissimo al buffet… Memorabile il rustico della zia della ragazza di Cristiano!

Tutti i dettagli su questa pagina Facebook.

“Ogni promessa è debito” | un’esegesi eretica.

 

- Ti prometto che avrai un’identità, che sarai un individuo, una persona anche tu! ma sappi che, se non vi riuscirai (o se vorrai riuscirvi), dovrai contrarre un debito col signore (un qualsiasi signore, anche anonimo e in formato meccanico, digitale…) e non sarai degno di lui finché, proprio come una puttana nigeriana, non l’avrai estinto!

Così dice il padre delle moltitudini, l’Abrhamo maledetto… Peccato che il debito sia strutturato in modo da non estinguersi mai, dato che si tratta della potentissima evocazione del fantasma del valore. “Perché io valgo”… come il salvato dalle acque… acque che tutto mescolano (e che comunque fertilizzerebbero…), che vanno separate con simboli fallici eretti ad ogni pie’ sospinto (il bastone-serpente di Mosè, la colonna di fuoco durante l’esodo, ecc…), per portare gli esuli, i fantasmi del valore, nella “terra promessa” (il Denaro, la terra fantasma di un promessa mai mantenuta ).

Passeranno decenni prima che si estenda e sia comprensibile a molti la critica (non solo quella, più “tradizionale”, dell’identità e dell’universalismo, ma anche) dei processi di individuazione e del concetto (così poco di-vertente) di individuo… o che la Persona sia presa per il simulacro (la menzogna tattica) che è: il maledetto Terzo (che sovrasta con violenza l’incertezza inquantificabile dell’io-tu, delle relazioni senza vertice), il Denaro, l’equivalente generale di tutte le cose (anche profeticamente) mercificabili… il linguaggio che continuiamo a balbettare come scimmie estraendo un po’ più di senso, un po’ più di sperma (o di squirting, di eiaculazione fantasma) di quanto si possa sopportare… Più probabilmente parliamo di piscio, sangue e merda. Consumo, scarti, morti.

Elogio del divorzio

…considerazioni che potrebbero seguire a Per l’abolizione del matrimonio.

Il matrimonio non ha niente a che fare con l’amore, ma solo col patrimonio e con i figli cui si intende trasmetterlo. Successioni… sono “cose che succedono”… nessuna ierogamia o congiunzione astrale o cerimonia di “personae” può pretendere di nasconderne il contenuto reale. È il tentativo malriuscito di naturalizzare un rapporto sociale, tra soci, un rapporto economico-politico, giuridico, benedetto dalla legge. È la violenza della legge sui corpi, che può più o meno essere interiorizzata: prostituzione a vita, come modello di tutte le altre prostituzioni. Nulla a che fare con il “di-vorzio”, che, etimologicamente, viene dal latino “di-“ + “vertere” (=allontanarsi in altra direzione)… che intenderei anche come “di-vertimento”, di-versità, di-versione, ecc… Dunque oltre ad essere contro l’istituzione del matrimonio, sono decisamente a favore del divorzio, anche se non si è sposati. Il “di-vorzio” è una condizione esistenziale che ci accompagna a vita: ci si separa dal seno materno con un rigurgito, con re-pulsione… e si procede così fino alla morte (quando è la vita stessa a divenire re-pellente), per scarti successivi, diversioni frattali, come l’asina di Balaam, ma senza bisogno di angeli o demoni che si mettano di traverso. Non c’è una linea retta, divina.
La massa è finita. Andate a zig-zag.

Se divenissimo un gas, agitato dal moto browniano dei suoi atomi, solo la musica potrebbe modularci. Lievi pressioni, seguite da movimenti elastici… onde… Nessun principio, nessuna fine. Io sòno

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Metonimie

Le “cose”, si sa, si capiscono solo alla fine. Perché non ribaltare queste “cose”, capendole sin dall’inizio, scambiando il futuro con il presente-passato, gli effetti con le cause?

 Intermezzo di metafore

Nel frattempo le “bombe d’acqua” e i “mostri in prima pagina” del mainstream servono solo a nascondere, per esempio, la pioggia di bombe in est Ucraina (e prossimamente in Iraq) e i mostri tutti interni alle coscienze occidentali… a cominciare da quelle dei “padri di famiglia” in crisi (psicotico-economica) o di altri agenti sociali, individui colti da raptus “meteorologici” che sembrano accadere per destino, non perché siano i semplici esecutori semi-umani di una macchina di sterminio.

Economia degli affetti (un’allitterazione e un ossimoro)

Mi chiedo (tra norma e libertà, tra formalità e informalità, tra rapporto e relazione, tra immaginario e simbolico) se sia possibile distinguere tra affetti e affettazione
Forse è meglio assecondare (solo tatticamente) la tendenza sociale ad essere affettati, ad essere degli attori… lasciar parlare il calcolo (lo stretto indispensabile… solo per meglio dissimulare l’incalcolabile, la dismisura di relazioni assolute, senza vincoli… quelle che nessuno degli androidi in giro capirebbe o ci consentirebbe di praticare pacificamente… e che dovremmo imparare, intelligentemente e strategicamente a progettare, moltiplicare, modulare…).

Barriere coralline

Non abbiamo bisogno di istruzione, educazione, scolarizzazione, colonizzazione, alfabetizzazione, ammaestramenti, ordini, ammonimenti, controlli, quanto di capire, intuire, sapere, annusare, ascoltare… Il disCRImine tra i due insiemi di termini è il CRInale della CRItica, che separa (in modo, ahimè, conflittuale e ambivalente) ciò che è istruzione (fondamentalmente militare o militarizzata), da ciò che può LIBerare la LIBido delle intensità inespresse (purché già complesse, regolate, modulate, giocabili, dividuali), contro il carcere sociale (totalitario, umanista, universalista, identitario, ecc…). Il crinale della critica è però effetto di conflitti magmatici, che fondono le convinzioni e le convenzioni più pietrificate, esponendole a sollecitazioni telluriche che le frantumano, sottoponendole a pressioni inimmaginabili e a influenze cosmiche del tutto invisibili per chi ha memoria troppo corta, come gli umani… che si accorgono di tutto ciò che si AGita e AGisce nell’AGone sotto i loro piedi solo quando, di tanto in tanto, erompe in eruzioni vulcaniche, che accelerano, sempre troppo poco per una vita media, il mutare del paesaggio, dell’habitat dei loro habitus… o quando dei corpi celesti, più di rado, precipitano al suolo, devastando questo mondo del tutto o quasi.
Nel breve, si può giusto contare sull’erosione e sulle nicchie, sul moltiplicarsi delle bolle invaginate in superficie o in profondità… (ma anche sulle loro trivellazioni, gallerie, sostanze inquinanti, radioattive… sulla loro idiozia e autodistruzione, sulla crescita esponenziale di “lavoro morto” e “denaro morto”, che dovrà pur avere un limite, quando farà danni tali che si dovrà auto-squalificare prima di cedere definitivamente il passo, di liberare le bolle, le nicchie della loro costruzione bacata, senza che le macerie impediscano ad altri di vivere…).

zoanthus

La speranza è l’ultima a morire (purtroppo…)

Chi di speranza vive, disperato muore
(mio nonno)

La peggiore delle attitudini umane, la droga più potente… quella che fa avere le traveggole, fa credere alle allucinazioni, sbilancia la realtà verso un solo lato, la fa collassare verso un centro che non c’è… cerca di porre fine a qualcosa che fine non ha… è solo una funzione del tempo in cui sono immersi i viventi, l’attitudine ad una falsa preveggenza, che prevede, individua, solo il presente-passato, predestina tutti ad un destino miserabile di imbecillità generalizzata, cancella il futuro, invece di accoglierlo… Saremo sempre senza speranza, disperati. Possiamo giusto avere una certa grazia, frattale, geometrica, simmetrica… avendo dentro al contempo la disgrazia, la distruzione delle forme, il caos, l’asimmetria.

A-venirei -getti nei sog-getti e negli og-getti… variamente condensati, rappresi nel fondo del vaso di Pandora.

- Fuggi, fuggi, Speranza…

P.S.: Inventeremo una nuova lingua fatta di lacrime, che chiameremo “desperanto”.

To be a roll and not to rock

…ma potrebbe anche intitolarsi: unstabilized vs steady.

Esse est percipi aut percipere.
 (George Berkeley)

A proposito di visione periferica, cui si accenna oltre: fissando uno dei quattro punti arancioni, dopo pochi secondi, gli altri scompariranno dalla vostra vista.
Questo perché la visione periferica non è in grado di rilevare molti dettagli e predilige il catturare il movimento.

Facciamo così… cambiamo titolo…

FUORI QUADRO

Sono le nostre percezioni a non avere uno scorrimento verso il basso (eccetto quando stiamo cadendo) o un oscillazione nell’interpretazione neurologica delle percezioni così repentina come nelle riprese “mosse” e nel montaggio frenetico (massimo un secondo prima del taglio successivo) di tanti film d’azione, per esempio… Queste due variabili (blogroll o riprese “mosse”) dipendono solo dal quadro (il frame che incasella, cataloga e scherma tutto il resto). Basterebbe rompere con le cornici e i frame, esercitare diversamente e consapevolmente la vista, per liberarsi di questo condizionamento cognitivo. O sviluppare strumenti meno compatibili con l’ideologia dominante.

Perché “su” dovrebbe essere più cosciente, aggiornato, presente, attuale? mentre “giù” è il luogo della memoria, della dimenticanza, delle tracce che (si) cancellano? Perché quando mi sveglio ho la netta impressione di riemergere e, al contrario, quando mi addormento, mi sembra di sprofondare nel sonno? Mi pare un po’ limitante… non sono un sub-iectum.
Perché oscillazioni repentine e tagli continui del flusso percettivo dovrebbero comportare concitazione, surplus emotivo, ecc.? Tutto ciò avviene nella realtà continuamente, ma l’assenza di quadro, quando non stiamo davanti ad uno schermo, rende  molto meno preoccupanti certi movimenti precari e incerti (come anche la cecità intermittente dovuta alle saccadi…).

Dunque, relax

P.S.: La tecnologia attuale (sempre attenta a prevenire e sussumere il possibile sovvertimento dei suoi paradigmi e dei suoi programmi) tende ad estendersi al di là della cornice e del quadro (o estendere il concetto di frame per meglio mascherarlo) con i nuovi schermi avvolgibili, che potenzialmente avvolgono lo spettatore a 360° costringendolo ad una visione sempre più simulata della realtà (così non sfugge neanche la visione periferica!)… Ancora più spinta l’idea totalmente spettrale delle teleconferenze con ologrammi… e del molto probabile  sesso con ologrammi prossimo venturo…

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